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Giudice di Pace di Taranto 07/10/2004
Sulla sospensione della patente

REPUBBLICA ITALIANA

In Nome del Popolo Italiano

 

      Il Giudice di Pace di Taranto - Dott. Martino Giacovelli - ha emesso la seguente
SENTENZA

nel procedimento civile in 1° grado recante il n. 1122/C/2004 del Ruolo Generale ed avente ad Oggetto: Opposizione a decreto di sospensione della patente a seguito incidente stradale, promossa da:

         D.T. M. V. residente in .........., alla .......... ed ivi elettivamente domiciliato alla Via ........., presso e nello studio dell’avv. ............, dal quale è rappresentato e difeso in virtù di mandato a margine dell’atto di opposizione                                                                         opponente

Contro

        PREFETTO DI ................., in persona del l.r.p.t.       opposto non  costituito

­Conclusioni per 1'opponente:

      “ Voglia il Giudice adito disporre l’annullamento o, in subordine, la sospensione del provvedimento emanato dal Prefetto di .........    n. 1875/2003 Area IV - Pat..”

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

 

        Con atto depositato il 23.02.2004 il sig. D.T.M. V., si opponeva al decreto del Prefetto della provincia di ..... del 19.12.2003 prot. n. ........../2003, notificato in data 20.02.2004, relativo alla sospensione per la durata di gg 40 a decorrere dalla data di notifica, della patente di guida, cat. B, n. TA 5116426J, rilasciata al medesimo dalla M.T.C.T. di T........ , a seguito di violazione dell'art. 141/3-8 e 145/2-10 del c.d.s., per aver omesso la dovuta precedenza e per non aver moderato la velocità.

       Ciò a seguito del rapporto n. 2739/03 del 27.11.2003 della Questura di ......., redatto in seguito all’incidente  avvenuto in data 19.10.2003 alle ore 00,45 in agro di   ......., dal quale si deducevano derivate lesioni lievi a terzi.

       Assumeva l’opponente:

-                      -                     “ che all’attualità al sig. D. T. M. V. non era stato elevato e notificato alcun verbale di contravvenzione per il predetto occorso;

-                      -                     che solo con il provvedimento de quo era venuto a conoscenza che a carico dello stesso risultavano elevati verbali per la presunta violazione alle norme di comportamento art. 141/3 - 8 e 145/2-10 del C.d.S.;

-                      -                     che  il provvedimento prefettizio era stato emanato in palese violazione di legge;

-                      -                     che lo stesso era in violazione dell'art. 223 c.d.s e conseguente violazione del diritto di difesa, per non avere gli agenti incaricati della notifica e della esecuzione del provvedimento prefettizio, rispettato il termine di cinque giorni dalla comunicazione del detto provvedimento previsto affinché il trasgressore potesse consegnare la patente di guida;

-                      -                     che era, inoltre, in violazione dell'art. 223 del c.d.s secondo il quale una volta che si fosse verificato un fatto riconducibile ad una "ipotesi dì reato per le quali sono previste le sanzioni accessorie di cui all'art. 222, commi 2 e 3, l'organo che  aveva proceduto al rilevamento del sinistro era tenuto ad attivare la procedura per l'eventuale sospensione provvisoria della patente da parte del Prefetto. Il presupposto di tale attivazione consisteva nella prefigurabilità nei fatti accertati di una ipotesi di reato. Tale prefigurabilità, a sua volta era condizionata dall'accertamento di una violazione di norme di comportamento, tanto che la norma prevedeva espressamente che l'agente inviasse al Prefetto, con la copia del rapporto anche il verbale della violazione contestata. Da ciò derivava che il quadro di normale applicazione della previsione era quello in cui, alla rilevazione dell'incidente ed all'invio del relativo rapporto all'Autorità giudiziaria ed al Prefetto, si abbinasse la contestazione di una violazione di specifiche norme di comportamento. Pertanto, nel caso de quo, la mancanza di un elemento essenziale richiesto dal comma 1° dell'art. 223 c.d.s. - il verbale di contestazione della violazione - indicato come elemento integrativo della documentazione da trasmettere al Prefetto rendeva nullo e/o illegittimo il provvedimento di sospensione impugnato;

