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TAR Sicilia - Sezione I - Sentenza n. 788 del 06/05/2004
Al vigile distratto interdetto l'uso delle armi dal Prefetto

Al vigile distratto interdetto l'uso delle armi dal prefetto

TAR della Sicilia, Sezione Prima,  Sentenza n. 788 del 06/05/2004

       

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

      Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione Prima,  ha pronunciato la seguente

S E N T E N Z A

sul ricorso n. 1054/1998 proposto da ****, rappresentato e difeso dall'Avv. **** ed elettivamente domiciliato presso lo studio dello  stesso, sito in ****;

contro

la Prefettura di Palermo, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso ex lege dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo, presso i cui uffici, siti in ****, é domiciliato ope legis;

per l'annullamento previa sospensiva

- del decreto del Prefetto di Palermo prot. n. 5057 del 17.1.1998, con il quale è stato fatto divieto al ricorrente di detenere armi e munizioni nonché è stato imposto di cedere a terzi non conviventi le armi di cui sia proprietario attualmente in suo possesso;

- nonché di ogni atto presupposto, connesso e consequenziale;

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio dell'Amministrazione intimata;

Vista l’ordinanza n. 904  del  28.4.1998, di rispetto dell’istanza di sospensione;

Viste le memorie depositate dalle parti a sostegno delle rispettive difese;

Visti gli atti tutti di causa;

Designato relatore alla pubblica udienza del 2.3.2004 il Primo Referendario Maria Cristina Quiligotti, ed uditi l'Avv.  ****, in sostituzione dell’Avv. ****, per il ricorrente e l'Avvocato dello Stato Pollara  per l'Amministrazione resistente;

FATTO

Con ricorso notificato il 25.3.1998 e depositato l’1.4.1998, il ricorrente, dipendente del Comune di Partinico con la qualifica di Ispettore di vigilanza e con le funzioni di Vice Comandante dei Vigili Urbani, ha impugnato il decreto del Prefetto di Palermo prot. n. 5057 del 17.1.1998, con il quale è stato fatto divieto al ricorrente di detenere armi e munizioni nonché è stato imposto di cedere a terzi non conviventi le armi di cui fosse proprietario ed attualmente in suo possesso- motivato dalla riscontrata mancata osservanza delle cautele necessarie nella custodia dell’arma in dotazione, a seguito della denuncia del furto dell’arma stessa con il relativo munizionamento, lasciata incustodita all’interno del Comando della Polizia Municipale-, deducendone l’illegittimità per violazione e falsa applicazione dell’art. 39 del T.U.L.P.S. ed eccesso di potere per difetto dei presupposti e travisamento dei fatti (primo motivo), in quanto la competenza in ordine alla valutazione della diligenza nella custodia delle armi spetterebbe in via esclusiva alla sola autorità giurisdizionale, per violazione e falsa applicazione sotto altro profilo dell’art. 39 T.U.L.P.S. (secondo motivo), in quanto il ricorrente non avrebbe perduto la qualifica di agente di pubblica sicurezza con la conseguente inconfigurabilità nei suoi confronti della capacità di abusare dell’arma che sola legittimerebbe il divieto di detenzione, senza che, peraltro, sia stata fornita una adeguata motivazione in ordine alla eventuale responsabilità del ricorrente nell’accaduto, per violazione e falsa applicazione della L. n. 65/1986, del D.M. n. 145/1987 e del regolamento del Comune (terzo motivo), in quanto il provvedimento impugnato si porrebbe in contrasto con l’autorizzazione sindacale di porto dell’arma in dotazione con il conseguente obbligo del ricorrente di detenerla; e per violazione e falsa applicazione dell’art. 8 della L. n. 241/1990 (quarto motivo), in quanto l’Amministrazione avrebbe omesso di dare comunicazione al ricorrente dell’avvio del procedimento di divieto di detenzione delle armi.

Si è costituita in giudizio l’Amministrazione intimata, depositando in data 9.2.2004  memoria con la quale ha dedotto, nel merito, l’infondatezza del ricorso in esame, chiedendone il rigetto.

Con ordinanza n.  904 del 28.4.1998  è stata respinta l’istanza di sospensione dei provvedimenti impugnati.

Alla pubblica udienza del 2.3.2004, il ricorso è stato preso in decisione alla presenza dei procuratori delle parti che hanno insistito nelle rispettive difese.

DIRITTO

Il ricorso è infondato per le considerazioni che seguono.

