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DOVE ANDRA' A FINIRE LA SICUREZZA?
Dura presa di posizione del nostro segretario generale.Gli interventi su Libero e Il Giornale. La posizione dei vertici della Regione Lombardia.

Si.A.Po.L.

Sindacato Autonomo Polizia Locale

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COMUNICATO STAMPA

DOVE ANDRA’ A FINIRE LA SICUREZZA?

(PROMESSA DAI POLITICI E RICHIESTA DAI CITTADINI)

 

La scrivente organizzazione sindacale esprime viva preoccupazione per le recenti dichiarazioni di alcuni esponenti del Governo relativamente alla modifica del titolo V della Costituzione e cioè la tanto declamata “devolution”.

 

E’ intenzione del Governo stravolgere il testo già approvato dal Senato in merito alla devoluzione alle Regioni delle competenze in materia di polizia locale, introducendo, su proposta del vice premier on. Fini e di altri esponenti del Governo, la parola “amministrativa”: risultato la delega alle regioni sarebbe in materia di “polizia amministrativa locale”. La modifica si risolverebbe così in una “non modifica” che non cambierebbe affatto quanto originariamente previsto dall’attuale Costituzione.

La delega alle Regioni, quindi, sarebbe svuotata di contenuti. Noi ci chiediamo dove siano finiti tutti i discorsi relativi alla sicurezza del territorio tanto richiesta dai Cittadini. Tutti sanno che è la polizia locale (municipale e provinciale)  onnipresente in tutti i Comuni d’Italia e che svolge il vero controllo del territorio, collaborando con le altre forze di polizia dello Stato ed intervenendo spesso e volentieri anche nelle operazioni di repressione contro i reati anche gravi (vedi rapine, spaccio stupefacenti, abusivismo edilizio, controllo degli immigrati, ecc…………….).

Dobbiamo pensare che il Governo voglia veramente “eliminare”, di fatto, risorse e personale che già sono operative sul territorio e collaborano al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica?

Pare proprio che sia così. Ma nessuno osa ricordare che il vigile di quartiere è nato molto prima dell’istituzione dei carabinieri e dei poliziotti di quartiere ed in molte città continua a svolgere la sua attività a stretto contatto con i Cittadini e con ottimi risultati in termini di prevenzione contro la criminalità. Qualcuno dovrebbe avere il coraggio di dirlo apertamente, non solo in Parlamento, ma a tutti gli appartenenti alla polizia municipale e provinciale d’Italia ed anche e soprattutto ai Cittadini che, in un futuro molto vicino, potranno contare solamente sulle Forze di polizia dello Stato poiché i “Vigili” che finora con enorme senso del dovere hanno svolto compiti mai riconosciuti dalle Istituzioni e con stipendi inadeguati, saranno impegnati a svolgere solamente i compiti di polizia “amministrativa”, magari al fianco degli ausiliari della sosta.

 

Milano 16/9/2004

 

                                                                                 Il segretario generale

Cell.335.6400172                                                                                Ernesto Cassinelli

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Intervista ad Ernesto Cassinelli

La protesta dei vigili:

                         « Non trattateci da semplici ghisa »

Milano 19/9/2004 (di SILVIA SENETTE)

Centonovanta arresti, 4 chili di droga sequestrata, 9mila sequestri di merce per commercio ambulante abusivo, 3mila extracomunitari controllati e 1.200 interventi a tutela dell’ambiente. L’operato della polizia municipale di Milano nel 2003 si commenta da solo. Eppure, da domani, il caro vecchio ghisa potrebbe limitarsi a firmare contravvenzioni. Per protesta. Pronti a riconsegnare le armi e le qualifiche, i vigili meneghini promettono di incrociare le braccia davanti a rapine e scippi, rimbalzando l’onere a polizia e carabinieri. Una contestazione forte, quella preannunciata dal segretario generale del Siapol ( Sindacato Autonomo di Polizia Locale) Ernesto Cassinelli, dovuta alle recenti dichiarazioni dell’onorevole Fini in materia di devolution. Nel testo approvato dal Senato per demandare alle regioni la competenza di sanità, scuola e polizia locale, infatti, sarebbe stata richiesta una modifica sostanziale: il coordinamento riguarderebbe la polizia “ amministrativa” locale. In sostanza, nel testo verrebbe « rimarcata una ghettizzazione della categoria, relegando il vigile a un ruolo amministrativo e negando le sue funzioni di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza » . Cassinelli non usa mezzi termini. « Ci occupiamo tutti i giorni di spaccio, abusivismo edilizio, rapine, sicurezza negli stadi e controllo di immigrati. Funzioni che non ci vengono riconosciute » . Le lamentele vanno ben oltre la busta paga. « Con la devoluzione, la Regione avrebbe finalmente il potere di coordinare le forze di polizia per un servizio più efficente. Con questa modifica, però, viene escluso il nostro operato e mortificata la nostra professionalità » . I vigili chiedono il riconoscimento della professione usurante, l’inclusione nelle liste Inail per gli infortuni sul lavoro e lamentano uno stipendio inferiore di 300 euro mensili rispetto a poliziotti e carabinieri. « Non viene riconosciuto quello che già facciamo? Bene, smetteremo di farlo - prosegue Cassinelli -. Ci limiteremo a svolgere il ruolo che ci viene assegnato, diventando gli aiutanti degli ausiliari della sosta » .

