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TAR LAZIO – ROMA - SEZ. III – Sentenza n. 9708 del 23/09/2004
Giurisdizione competente a decidere le controversie circa l’utilizzazione delle graduatorie di concorso. Sussistenza o meno di un

Giurisdizione competente a decidere le controversie circa l’utilizzazione delle graduatorie di concorso. Sussistenza o meno di un "diritto" all'assunzione automatica degli idonei non vincitori ex art. 9 L. n. 3/2003 e necessità di rispettare in ogni caso il blocco delle assunzioni

TAR LAZIO – ROMA - SEZ. III – Sentenza n. 9708 del 23/09/2004

 

 

 

REPUBBLICA  ITALIANA

IN  NOME  DEL  POPOLO  ITALIANO

il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio,

sede di Roma, sez. 3°

 

composto dai signori

Vito CARELLA, Presidente f.f.,

Guido ROMANO, Consigliere,

Silvestro Maria RUSSO, Consigliere, relatore,

 

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso n. 7490/2004, proposto dall’avv. ****, rappresentata e difesa dall’avv. **** ed elettivamente domiciliata in ****,

CONTRO

il MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del sig. Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliataria,

A   SEGUITO   DEL   SILENZIO-RIFIUTO

serbato dalla P.A. intimata sull’istanza attorea, in data 10 febbraio 2003, intesa ad ottenere l'assunzione presso quel Dicastero a’ sensi dell’art. 9, c. 1 della l. 16 gennaio 2003 n. 3, nonché sull’atto di diffida e messa in mora in data 20 maggio 2004 e

PER   L’ANNULLAMENTO

del bando (in G.U., IV s. spec., n. 34 del 30 aprile 2004) del concorso pubblico, per esami, a dieci posti di funzionario amministrativo, area funz. C, pos. econ. C2, indetto dal Ministero intimato per le esigenze del Dipartimento politiche di sviluppo e coesione, ubicato in Roma;

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio della P.A. intimata;

Visti gli atti tutti della causa;

Relatore all’udienza camerale del 25 agosto 2004 il Cons. Silvestro Maria RUSSO e uditi altresì, per le parti, l’avv. **** e l’Avvocato dello Stato ****;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:

FATTO

L’avv. **** assume d’aver partecipato al concorso pubblico, per esami, a dieci posti di funzionario amministrativo, area funz. C, pos. econ. C 2, bandito dal Ministero della pubblica istruzione (in G.U., IV s. spec., n. 50 del 27 giugno 2000), superandone le prove e risultando collocata tra gli idonei non vincitori.

L’avv. **** dichiara altresì d’aver proposto, in data 10 febbraio 2003 ed a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 9, c. 1 della l. 16 gennaio 2003 n. 3, un’istanza al Ministero dell’economia e delle finanze, intesa ad ottenerne l’ammissione all'impiego, in relazione al beneficio colà recato. Al riguardo, ella rende noto d’aver avanzato la propria domanda d’assunzione proprio al predetto Ministero, per tre ordini di ragioni: A) – tale Ministero ha bandito concorsi pubblici con una frequenza maggiore di tutti gli altri, facendo ragionevolmente presumere d’avere disponibilità nel proprio organico; B) – la propria spiccata inclinazione per il diritto pubblico e per le materie economico-finanziarie, in particolare, come evincesi dal curriculum universitario; C) – l’affinità pressoché totale tra le materie d'esame dei concorsi in argomento, se non addirittura il maggior grado di difficoltà di quello già da lei sostenuto. Con nota prot. n. 55282 del 24 luglio 2003, il Ministero dell’economia ha fornito all’avv. **** una risposta, interlocutoria a suo dire, con cui ha escluso la di lei assunzione dovendo attendere l'emanazione del regolamento previsto dall’art. 9 della l. 3/2003.

Il Ministero dell’economia nulla le ha più comunicato sul punto, neppure dopo l'entrata in vigore dell’art. 3, c. 61 della l. 24 dicembre 2003 n. 350 (legge finanziaria per il 2004) che, a detta dell’avv. ****, avrebbe eliminato l'obbligo dell'emanazione del regolamento ex art. 9, c. 1 della l. 3/2003. Pertanto, ella gli ha notificato, il 20 maggio 2004, un atto di diffida e messa in mora ex l. 7 agosto 1990 n. 241 per concludere il procedimento d’assunzione, rimasto fermo, a suo dire, fino dal luglio 2003. Nel frattempo, con bando pubblicato in G.U., IV s. spec., n. 34 del 30 aprile 2004, il Ministero stesso ha indetto un concorso pubblico, per esami, a dieci posti di funzionario amministrativo, area funz. C, pos. econ. C 2, con ciò dimostrando la sussistenza di disponibilità per il posto ambito dall’avv. ****.

