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Corte d'Appello di L'Aquila
Appartenenti all'Area Vigilanza e inquadramento nella categoria D

Corte di Appello di L’Aquila, 26 gennaio 2005 (Pres. Jacovacci; rel. Sordi)

 

Rapporto di lavoro - Enti locali - Area della vigilanza - richiesta di inquadramento nel livello superiore – art. 4 ccnl di comparto e art. 29 ccnl 14/9/2000 –  posto istituito successivamente all’entrata in vigore del d.p.r. n. 268/87 - ipotesi di selezione mediante valutazione dei titoli –  sussistenza - condizioni per il passaggio automatico – insussistenza.

 

- artt. 21 e 71 d.p.r. n. 268/87;

- art. 4 ccnl comparto Regioni – Enti locali;

- art. 19 ccnl 14/9/2000

 

In sede di primo inquadramento dei dipendenti degli enti locali appartenenti all'area vigilanza nel sistema di classificazione istituito con il ccnl del 1/4/1999, hanno diritto ad essere inquadrati nella categoria D, posizione economica D1, previa verifica selettiva dei requisiti richiesti, solamente coloro ai quali erano state attribuite con atti formali dell'Amministrazione funzioni di responsabile del servizio complessivo dell'area vigilanza e coloro che svolgono effettivi compiti di controllo e coordinamento di operatori di pari qualifica o di quella inferiore collocato su posti di ex 6°  qualifica funzionale istituiti prima dell'entrata in vigore del d.p.r. n. 268/87; in vece il personale che svolge quei compiti ma occupa posti di ex 6° qualifica funzionale istituiti dopo il d.p.r. n. 268/87 può aspirare all'inquadramento nella predetta posizione economica solo dopo che l'ente locale di appartenenza avrà individuato il relativo numero di posti in pianta organica e previo superamento di selezione bandita dallo stesso ente.

 

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CORTE DI APPELLO DI L'AQUILA

SEZIONE LAVORO

composta dai seguenti Magistrati:

dott. Stefano Jacovacci                                                                        Presidente

dott. Rita Sannite                                                                                 Consigliere

dott. Paolo Sordi ,                                                                                Consigliere -rel

 

all'udienza del 13/1/2005 ha pronunciatola seguente

SENTENZA

nella causa in grado di appello iscritta al TI. 574 ruolo generale dell'anno 2003 promossa da

F.  A. C.

APPELLANTE

CONTRO

COMUNE DI SAN SALVO

In persona del legale rappresentante pro tempore

APPELLATO

OGGETTO: Appello contro la sentenza del Tribunale di Vasto del 16.5.03.

CONCLUSIONI DELLE PARTI

Per l'appellante: "in parziale riforma dell'impugnata sentenza del Tribunale di Vasto ... voler: 1) accertare e dichiarare il diritto contrattuale della sig.ra F. A. C. di essere inquadrata nell'area "D" - livello economico "l" a decorrere dal 30.5.1997; 2) conseguentemente condannare il Comune di San Salvo... ad inquadrare la sig.ra F. nell'area "D" - livello economico" 1 ", nonché al pagamento delle differenze retributive dalla maturazione del diritto al saldo, con la maggiorazione per interessi e rivalutazione monetaria; 3) comunicare ai competenti organi amministrativi la riformata sentenza; 4) condannare l'Ente convenuto al pagamento delle spese, diritti ed onorari tutti del doppio grado di giudizio".

Per l'appellato: "si chiede il rigetto dell'appello".

SVOLGIMENTO DEL PROCEDIMENTO

Con ricorso depositato il 24/6/03, F. A. C. proponeva appello contro la sentenza in epigrafe indicata con la quale era stato respinto il suo ricorso volto ad ottenere la condanna del Comune di San Salvo - suo datore di lavoro - ad inquadrala nell'area D- livello economico 1 a decorrere dal 30.5.97 ed a corrisponderle le relative differenze retributive.

Deduceva che erroneamente il Tribunale aveva ritenuto che ella si trovava nelle condizioni previste dalla lett. c) dell'art. 4 ccnl 31.3.99, invece che in quelle della letto b) della medesima clausola contrattuale; infatti, ella svolgeva effettivamente l'attività di coordinamento e di controllo contemplata da tale clausola e pertanto il suo inquadramento dell'area D-livel1o 1 era condizionata non già ad una selezione mediante valutazione di titoli, bensì ad una semplice verifica selettiva dei requisiti richiesti dalla medesima letto b).