-  che il procedimento era da considerare illogico o per eccesso di potere a seguito del ritardo con cui era stato emesso il provvedimento, poiché l'art. 223 C.d.S. prevedendo la sospensione provvisoria della patente di guida, qualora si fosse ipotizzato il reato di lesioni colpose, indicava in dieci giorni il tempo a disposizione degli agenti accertatori per la trasmissione degli atti al Prefetto e alla Direzione Generale della M.C.T.C. e in quindici giorni quello entro il quale il Prefetto, sentito il parere del competente Ufficio della Direzione Generale della M.C.T.C., comminasse la sospensione della patente di guida. Da ciò si deduceva che il provvedimento non poteva che essere emesso dal Prefetto nel più breve tempo possibile, previa valutazione del materiale in possesso e una volta riconosciutine i presupposti. D'altra parte detto provvedimento, avendo natura cautelare, era "strumentalmente e teleogicamente teso a tutelare con immediatezza l'incolumità e l'ordine pubblico, imponendo che il conducente di un veicolo, il quale si fosse reso responsabile di fatti illeciti..., continuasse nell'esercizio di un'attività palesatesi come potenzialmente creativa di ulteriori pericoli" .Pertanto, pur essendo vero che la norma non prevedeva alcuna decadenza o inefficacia per l'irrogazione della sanzione accessoria, se il provvedimento di sospensione della patente di guida fosse stato emesso ad una distanza di oltre quattro mesi dal sinistro, senza che tra l'altro gli fosse stata mai contestata alcuna infrazione, veniva meno la sua natura cautelare diretta, appunto, ad evitare che il responsabile continuasse a circolare alla guida di veicoli, potendo costituire la sua condotta un pericolo potenziale per la pubblica incolumità. Né d'altra parte si ravvisavano ragioni tali da giustificare un così lungo trascorrere di tempo;

-                      -                     che il provvedimento era da considerare infondato in quanto erano trascorsi i termini per la proposizione della querela per il reato di lesioni personali colpose;

-                      -                     che era mancante o insufficiente la motivazione del provvedimento in quanto in esso non risultavano contestate le circostanze che evidenziavano la responsabilità del ricorrente nell'incidente stradale;

-                      -                     che l'adottato provvedimento di sospensione della patente per la durata di giorni 40 (quaranta) appariva abnorme in considerazione della lievissima entità delle lesioni riportate da terzi, risultante dallo stesso provvedimento prefettizio;

-  che a seguito dell'adottata misura accessoria, assai gravose erano le difficoltà incontrate quotidianamente dall'odierno ricorrente per il raggiungimento della sede universitaria a cui era iscritto (ingegneria all'Università di Bari) dalla propria abitazione in contrada ....., attesa la più totale assenza di mezzi di trasporto pubblici di collegamento con tale località e stante la necessità del sig. Di Turo di tornare alla propria abitazione ogniqualvolta la famiglia né aveva bisogno dato che i genitori erano anziani, ed avevano bisogno del suo aiuto per la conduzione dell’azienda agricola.”

      Con ordinanza in data 26.02.2004, nelle more del giudizio di merito, era sospesa, res sic stantibus, da questo Ufficio l’esecuzione del decreto opposto ai sensi dell’art. 22 della legge 24.11.1981 n. 689 ed era fissata l’udienza di comparizione per il 06.05.2004.

      A detta udienza nessuno compariva per la parte opposta, che  aveva depositato con lettera in data 08.07.2004, prot. 128050 parte della documentazione ex art. 23 della legge n. 689/81, non trasmettendo copia del rapporto n. 2739/03 del 27.11.2003 a seguito del ricevimento in data 03.03.2004 dell’avviso di comparizione.

      Compariva a detta udienza il difensore dell’opponente, che si riportava al ricorso, chiedendone l’accoglimento.

      La causa era istruita con l'acquisizione della missiva della Compagnia assicuratrice ...... in data 10.05.2004, con la quale si comunicava al sig. D.M. Vito l’invio di € 1550,00 a suo favore quale risarcimento dei danni del sinistro in data 19.10.2003.

      Pertanto, sulla base dell’istruttoria eseguita e della suddetta documentazione, l’opposizione era decisa, con lettura e deposito in udienza del dispositivo della sentenza, e con  riserva di motivazione.

Motivi della decisione

     L’opposizione è fondata e merita accoglimento per quanto di ragione.