Ed invero il primo motivo di censura non merita accoglimento, atteso che la giurisprudenza della Corte di Cassazione Penale richiamata in ricorso non si riferisce all’ipotesi in oggetto né può essere indicata a sostegno della tesi del ricorrente, in quanto il giudice penale esercita nella materia un potere che, indubbiamente, ha un contenuto diverso rispetto a quello attribuito al Prefetto in virtù della natura giurisdizionale del primo di contro a quella amministrativa del secondo, spettando, peraltro al Prefetto, proprio in virtù della citata norma di cui all’art. 39 del T.U.L.P.S. il potere di adottare provvedimenti del tenore di quello impugnato in questa sede.

Né occorre, evidentemente, soffermarsi ulteriormente su detto motivo, attesa la sua palese ed evidente infondatezza.

Altrettanto infondato è il secondo motivo di censura, atteso che, da un lato, contrariamente a quanto dedotto, il provvedimento impugnato contiene una specifica indicazione della motivazione sottesa alla scelta effettuata che indica, altresì, precisamente quale sia stata la responsabilità del ricorrente, nella parte in cui richiama, sebbene brevemente, le circostanze in cui lo stesso ha subito il furto denunciato, e, dall’altro, la circostanza che lo stesso continui a possedere la qualifica di agente di pubblica sicurezza non costituisce una circostanza in grado di paralizzare l’esercizio del potere in questione da parte del Prefetto, una volta che, nei fatti, sia stata riscontrata una mancanza da parte dell’interessato dell’adozione delle cautele necessarie nella custodia della stessa.

Ed infatti la capacità di abusare dell’arma, che costituisce il presupposto del provvedimento di divieto di detenzione, non necessita del riscontro della sussistenza degli estremi di un reato, potendo essere integrato, invece, anche proprio, come nella specie, dalla grave negligenza costituita dall’omissione di una corretta custodia dell’arma stessa. 

Attesa la ratio della norma il concetto di abuso deve essere inteso nella più ampia accezione possibile quale inaffidabilità sul buonuso della stessa; e, considerata la intrinseca pericolosità e la natura dell’interesse sociale sotteso, è necessario il massimo rigore nella valutazione di qualsiasi circostanza rilevante.

In particolare, il furto dell’arma non costituisce, di per sé, abuso, qualora sia dimostrato l’assolvimento dell’onere minimo di custodia della stessa, secondo la normale diligenza.

Nella specie l’arma in dotazione è stata, per contro, lasciata incustodita presso il proprio ufficio da parte del suo titolare; di tal che deve ritenersi che detto onere non sia stato assolto da parte di quest’ultimo.

Peraltro la valutazione in ordine alla sussistenza del presupposto dell’abuso è rimessa discrezionalmente all’amministrazione ed è sindacabile in sede di legittimità dinanzi al giudice amministrativo esclusivamente per eccesso di potere per illogicità manifesta che, nella specie, alla luce delle considerazioni che precedono, non appare ricorrere.

Altrettanto infondato è il terzo motivo di censura, considerato che il Sindaco ha esclusivamente assegnato materialmente l’arma in dotazione al ricorrente, senza alcuna valutazione che non rientrerebbe peraltro nelle sue competenze, in ordine alla sussistenza in capo al ricorrente dei presupposti di legge per la detenzione delle armi.

Con la conseguenza che il provvedimento impugnato in alcun modo contraddice il provvedimento sindacale di assegnazione dell’arma di dotazione.

Infine è infondato anche l’ultimo motivo di censura, atteso che tra i provvedimenti caratterizzati da una particolare urgenza vi è proprio il divieto di detenzione delle armi ai sensi dell’art. 39 T.U.L.P.S. ai fini di privare immediatamente l’interessato del possesso delle armi in questione (cfr. da ultimo T.A.R. Catanzaro, n. 1337/2003).

Né rileva che, nella specie, il ricorrente, al momento dell’adozione del provvedimento impugnato, avesse in concreto già perduto il possesso dell’arma di dotazione, in quanto rubatagli, atteso che, in assenza dell’impugnato divieto, allo stesso sarebbe potuta essere consegnata una nuova arma in tempi stretti da parte del Comune.

Per le considerazioni che precedono, pertanto, il ricorso deve essere respinto.

Sussistono, tuttavia, giusti motivi per disporre la compensazione delle spese del giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Prima,  respinge il ricorso in epigrafe.----------------------

Spese compensate.------------------------------------------------

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dalla Autorità Amministrativa.-----------------------------------------------------------

Così deciso in Palermo il 2.3.2004, in Camera di Consiglio, con l'intervento dei signori magistrati:-------------------

- Giorgio Giallombardo, Presidente

- Cosimo Di Paola, Consigliere

- M. Cristina Quiligotti, Primo Referendario estensore

Angelo Pirrone, Segretario.

Depositata in Segreteria  il  6/05/2004

                                                                              Il Funzionario

                                                                               Laura Malerba