Formulava pertanto le conclusioni sopra trascritte.

Il Comune di San Salvo si costituiva e contestava la fondatezza dell'appello del quale chiedeva il rigetto.

La Corte istruiva la causa acquisendo documentazione.

All'odierna udienza, dopo la discussione, la Corte decideva la causa e dava lettura del dispositivo.

MOTIVI della DECISIONE

L'appellante è una dipendente comunale inquadrata, secondo il previgente sistema di classificazione del personale, nella 6^ qualifica funzionale dell'area della vigilanza. Ora, la contrattazione collettiva del comparto Regioni-Enti locali, nell'introdurre un nuovo sistema di. classificazione, ha dettato una disciplina particolare con riferimento proprio agli appartenenti a quella qualifica funzionale. In particolare, in sede di attuazione dell'art. 24, c. 2, lett. e) del ccnl del 1.4.99 ed in sede di prima applicazione dell'art. 4 del ccnl del 31.3.99, le parti hanno previsto, nell’art. .29 del ccnl 14.9.20.00, la disciplina relativa al passaggio alla categoria D, posizione economica  D1, del personale in questione.                                                                                    .

Tale clausola contrattuale contempla tre tipologie di lavoratori appartenenti alla ex 6^ q.f. dell’ area vigilanza: a) personale al quale, con atti formali dell'Amministrazione, sono state attribuite funzioni di responsabile del servizio complessivo dell'intera area di vigilanza; b) personale addetto all'esercizio di effettivi compiti coordinamento e di controllo di operatori di pari qualifica o di quella inferiore, già collocato, a seguito di procedure concorsuali, nella ex 6^ q.f. su posti istituiti che prevedevano l'esercizio di tali funzioni anteriormente all'entrata in vigore del d.p.r. n. 268/87; c) personale addetto all'esercizio di effettivi compiti di coordinamento e di controllo di operatori di pari qualifica o di quella inferiore, già collocato, a seguito di procedure concorsuali, nella ex   q.f. su posti istituiti successivamente al d.p.r. n. 268/87 che prevedevano formalmente l'esercizio delle predette funzioni non in applicazione dell'art. 21, c. 6, d.p.r. citato.

Tanto premesso, la clausola contrattuale stabilisce che, con riferimento al personale appartenente alle categorie a) e b), gli enti - nell'ambito della programmazione triennale del fabbisogno del personale - "istituiscono in dotazione organica i corrispondenti posti di categoria D" (art. 29, c. 3); invece, con riferimento al personale di cui alla letto c), gli enti - nel rispetto delle previsioni della programmazione triennale dei fabbisogni del personale - "prevedono in dotazione organica il numero di posti di specialisti di vigilanza, di categoria D, necessari, una volta effettuata la preventiva verifica circa lo svolgimento d'effettive funzioni di coordinamento e controllo di altri operatori di pari qualifica o di quella inferiore, il cui numero sarà da definirsi in sede di concertazione, sulla base della realtà organizzativa di ciascun ente" (c. 4).

Specularmente, è disposto che, mentre il passaggio alla categoria D del personale appartenente alle categorie sub lett. a) e b) avviene "previa verifica selettiva dei requisiti richiesti, di cui ai punti a) e b) entro il termine di due mesi dalla data di sottoscrizione del presente ccnl (c. 5),quello del personale appartenente alla categoria sub letto c) avviene "sulla base di selezioni mediante valutazioni di titoli culturali, professionali e di servizio" previa individuazione dei criteri per lo svolgimento delle selezioni da parte degli enti che a tal fine sono tenuti ad attivare le procedure di concertazione di cui all'art. 8 ccnl  1.4.99 (c. 6).

Dall'esame delle disposizioni ora ricordate emerge con evidenza che le parti hanno individuato, all'interno del complessivo personale appartenente alla ex 6A q.£ dell'area della vigilanza. alcuni dipendenti (lettere a e b) rispetto ai quali, da un lato. il passaggio alla categoria D è subordinato esclusivamente al positivo accertamento del possesso, da parte loro, dei requisiti previsti alla clausola contrattuale e, dall'altro, sussiste per l'ente locale l'obbligo di prevedere nella pianta organica un corrispondente numero di posti di categoria D; hanno poi individuato un altro gruppo di dipendenti (lettera c) rispetto ai quali il passaggio alla categoria D è condizionato. non solo dall'accertamento dei possesso, da parte loro, dei requisiti richiesti alla clausola, ma anche, da un lato, dal numero di posti di categoria D che gli enti - sulla base della loro realtà organizzativa ­decidano di istituire in pianta organica a seguito di concertazione sindacale e, dall'altro, dal superamento di prove selettive per titoli, bandite ovviamente per il numero di posti che saranno stati istituti.