     In via preliminare, si rileva che la Cass. a SS.UU. civ., sent. N. 6232 dell'8.VIII.1996 ha statuito che”.. a mente del combinato disposto degli artt. 205 e 218, comma 5, del D.L.vo 30.IV.1992 n. 285, come modificato dal D.L.vo 10.IX.1993 n. 360, nella ravvisata natura di norma attributiva della giurisdizione della seconda delle disposizioni citate, deve ritenersi ammessa l'opposizione innanzi all'autorità giudiziaria, con il rito di cui agli artt. 22 e s. L. n. 689 del 1981, avverso i provvedimenti prefettizi di sospensione della patente.  Deve evidenziarsi, altresì, che, giusta quanto sostenuto dalla ricorrente, la Corte Cost., con la sent. N. 31 del 12 febbraio 1996 ha affermato che l'art. 223 D.L.vo n. 285 del 1992, come novellato dal D.L.vo n. 360 del 1993 (art. 120), nella parte afferente la previsione della tutela giurisdizionale in caso di lesioni personali od omicidio colposi derivati da violazione di norme del codice della strada, può essere ravvisato compatibile con la Costituzione solo perché prevede che l'opposizione ... costituisce rimedio esperibile contro tutti i provvedimenti di sospensione della patente, ivi compresi quelli avverso i quali (come per quello di cui trattasi) sia consentito anche il reclamo amministrativo al Ministero dei trasporti a mente del comma 5 della norma considerata (essendo da escludere che il previo esperimento di tale reclamo integri condizione per l'esercizio dell'azione giudiziaria).”

      Sulla scorta dei principi enunciati, va affermata, quindi, la giurisdizione dell'autorità giudiziaria ordinaria a conoscere dell'opposizione al decreto prefettizio di cui trattasi.

      Esaminando il merito dell’opposizione, va osservato che la sanzione amministrativa della sospensione della patente di guida può costituire misura accessoria a una sanzione amministrativa principale, ovvero ad un comportamento antigiuridico ( come nel caso di specie mancata precedenza a destra).

      In particolare l'art. 222 prevede la sospensione della patente quale sanzione amministrativa accessoria, in tutti i casi in cui da una violazione di norme sulla circolazione stradale derivano danni alla persona. In tal caso la sanzione e' diversamente graduata a secondo della gravità del danno alla persona (art. 222, comma 2).

       La Corte di Cassazione, con le sentenze 5 maggio 2000, n. 5699 e 19 novembre 1999, n. 12830, ha affermato il principio secondo il quale il provvedimento di sospensione provvisoria della patente di guida, previsto dall'art. 223, comma 2, C.S., é un provvedimento amministrativo di natura cautelare, autonomo, sul piano delle finalità e degli effetti, nonché della stessa impugnabilità, autonomamente prevista dall'art. 219, comma 5, C.S.. rispetto a quello irrogato in via definitiva a norma degli artt. 222 e 224 C.S. Ne consegue che la sua irrogazione non é condizionata, né dall'inizio dell'azione penale, né dall'eventuale difetto della condizione di procedibilità della querela, ove richiesta.

      L'art. 220 prevede in generale che, per le violazioni di norme del codice della strada, che costituiscono reato, l'agente o organo accertatore é tenuto, senza ritardo, a dare notizia del reato al Pubblico M. ex art. 347 c.p.p.    

     Lo stesso art. prevede, infine, che, in ogni caso in cui l'Autorita' giudiziaria ravvisi solo una violazione amministrativa, essa deve rimettere gli atti all'ufficio che ha comunicato la notizia di reato, perche' si proceda in via amministrativa all'applicazione della sanzione. L'art. 221, conformemente a quanto disposto in via generale dell'art. 24 della legge n. 689 del 1981 in tema di connessione fra illeciti, amministrativi e reati, a sua volta prevede che, ove l'esistenza di un reato dipenda dall'accertamento di una violazione del codice della strada, e per questa non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta, il giudice competente all'accertamento del reato e' competente anche alla irrogazione della sanzione amministrativa, salvo che il procedimento penale si chiuda per estinzione del reato o per difetto di una condizione di procedibilità, dovendo egli in tal caso rimettere gli atti all'ufficio che ha comunicato la notizia del reato, perché si proceda in via amministrativa all'irrogazione della sanzione.

       Nell'ipotesi di violazione di una norma del codice della strada dalla quale siano derivati danni alla persona, l'art. 223 dispone che l'agente o l'organo che ha proceduto alla rilevazione del sinistro, trasmette, entro dieci giorni, copia del rapporto o del verbale della violazione contestata anche al Prefetto del luogo ove la violazione e' stata commessa, ed altra copia all'ufficio della Direzione generale della M.C.T.C. Il Prefetto, "appena ricevuti gli atti", sentito il parere del competente ufficio della M.C.T.C, che deve esprimere il parere entro quindici giorni dalla ricezione del rapporto, "dispone, ove sussistano fondati elementi di una evidente responsabilità, la sospensione provvisoria della validità della patente fino a un massimo di un anno e ordina all'intestatario di consegnare la patente entro cinque giorni dalla comunicazione dell'ordinanza".

