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TAR Sicilia – Palermo - Sez. II – Sentenza n. 22 del 13/01/2005
Sussistenza o meno di un obbligo per gli enti locali di istituire un servizio mensa per i dipendenti

Sussistenza o meno di un obbligo per gli enti locali di istituire un servizio mensa per i dipendenti e diritto degli interessati di ottenere la monetizzazione nel caso di mancata prestazione del servizio.

TAR Sicilia – Palermo - Sez. II – Sentenza n. 22 del 13/01/2005

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

 

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione Seconda,

 ha pronunciato la seguente

S E N T E N Z A

sul ricorso n. 1282/97 R.G., proposto da ************, tutti rappresentati e difesi dall’avv. ****, ed elettivamente domiciliati presso lo studio dell’avv. ****, in ****, giusta procura  a margine dell’atto introduttivo,

CONTRO

la Provincia di Agrigento, in persona del presidente pro-tempore, rappresentato e difeso  dall’avv. ****, ed elettivamente domiciliato presso il suo studio, in ****, giusta procura in atti,

PER L’ACCERTAMENTO

“del diritto dei ricorrenti alla corresponsione da parte della Provincia di Agrigento di un importo pari al controvalore dei buoni pasto a decorrere dal 01.04.1994, in conseguenza della mancata attivazione del servizio di mensa aziendale”,

E PER LA CONDANNA

dell’Amministrazione provinciale al pagamento in favore dei ricorrenti dell’importo “pari al controvalore dei buoni pasto dovuti a ciascuno di essi in relazione ai rientri pomeridiani effettuati, oltre alla rivalutazione monetaria ed interessi sugli importi rivalutati, dalla data di maturazione dei crediti fino all’effettivo soddisfo”.

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Amministrazione intimata, con le relative deduzioni difensive

Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;;

Visti gli atti tutti della causa;

Designato relatore il Referendario Alessio Liberati;

     Uditi alla pubblica udienza del 19.11.2004 l’avv. **** per i ricorrenti e l’avv. **** per l’Amministrazione resistente;

Ritenuto e considerato:

FATTO E DIRITTO

Con ricorso notificato il 24.3.1997 e depositato il successivo 11.4.1997 il sig. **** e gli altri ricorrenti in epigrafe specificati hanno premesso di essere tutti dipendenti della Provincia di Agrigento, con qualifiche e anzianità tra loro diverse. Con delibera consiliare n. 48 del 27 luglio 1993 l'orario di servizio per i dipendenti della Provincia è stato stabilito in cinque giornate lavorative settimanali, con conseguente rientro pomeridiano.

In dipendenza di tale organizzazione dell'orario di lavoro i ricorrenti chiedono accertarsi il loro diritto alla corresponsione da parte della Provincia di un importo pari al controvalore dei buoni pasto, a decorrere dal 1° aprile 1994, con conseguente condanna alla corresponsione del relativo importo a carico dell'Amministrazione provinciale di Agrigento in favore di ricorrenti medesimi.

A sostegno della propria richiesta hanno evidenziato l'esistenza di procedure, non andate ancora a buon fine da diversi anni, finalizzate alla instaurazione del servizio di mensa, idoneo ad assicurare i pasti del personale in servizio nelle due giornate di rientro pomeridiano settimanale.

In particolare, sussisterebbe violazione e falsa applicazione dell'articolo 12 del D.P.R. 25 giugno 1983, n. 347, nonché eccesso di potere per travisamento, arbitrio, disparità di trattamento, ingiustizia manifesta, contraddittorietà violazione e falsa applicazione dell'accordo collettivo decentrato di cui alla delibera n. 470 del 16 maggio 1996 della Giunta Provinciale. In base a tale accordo, infatti, l'Amministrazione si sarebbe obbligata ad istituire il servizio di mensa per i dipendenti interessati al rientro settimanale. Posto che in analoga situazione, per i dipendenti dei ministeri è stato emanato un apposito decreto legge (D.L. 18 novembre 1996, n. 584), che ha previsto la corresponsione di una somma pari al controvalore del buono pasto fino all'attivazione del servizio mensa, i ricorrenti hanno chiesto pertanto che venga corrisposto loro un controvalore economico per il servizio non ancora attivato.