In sostanza, mentre i lavoratori che possono vantare i requisiti stabiliti nelle lettere a) e b) sono automaticamente inquadrati nella categoria D e l'ente locale ha l'obbligo di istituire un corrispondente numero di posti in pianta organica. quelli in possesso dei requisiti contemplati nella lettera c) possono essere inquadrati in quella categoria solamente previo riconoscimento, da parte dell'ente di appartenenza, della necessità dell'istituzione di un certo numero di posti in pianta organica e dopo il superamento di una prova selettiva bandita per la copertura di quei posti.

Nella fattispecie è del tutto pacifico che la lavoratrice non possiede i requisiti di cui alla lett. a); si discute, invece, se la sua situazione sia riconducibile all'ipotesi contemplata dalla letto b) (come pretende appunto l'appellante) ovvero in quella prevista dalla letto c) (come sostiene l'appellato ) Come si desume dal testo contrattuale sopra riprodotto. rientrano nella .lett. b) quei lavoratori che: 1) sono addetti all'esercizio di effettivi compiti di coordinamento e controllo di operatori di pari qualifica o di quella inferiore; 2) sono stati collocati in 6° q.f. a seguito di procedura concorsuale; 3) ricoprono un posto che prevedeva lo svolgimento delle predette funzioni di coordinamento e controllo già prima dell'entrata in vigore del d.p.r. n. 268/87.

I requisiti sub nn. l e 2 sono contemplati anche dalla successIva lett. c). La differenza tra le due categorie di lavoratori sta, allora, solamente nel terzo dei richiamati requisiti, la lett. c)comprendendo i lavoratori che ricoprono posti che sono stati istituiti dopo l'entrata in vigore del d.p.r. n. 268/87.

Ne consegue che l'elemento decisivo per stabilire se un lavoratore appartenga all'una o all'altra categoria di personale è rappresentato dalla data di istituzione del posto da lui ricoperto (se antecedente o successiva al d.p.r. n. 268/87).

La ragione di un simile criterio discretivo si comprende agevolmente se si tiene contro delle modifiche che quel d.p.r. introdusse in tema di classificazione del personale degli enti locali e, in particolare, di mansioni e compiti del personale della 6° q.f. dell'area vigilanza. In effetti, secondo le previsioni dell'originario All. A del d.p.r. n. 347/83. nella 6° q.f. dell'area, vigilanza erano.

comprese esclusivamente "le funzioni di coordinamento delle attività di polizia locale svolte dai nuclei operativi di vigilanza"; invece, in virtù dell'art. 71 d.p.r. n. 268/87, quelle funzioni risultarono così integrate: "i compiti consistono nell'istruzione di pratiche connesse all'attività di polizia locale che implicano conoscenza ed applicazione di leggi, regolamenti e nella redazione di relazioni. rapporti giudiziari ed amministrativi di specie, predisposizioni di atti nei settori: edilizio, commerciale, urbanistico e di infortunistica stradale, che comportano un'elaborazione di dati che implicano conoscenza tecnico-giuridica ed autonomia operativa nel rispetto delle difettive di massima. Può comportare la organizzazione ed il coordinamento delle attività svolte dagli appartenenti alle qualifiche inferiori nonché l'uso di strumenti tecnici anche complessi e la guida di autoveicoli di servizio".