Ciò posto, l’avv. **** adisce questo Giudice, con il ricorso in epigrafe, a seguito del silenzio serbato da detto Ministero sull’istanza d’assunzione e sul conseguente atto di diffida e per l’annullamento del citato bando, nella parte in cui la P.A. ha omesso tale assunzione prima di procedere ad un reclutamento ex novo. La ricorrente deduce in punto di diritto la violazione e falsa applicazione della l. 241/1990, dell’art. 9 della l. 3/2003 e dell’art. 3, c. 61 della l. 350/ 2003. Con motivi aggiunti depositati il 6 agosto 2004, la ricorrente impugna altresì il bando pubblicato in G.U., IV s. spec., n. 56 del 16 luglio 2004 ¾con cui la P.A. intimata ha indetto un ulteriore concorso per la q.f. alla quale aspira¾, deducendo gli stessi motivi di censura di cui al gravame principale. S’è costituito in giudizio il Ministero intimato, che articolatamente eccepisce l’inammissibilità e l’infondatezza della pretesa attorea.

All’udienza camerale del 25 agosto 2004, su conforme parere delle parti, il ricorso in epigrafe è assunto in decisione dal Collegio.

DIRITTO

1. – L’art. 9, c. 1 della l. 16 gennaio 2003 n. 3 rinvia, a decorrere dal 2003 e ferme restando le regole sul c.d. “blocco” e sulla programmazione delle assunzioni di cui all’art. 39 della l. 27 dicembre 1997 n. 449, ad un apposito regolamento, su proposta del Ministro per la funzione pubblica di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, le modalità ed i criteri con i quali le Amministrazioni dello Stato (anche ad ordinamento autonomo) e gli enti pubblici non economici possono ricoprire i posti disponibili, nei limiti della propria dotazione organica, utilizzando gli idonei delle graduatorie di pubblici concorsi, approvate da altre Amministrazioni del medesimo comparto di contrattazione.

Come già accennato in epigrafe e, più diffusamente, nelle premesse in fatto, la presente controversia muove dalla duplice domanda posta a questo Giudice dall’avv. ****, rivolta, per un verso, all’accertamento del silenzio serbato dal Ministero dell'economia e delle finanze sulla sua istanza d’assunzione a’ sensi dell’art. 9, c. 1 della l. 3/2003 e, per altro verso, all’annullamento dei bandi dei concorsi indetti dal Ministero stesso per profili professionali cui la ricorrente ambisce, nella parte in cui non ha disposto l’invocata assunzione prima di procedere ai nuovi reclutamenti.

2. – La domanda d’accertamento del silenzio s’appalesa inammissibile sotto molteplici profili, qui di seguito indicati.

Con istanza del 10 febbraio 2003, la ricorrente ha chiesto d’esser assunta dal Ministero intimato, in applicazione diretta dell’art. 9, c. 1 della l. 3/2003, essendo risultata idonea non vincitrice in esito ad un concorso pubblico indetto da altro Ministero e reputando di possederne i requisiti. Come si vede, trattasi d’una richiesta d'assunzione diretta alle dipendenze della P.A. intimata, onde sul punto si rende applicabile l’art. 63, c. 1 del Dlg 30 giugno 2001 n. 165, in virtù del quale «… sono devolute al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, tutte le controversie relative al rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, ... incluse le controversie concernenti l'assunzione al lavoro...». Per vero, nel sistema dell’impiego pubblico “privatizzato”, già a’ sensi dell'art. 68 del Dlg 3 febbraio 1993 n. 29 ed oggidì in base all’art. 63, c. 1 del Dlg 165/2001, sono attribuite all’AGO tutte le controversie inerenti ad ogni fase del rapporto di lavoro, incluse quelle concernenti l'assunzione al lavoro ed il conferimento di incarichi dirigenziali, mentre la riserva in via residuale alla giurisdizione amministrativa, di cui al successivo c. 4, concerne esclusivamente le procedure concorsuali, strumentali alla costituzione del rapporto con la P.A. (cfr., da ultimo, Cass., sez. un., 27 gennaio 2004 n. 1478). Questo Giudice, dunque, è sfornito di giurisdizione sulla questione, né tale ostacolo può esser legittimamente aggirato mercé la procedura di formazione del silenzio, giacché, nella specie, la P.A. agisce con i poteri del privato datore di lavoro (arg. ex Cass. sez. lav., 21 maggio 2004 n. 9747) e, se del caso, regola la questione con l’interessato mediante il contratto di lavoro, senz’uopo di ulteriori atti.

In ogni caso, l’AGO conosce della vicenda direttamente ed omisso medio, ossia accertando costitutivamente la sussistenza, o meno dei presupposti per l’assunzione ed adottando nei confronti della P.A. tutti i provvedimenti richiesti dalla natura della situazione giuridica tutelata, senza che sia consentito operare distinzioni tra norme sostanziali e procedurali, con la rilevabilità anche dei vizi formali.