      Sulla base di tale normativa, la stessa Corte di Cassazione ha ritenuto che il potere del Prefetto di sospendere la patente sorga e debba essere esercitato, ove risulti commessa una violazione del codice della strada in conseguenza della quale siano derivati un danni alla persona, sulla base del solo accertamento della esistenza a carico dei soggetto di " fondati elementi di una evidente responsabilità", senza che costituiscano presupposti della irrogazione della sanzione ne' l'inizio dell'azione penale, ne' la proposizione della querela ove richiesta.

       Tutto ciò si desume, infatti, in primo luogo dalla previsione dei tempi che l'art. 223 impone agli organi amministrativi, stabiliti in modo da rendere la sanzione irrogabile dopo venticinque giorni dal fatto, e cioe' ben prima che siano scaduti i termini per proporre l'eventuale querela. Si desume inoltre dal carattere cautelare del relativo provvedimento, affermato anche dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 170 del 1998, nonche' dalle sezioni penali della Corte di Cassazione (sez. IV., 5 gennaio 2000, n. 4634), volto a tutelare l'interesse pubblico a impedire con effetto immediato, e preventivamente rispetto all’applicazione della sanzione, per un certo periodo, la circolazione al soggetto che abbia procurato danni alle persone in conseguenza della violazione di norme del codice della strada. Ne discende per un verso che la sospensione della patente da parte del Prefetto, prevista dall'art. 223 C.S., non é subordinata, come sopra detto, all'inizio dell'azione penale ed alla proposizione, ove richiesta, della querela. Per altro verso, che il giudizio di opposizione instaurato avverso tale provvedimento ai sensi dell'art. 223, comma 5, C.S., ha ad oggetto unicamente l'accertamento della esistenza dei requisiti formali e sostanziali per la sua adozione, con particolare riferimento alla esistenza dei "fondati elementi di una evidente responsabilità". Infine, la Corte di Cassazione, ha parimenti affermato che la sospensione della patente di guida, nel caso di violazione di una norma del codice della :strada dalla quale siano derivati danni alle persone, non si configura come "pena accessoria" rispetto a quella prevista per il reato di lesioni personali, bensì costituisce una sanzione amministrativa, la cui applicazione é affidata in via ordinaria al giudice chiamato a conoscere del reato di lesioni personali, ma rimessa al Prefetto in ogni caso in cui tale vis actractiva, prevista dell'art. 222, comma 1, venga meno (Cass. 15 marzo 1999, n. 2274).