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Milano-I dati sulla sicurezza e gli investimenti regionali sulla Polizia Locale

Roma "frena" mentre la Lombardia

prosegue per la sua strada

www.asca.it 20/9/2004

La Lombardia e' stata la prima
regione in Italia dopo la riforma del Titolo V a varare una
legge di riordino e riforma della Polizia Locale e della
sicurezza urbana (n. 4/2003).
   L'incentivo all'incremento delle forme associative tra
enti si e' affiancato alla valorizzazione del patrimonio di
conoscenze degli operatori di Polizia Locale, attraverso il
potenziamento qualitativo dei corsi di formazione e
l'istituzione di un corso universitario sui temi della
sicurezza urbana. L'obiettivo, ha ancora spiegato Formigoni,
e' quello di ''consolidare ed attualizzare la
professionalita' degli 8.000 operatori presenti sul
territorio lombardo''. Nel solo anno 2003 sono stati
organizzati ben 155 corsi, che hanno coinvolto quasi 5.000
partecipanti, per un investimento formativo di circa
1.300.000 di Euro.
   La Regione si e' inoltre impegnata a migliorare le
tecnologie e le infrastrutture di controllo e prevenzione dei
comportamenti illeciti. Cofinanziando nel 2003 12,5 milioni
di euro, con un incremento del 34% rispetto all'anno
precedente, ben 900 enti locali che hanno presentato progetti
di sicurezza urbana.
   Alla legge si sono affiancati poi altri sei provvedimenti,
regolamenti e decreti di Giunta, che hanno permesso di dotare
meglio gli agenti di Polizia Locale, di finanziare in modo
piu' efficienti i progetti di sicurezza urbana, di approntare
una formazione mirata e sempre piu' adatta al nuovo
importante ruolo della polizia.
   ''Tutto quanto abbiamo realizzato in questi anni - ha
puntualizzato ancora Formigoni - e' stato fatto con un
costante controllo e confronto con quanto stava accadendo a
livello europeo''.
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Milano-Il Prefetto:non servono altre polizie-Preoccupazione del SIAPOL.

il Giornale 21/9/2004(MARCELLO CHIRICO)