Pertanto, per le controversie relative a detti rapporti di lavoro, non ha più senso una giurisdizione del giudice amministrativo sul silenzio – rifiuto della P.A. Invero, l’AGO può decidere direttamente la questione avvalendosi dei poteri istruttori che gli competono, a prescindere dagli atti adottati dalla P.A. e, quindi, anche nel caso in cui non sia stato emanato alcun atto nonostante il decorso dei termini prescritti per la conclusione del relativo procedimento (cfr. Cons. St., V, 16 luglio 2002 n. 3974).

3. – Con il gravame originario e con i motivi aggiunti depositati il 6 agosto 2004, la ricorrente impugna il bando meglio indicato in epigrafe, ma tale impugnazone s’ appalesa del tutto priva di pregio e va rigettata.

È materialmente vero che il Ministero intimato, nel bandire i concorsi impugnati, dimostra d’avere la disponibilità del posto ambito dalla ricorrente. Tuttavia, ella prospetta sul punto non già vizi propri del decreto d’indizione, bensì le medesime censure già esaminate e dianzi dichiarate inammissibili. Al riguardo, il Collegio non può concludere che nel senso dell’irrilevanza dell’impugnazione attorea, per un duplice ordine di considerazioni qui di seguito brevemente rassegnate.

Per un verso, infatti, non v’è prova evidente che gli impugnati concorsi siano in relazione diretta con la pretesa principale, nel senso, cioè, che l’indizione degli stessi non preclude di per sé l’astratta realizzabilità dell’assunzione diretta.

Per altro verso, a differenza di ciò che opina la ricorrente, la di lei pretesa, basata sulla distinzione legislativa tra norme generali, speciali e derogatorie sull’argomento. non ha senso, giacché non v’è alcun'evidenza testuale o funzionale della prevalenza del c. 61 sugli altri commi dell’art. 3 della l. 350/2003 e men che mai sull’art. 39 della l. 449/1997 (le cui regole sono sì risalenti, ma pure confermate anno dopo anno), né tampoco del “diritto” all'assunzione senza previo accordo tra le Amministrazioni coinvolte, ossia tra quella che ha formato la graduatoria e quella che intende reclutare attingendo da quest’ultima. In secondo luogo, l’art. 9, c. 1 della l. 3/2003 non fonda alcun “diritto” all'assunzione automatica degli idonei non vincitori nei concorsi a pubblici impieghi, a ciò ostando anzitutto il chiaro dato testuale, laddove le Amministrazioni interessate «… possono ricoprire i posti disponibili… utilizzando gli idonei delle graduatorie di pubblici concorsi…», onde detta norma subordina la facoltà di ciascuna P.A. interessata di reclutare detti idonei attingendo dalle relative graduatorie alle modalità all’uopo stabilite dall’apposito regolamento, così conformando il quomodo della loro potestà discrezionale sull’an dell’attingimento. Né un tal “diritto” potrebbe giammai fondarsi sul preteso, ed invero tortuosamente argomentato, rapporto di specialità, e quindi di prevalenza, tra l’art. 9, c. 1 e l’art. 39 della l. 449/1997, in quanto il significato del richiamo di questa norma da parte dell’altra pone una relazione tra loro assai meno drammatica di come vorrebbe la ricorrente, nel senso, cioè, che la P.A. interessata all’uso della procedura ex art. 9, c. 1 deve rispettare, non diversamente se procedesse ad altre forme di reclutamento, le regole sul “blocco” delle assunzioni prima d’attingere alle graduatorie altrui. Infine, giova rammentare che l’ rt. 3, c. 61, III per. della l. 350/2003 non ha abrogato l'art. 9, c. 1 della l. 3/2003, nella parte in cui questa aveva previsto il regolamento d’attuazione, essendosi limitato a facultizzare le Amministrazioni indicate nell’art. 9 stesso ad effettuare assunzioni, in attesa dell’emanazione del regolamento colà prescritto ma nel rispetto delle regole sul “blocco” delle assunzioni, anche utilizzando le graduatorie di pubblici concorsi approvate da altre Amministrazioni, previo accordo tra loro.

4. – La novità della questione e giusti motivi suggeriscono l'integrale compensazione, tra le parti, delle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma, sez. 3°, in parte dichiara inammissibile il ricorso n. 7490/2004 e lo respinge per la restante parte.

Spese compensate.

Ordina all’Autorità amministrativa d’eseguire la presente sentenza.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio del 25 agosto 2004.

 

Vito CARELLA, PRESIDENTE  f.f.  

Silvestro Maria RUSSO, ESTENSORE