     In proposito va considerato che l'art. 222 C.S. - nello statuire che qualora da una violazione delle norme del codice della strada derivino danni alle persone, il giudice applica con la sentenza di condanna le sanzioni amministrative previste, nonche' la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente - per un verso contiene una norma processuale, specificamente confermativa dell'attribuzione, operata in via generale dall'art. 221 con attribuzione al giudice penale della competenza a irrogare le sanzioni per le violazioni del C.S. non costituenti reato quando dal loro accertamento dipenda l'esistenza di un reato. Per altro verso contiene una norma sostanziale, prevedendo la sanzione della sospensione della patente in caso di violazioni del codice della strada dalle quali siano derivati danni alle persone, configurandola quale misura amministrativa "accessoria", in tale specifica ipotesi, rispetto al reato di lesioni personali. L'art. 224, comma 3 - a proposito del procedimento di applicazione delle sanzioni amministrative accessorie della sospensione e della revoca della patente - statuisce che solo l'estinzione del reato per morte dell'imputato importa l'estinzione di tali sanzioni amministrative accessorie, mentre "nel caso di estinzione del reato per altra causa il Prefetto procede all'accertamento della sussistenza o meno delle condizioni di legge per l'applicazione della sanzione amministrativa accessoria". Tale norma va interpretata, per quanto interessa ai fini del decidere, come espressione della voluntas legis di statuire in via generale la irrogabilita' in sede amministrativa della sanzione accessoria (a reato) della sospensione della patente, ancorche' per qualunque ragione diversa dalla morte di chi vi sia assoggettabile l'accertamento della responsabilita' penale non possa avere luogo. Ragioni di ordine logico e di coerenza sistematica impongono di ritenere, infatti, che la formula "estinzione del reato per causa diversa dalla morte, usata nell'articolo, vada intesa nel senso su detto - e sia in particolare comprensiva anche della ipotesi di non procedibilita' del reato per rinuncia o mancata proposizione della querela nel termini di legge - e non come riferibile alle sole ipotesi di estinzione del reato testualmente previste dagli artt. 150 e segg. cod. pen. Riferendola solo a tali ipotesi, intatti, per i reati perseguibili a querela, la sanzione accessoria sarebbe applicabile in caso di remissione della querela, ma non in caso di rinuncia o di proposizione tardiva, o di decorso del termine per proporla senza la sua proposizione, pur trattandosi di situazioni omogenee in relazione all'interesse pubblico alla irrogazione della sanzione che la norma ha inteso tutelare, e pur non avendo - secondo quanto sopra esposto - l'art. 223 eccettuato tali ipotesi dalla irrogazione della sospensione provvisoria da parte del Prefetto in via cautelare e provvisoria: sanzione provvisoria che risulterebbe incongruamente irrogata in ipotesi in cui non sia irrogabile quella definitiva. Ne deriva che la formula "estinzione del reato" va intesa in senso lato, come comprensiva di tutte le ipotesi in cui l'accertamento della responsabilita' penale non possa piu' avere luogo, pur avendo il fatto integrato astrattamente gli estremi del reato, cosi' da ricomprendervi anche le ipotesi di non perseguibilita' per la mancata proposizione della querela, o per la rinuncia a proporle, come impone il criterio ermeneutico secondo il quale la legge va interpretata in modo che le sue statuizioni risultino coerenti con la sua ratio e non diano luogo a difformita' di trattamento incompatibili con i principi costituzionali di ragionevolezza e non discriminazione. Cosicche' quando il reato sia perseguibile a querela, come nel caso di specie, per irrogare la sospensione in via cautelare occorrerebbe previamente accertare che la querela sia stata proposta, mentre in mancanza di tempestiva proposizione della querela la sospensione non potrebbe essere irrogata. Sulla base dei principi sopra affermati, in definitiva, non essendo la legittimita' del provvedimento di irrogazione della sospensione della patente, previsto dall'art. 223 C. d. S. posto in relazione all'ipotesi di violazione di una norma del codice della strada dalla quale sia derivata una lesione personale, ma, condizionato unicamente all'accertamento dell'esistenza di "fondati elementi di evidente responsabilità", il presente ricorso, sotto tale profilo, non può che essere accolto per quanto di ragione.

        Non rileva, in questa sede, altresì, il ritardo con cui la Pubblica Amministrazione ha emanato il decreto si sospensione della patente, in quanto evidentemente alla data del 19.12.2003, il Prefetto ha ritenuto ancora fondati gli elementi di responsabilità, tra l’altro, non dissipati a detta data da nessuna comunicazione negativa di carichi pendenti esibita dall’opponente.

       Relativamente alle spese di giudizio, le stesse, per giusti motivi di ordine sostanziale  vengono integralmente compensate tra le parti, atteso che la P.A. ha agito legittimamente sui presupposti del rapporto ricevuto.

       A tal riguardo, la Suprema Corte ha statuito che: “In tema  di  regolamento delle spese processuali, i giusti motivi per la  compensazione delle  stesse  (art. 92, comma  2  c.p.c.) non solo possono   sussistere anche   nei   confronti  della parte  totalmente vittoriosa,  atteso che  essi  non  presuppongono necessariamente  la reciproca   soccombenza,   ma, corrispondendo   ad   una  valutazione discrezionale  del giudice della massima ampiezza, non necessitano di specifiche enunciazioni,  con la conseguenza dell'incensurabilità in Cassazione  del  relativo potere... (Cassazione civile sez. lav., 4 .01 1995, n. 79)

       P.Q.M.

     il giudice di Pace di Taranto, dott. Martino Giacovelli,  definitivamente pronunciando sulla opposizione proposta dal sig. D.T. M. V. avverso il decreto di sospensione della patente in data 19.12.2003, prot. n. ...../03 del Prefetto di Taranto in conseguenza di violazione al Codice della Strada in data 19.10.2003, così decide:

      1) accoglie per quanto di ragione l’opposizione proposta da D. T. M. V. avverso il decreto di sospensione della patente in data 19.12.2003, prot. n. ..../03  del Prefetto di .......;

      2) annulla gli ulteriori periodi di sospensione della patente comminati;

      3) compensa integralmente le spese di  giudizio.

Così deciso a Taranto il  07.10.2004

                                                                                                Il Giudice di Pace

                                                                                   ( Dr. Martino Giacovelli)