«Cosa significa polizia locale? Chi sa definirmela esattamente? E che cos’è
la sicurezza urbana? Forse qualcosa di opposto alla sicurezza rurale?».
Potrà sembrare strano, ma a porre tutte queste domande non è un personaggio
qualunque, ma il prefetto di Milano, Bruno Ferrante, uno che di sicurezza
indubbiamente se ne intende. Ma ieri - al convegno «Sicurezza nelle città:
confronto tra le esperienze europee» organizzato dal consiglio regionale
lombardo - la sua provocazione è stata voluta. Aggiungendo così altro pepe
su un tema che, proprio in queste ultime settimane di dibattito sul
federalismo in Parlamento, ha scatenato il confronto all’interno della
maggioranza. Proprio sull’interrogativo posto ieri mattina da Ferrante: come
deve essere intesa la «polizia locale» e quali funzioni dovrà svolgere in
futuro, considerato che le Regioni - e la Lombardia più di altre -
desidererebbero vederla inserita dal Governo nel pacchetto di materie da
gestire in proprio. Ed ecco perché il prefetto, insieme alle domande, ha
pure affermato: «In Italia bisogna partire dal fatto che ci sono più forze
dell’ordine, e questo, più che un disvalore, è un fatto positivo, da
esaltare: ora si tratta di migliorare il coordinamento, e di non crearne
altre». Vedi, una polizia regionale. «La sicurezza - ha chiosato il prefetto
- non è una materia che possa essere smembrata o distribuita».
Parole che hanno fatto sobbalzare dalla sedia il presidente del consiglio
lombardo, il leghista Attilio Fontana, e di sicuro sono suonate stonate
nelle orecchie del governatore Roberto Formigoni. La definizione del
termine, secondo quest’ultimo, «è uno dei compiti che il legislatore
nazionale deve risolvere nel corso del dibattito sulla nuova forma di
Costituzione, ed è quanto mi aspetto che il Parlamento faccia. Sono
ottimista sul fatto che si andrà nella direzione giusta».
Che il presidente Fontana ha ben chiara: «La nostra legge regionale - ha
detto - ha riordinato il settore ed è stata rivoluzionaria. Speriamo però
che adesso la polizia locale non debba ridursi, come vorrebbe qualcuno, a
tornare ad avere un ruolo prevalentemente amministrativo». Poi, a Ferrante,
ha mandato a dire che «nessuno vuole smembrare la sicurezza, ma nessuno può
però negare che il controllo del territorio, come insegna la Catalogna, è
meglio effettuato con l’impiego di presidi locali. Del resto, è noto a tutti
che sono proprio i vigili le migliori sentinelle perché si tratta di forze
che sono un tutt’uno col territorio e dunque sono in grado di notare,
avvertire e cogliere il sorgere anche dei più piccoli aspetti di pericolo,
soprattutto quelli riguardanti la microcriminalità».
E che quella di una maggiore sicurezza sia una delle principali richieste
rivolte sempre più spesso dai cittadini a chi governa, «è - secondo
Formigoni - un’esigenza che deve essere presa in considerazione da tutti i
livelli istituzionali. I cittadini percepiscono sempre più la sicurezza come
un fattore trasversale, che influenza la qualità della vita: una sicurezza
partecipata che si manifesta sia a livello personale sia territoriale. E noi
stiamo lavorando per dare risposte concrete a questa esigenza». E la polizia
regionale potrebbe essere una di queste soluzioni.
Sul concetto di «sicurezza partecipata» ha insistito pure Livia Pomodoro,
presidente del Tribunale dei minori e segretario generale del Centro
Nazionale di prevenzione e difesa sociale: «Polizia e prevenzione vanno
coniugate - ha detto - ma bisogna coinvolgere pure la gente. Perché in una
società adulta tutti devono fare la loro parte. Non si può pensare di
continuare ad armare sistemi di difesa passiva senza coinvolgerli: non tanto
per fermare il pericolo, ma per evitare che sorga».
E i diretti interessati, i vigili, cosa ne pensano? Sono preoccupati, come
si legge in una nota del Siapol (il loro principale sindacato) «che la
delega sulla sicurezza assegnata alle Regioni dalla devolution non venga
svuotata di contenuti, come invece parrebbe. In questo modo non si
cambierebbe nulla di ciò che già prevede la Costituzione».
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Cremona-Polizia Locale uguale sicurezza.Intervento dell'assessore alla sicurazza lombardo Buscemi

La Provincia di Cremona 21/9/2004 di Giuseppe Bruschi

Li critichiamo soprattutto per l’abbondanza di multe che danno. Ma poi li ammiriamo (giustamente) per il quotidiano lavoro che fanno a favore dei cittadini. Ed anche la Regione Lombardia ne riconosce la professionalità e la dedizione. Sono i vigili urbani e quelli provinciali, oggi si chiamano ‘polizia locale’ i nostri angeli custodi che ieri sono stati ‘soggetto ed oggetto’ del vertice che si è tenuto in sala Maffei presieduta dal dinamico assessore regionale alla sicurezza, polizia locale e protezione civile Massimo Buscemi. Che prima di fare il bilancio, per lui molto positivo, di un anno di applicazione della legge numero 4 del 14 aprile 2003, quella che coordina le varie attività di polizia locale, ambientale, annonaria e giudiziaria, ha avuto appunto parole di elogio per Cremona che, in Lombardia, è ai primi posti per livelli di sicurezza. Buscemi ha comunque sottolineato la necessità di maggiore ‘sinergia’ tra polizia locale e forze dell’ordine, che si traduce pure in una ‘sussidiarietà’ di funzioni che non sempre esiste. Un esempio su tutto: perchè non far fare alla polizia locale i rilievi in caso di incidenti, quelli cioè che fanno perdere tempo a Polstrada e carabinieri? Si può, ha detto Buscemi, ed è una strada da percorrere. L’assessore, affiancato da Fabrizio Cristalli (già comandante dei vigili di Cremona), dai dirigenti Raja, Costa e Zanotto, ha elencato gli interventi fatti in varie città contro la criminalità e la clandestinità e le stragi del sabato sera (160 patenti ritirate in una notte), che hanno dato frutti positivi. E che presto interesseranno Cremona. Infine un invito ai comuni ad unire le forze e gli sforzi per dare sicurezza ai loro territorio. Come hanno fatto già 772 comuni sugli oltre 1500 della Lombardia. Ai quali la Regione darà ulteriori mezzi e soldi. Poi Buscemi ha ricordato che la Regione ha istituito l’accademia per la polizia locale ed ha deciso di indennizzare le vittime della criminalità. Questo è il vero federalismo, ha concluso l’assessore, che ha ulteriormente insistito sulla necessità di un lavoro comune sul fronte della sicurezza.

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