Come si vede, mentre prima del d.p.r. n. 268/87 i compiti del dipendente dell'area vigilanza inquadrato nella q.f consistevano necessariamente ed esclusivamente in funzioni di coordinamento delle attività di polizia locale svolte dagli addetti alla medesima, dopo l'entrata in vigore di quel d.p.r. le mansioni di coordinamento sono divenute meramente eventuali, ben potendo il dipendente di q.f svolgere, in tutto o in parte, anche altro tipo di attività lavorativa. Ecco allora che le parti sociali, nel momento in cui hanno stabilito che una quota del personale di ex q.f dell'area vigilanza (precisamente quello ricoprente posizioni di coordinamento e di controllo: v. art. 7. c. 5. ceni 31.3.99 e art. 24. 00. 2. lett. e), ccnl 1.4.99 deve essere inquadrata non nella categoria C, ma nella superiore categoria D, hanno ragionevolmente stabilito che i dipendenti rispetto ai quali è certo che svolgano mansioni di coordinamento e controllo (appunto perché occupanti posti di ex q.f istituiti in un momento in cui a quella q.f corrispondevano esclusivamente funzioni di coordinamento) siano inquadrati nella categoria D; invece, con riferimento a lavoratori addetti a posti di ex q.f rispetto ai quali (proprio perché istituiti quando a quella q.f corrispondeva una pluralità di compiti anche quelli privi di qualsiasi rilevanza sul piano del coordinamento dell'attività di altri colleghi) non è affatto certo che corrispondano funzioni di coordinamento e controllo. hanno previsto che gli enti procedano anzitutto ad una ricognizione delle loro necessità al fine di individuare il numero di posti di categoria D (ai quali ormai - sulla base della nuova classificazione del personale - corrispondono esclusivamente funzioni di coordinamento e controllo) effettivamente necessari; quindi, una volta operate le conseguenti variazioni della pianta organica, gli enti debbono svolgere una procedura selettiva (ovviamente aperta a tutti i lavoratori appartenenti alla categoria di cui alla più volte citata lettera c) al fine di individuare i dipendenti destinati a ricoprirei neo istituiti posti di categoria D. Venendo ora all'esame della 'situazione dell'appellante, osserva il Collegio che alla deliberazione del Consiglio comunale del Comune di San Salvo del 9.3.87 prodotta dalla Felice all'udienza del 4.11.04, è allegato un prospetto (datato 6.3.87) riportante tutti i posti di pianta organica dell'ente. In quel prospetto risulta un solo posto di q.f. per l'area vigilanza al quale corrispondeva la figura professionale del "Comandante Vigili Urbani". Si sottolinea che si tratta di un documento formato ed adottato dall'Amministrazione pochissimo tempo prima dell'entrata in vigore del d.p.r. n. 268 (il quale risale al 13.5.87) e conseguentemente, in difesa di altri esigenze istruttorie, la Corte ritiene che esso fornisca un quadro sicuramente attendibile della situazione dell'organico del Comune alla data di entrata in vigore di quel d.p.r.

Ed allora si deve concludere che. a quella data, l'unico posto di q.f. dell'area vigilanza esistente in pianta organica era quello di Comandante dei vigili urbani. Pertanto, poiché è pacifico (oltre che documentato: v. contratto di lavoro e bando di concorso, allegati al fascicolo di primo grado della lavoratrice) che la Felici non sia stata assunta per svolgere le funzioni di Comandante dei VV.U.U. ne consegue inevitabilmente che il posto che ella ricopre è stato istituito dopo l'entrata in vigore del d.p.r. n. 268.

Ulteriore conseguenza è la riconducibilità della sua posizione alle previsioni relative al personale di cui alla lett. c) dell'art. 29 ccnl 14.9.00, rispetto al quale - lo si ripete - non può affermarsi alcuna automaticità in ordine all'inquadramento nella categoria D. L'aspirazione della Felice all'inquadramento in quella categoria è condizionato, invece, alla verifica, da parte del Comune, della effettiva necessità di procedere alla istituzione di qualche ulteriore posto di categoria D (verifica rispetto alla quale le parti sociali non hanno contemplato alcun termine, contrariamente a quanto hanno stabilito per l'inquadramento in categoria D del personale di cui alle lettere b e c) e, poi della vittoria nella conseguente procedura di selezione.

La domanda proposta nella presente controversia è pertanto infondata e l'appello deve essere respinto.

La complessità delle questioni decise giustifica la compensazione delle spese processuali.

P.Q.M.

La Corte di Appello di L'Aquila, Sezione lavoro,

definitivamente pronunciando sull'appello proposto avverso la sentenza del Tribunale di Vasto in funzione di giudice del lavoro, pronunciata in data 16.5.03, così decide nel contraddittorio delle parti:

1) rigetta l'appello;

2) compensa tra le parti le spese processuali.

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