Si è costituita in giudizio la Provincia di Agrigento, sostenendo che l’istituzione del servizio mensa, nell'ambito della contrattazione invocata, si configurasse solamente come una possibilità, e non un obbligo per l'amministrazione.

In vista dell’udienza i ricorrenti hanno prodotto memoria, ribadendo, tra l'altro, la giurisdizione del giudice amministrativo e chiedendo il risarcimento del danno derivante dalla mancata istituzione del servizio di mensa.

Anche la difesa della Provincia ha prodotto memoria, eccependo la inammissibilità della domanda per il periodo successivo al 30.6.1998 (data nella quale, effettivamente, era stato reso operativo il servizio di mensa) e la inammissibilità della domanda di risarcimento, in quanto domanda nuova formulata tardivamente.

Alla udienza pubblica celebrata in data 19 novembre 2004 la causa è stata trattenuta decisione.

Il ricorso è infondato.

Ed invero, come evidenziato dalla amministrazione resistente, il D.P.R. n. 347/1983, all’art. 12, dispone che: “Al fine di agevolare la realizzazione delle forme di organizzazione del lavoro e le maggiori disponibilità richieste agli operatori, gli enti si impegnano ad istituire, ove necessario e possibile, mense di servizio secondo modalità e criteri da concordarsi attraverso gli accordi decentrati”(primo comma); “Comunque, per poter usufruire del diritto alla mensa è necessario essere effettivamente in servizio”(secondo comma); “Non potrà usufruire di tale diritto il personale che effettua orario unico, salvo i casi di rientro pomeridiano” (terzo comma); “Il pasto va consumato al di fuori dell’orario di servizio” (quarto comma); “Il dipendente è tenuto a pagare per ogni pasto un corrispettivo pari ad 1/3 del costo unitario risultante dalla convenzione, se la mensa è gestita da terzi; oppure, un corrispettivo sempre pari ad 1/3 dei costi dei generi alimentari e del personale, qualora la mensa sia gestita direttamente dall'ente” (quinto comma); “In ogni caso è esclusa ogni forma di monetizzazione indennizzante” (sesto comma).

La disposizione, pertanto, indica la istituzione del servizio mensa come una mera possibilità e non, invece, come un diritto soggettivo dei destinatari.

Pertanto, è infondata la domanda dei ricorrenti volta ad ottenere – in alternativa all’istituzione del servizio mensa (obiettivamente attuato con ritardo) - la monetizzazione del mancato servizio prestato, non corrispondendo al dato normativo la stessa esistenza di un diritto in tal senso.

Al limite, si osserva, sarebbe potuta residuare una richiesta di risarcimento: la quale, peraltro, non è stata ritualmente formalizzata nel ricorso, ma solamente avanzata – quale domanda nuova, e come tale inammissibile – con semplice memoria non notificata, depositata nel corso del giudizio.

Si deve pertanto concludere che il ricorso, per quanto concerne la originaria domanda - quella cioè di pagamento del corrispettivo dei buoni pasto - è infondato, e come tale deve essere respinto; mentre, per quanto concerne la irrituale domanda di risarcimento, ne va rilevata l’inammissibilità.

Sussistono giusti motivi, in considerazione della natura della controversia,  per disporre la compensazione delle spese di giudizio tra le parti.

P. Q. M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione Seconda, rigetta il ricorso in epigrafe.------------------

Spese compensate. --------------------------------------------

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa.-------------------------------------------------------

Così deciso in Palermo, nella Camera di Consiglio del 19 novembre 2004, con l'intervento dei Sigg.ri Magistrati:---------

- Calogero Adamo                -  Presidente

- Calogero Ferlisi                  - Consigliere

- Alessio Liberati                 -  Referendario, Estensore.

 

Depositato in Segreteria il 13.1.2005