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Cassazione Sez. Lavoro n. 6113 del 22 marzo 2005
Effetti dell'interpretazione autentica del contratto collettivo

NELL’IMPIEGO PUBBLICO L’INTERPRETAZIONE AUTENTICA DEL CONTRATTO COLLETTIVO IN SEDE SINDACALE PUO’ DETERMINARE, NELLE CONTROVERSIE INDIVIDUALI, LA CESSAZIONE DELLA MATERIA DEL CONTENDERE – In base all’art. 64 del decreto legislativo n. 165 del 2001

(Cassazione Sezione Lavoro n. 6113 del 22 marzo 2005, Pres. Sciarelli, Rel. De Luca).

 

Dal sito www.legge-e-giustizia.it 17/5/2005


           
Angelo R. G., dipendente del Comune di Torino, si è rivolto al Tribunale del Lavoro per ottenere, tra l’altro, la dichiarazione di illegittimità del provvedimento di revoca del proprio incarico di posizione organizzativa, motivato dal Comune  con l’accertamento di comportamenti incompatibili con la natura dell’incarico conferito. Il lavoratore ha dedotto, tra le altre cose, che il  CCNL per il comparto regioni e autonomie locali prevede l’ipotesi di revoca dell’incarico di posizione organizzativa in conseguenza di specifico accertamento di risultati negativi e non anche a seguito di motivata relazione di merito su comportamenti; tale ipotesi è prevista esclusivamente dal contratto collettivo integrativo aziendale per il Comune di Torino.
            Il Tribunale di Torino ha ritenuto necessaria, per la definizione della controversia, la risoluzione in via pregiudiziale della questione concernente l’interpretazione delle clausole dei contratti collettivi e il rapporto tra di loro esistente. Il Tribunale ha pertanto attivato la procedura prevista dall’art. 64 D.Lgs. 165/2001 (Testo Unico sul pubblico impiego), secondo cui, nell’ambito del rapporto di pubblico impiego, ove sorga controversia in ordine alla efficacia, validità o interpretazione delle clausole di un contratto collettivo nazionale, il Giudice può chiedere all’ARAN di addivenire ad un accordo sull’interpretazione autentica o sulla modifica delle clausole controverse con le organizzazioni sindacali interessate. Poiché l’ARAN non ha risposto nel termine previsto dalla legge, il Tribunale, con sentenza non definitiva, ha deciso sulla questione, stabilendo che alla contrattazione collettiva decentrata integrativa non è consentito introdurre ipotesi di revoca degli incarichi di posizioni organizzative ulteriori rispetto a quelle previste dalla contrattazione collettiva.
            Avverso tale sentenza il Comune di Torino ha proposto ricorso per saltum per cassazione, affidato a tre motivi ed illustrato da memoria, nei quali, tra l’altro, ha segnalato che, nelle more del giudizio di cassazione, era stata sottoscritta dall’ARAN e dalle organizzazioni sindacali interessate un’ipotesi di accordo sulla interpretazione autentica della controversa normativa contrattuale.
            L’udienza dinanzi alla Suprema Corte, all’esito della discussione, è stata rinviata a nuovo ruolo per acquisire informazioni dall’ARAN circa il sopravvenuto accordo di interpretazione autentica; successivamente l’ARAN ha comunicato l’intervenuta definitiva sottoscrizione dell’accordo che recava l’interpretazione autentica delle clausole contrattuali, confermando, contrariamente a quanto stabilito dal Tribunale di Torino nella sentenza investita dal ricorso, la validità della disciplina contenuta nel contratto integrativo aziendale che prevedeva ipotesi ulteriori, rispetto al CCNL, di revoca dell’incarico di posizione organizzativa.
            La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 6113 del 22 marzo 2005, Pres. Sciarelli, Rel. De Luca) essendo sopravvenuto nelle more del giudizio di cassazione questo accordo di interpretazione autentica riguardante le stesse clausole contrattuali oggetto dell’accertamento pregiudiziale della sentenza impugnata, ha dichiarato inammissibile il ricorso per cessazione della materia del contendere. 
            Nel corso del processo relativo a controversie individuali di lavoro alle dipendenze di pubbliche amministrazioni – ha ricordato la Suprema Corte – ogniqualvolta risulti necessario, per la definizione della controversia, risolvere una questione concernente l’efficacia, la validità o l’interpretazione delle clausole di contratto o accordo collettivo nazionale sottoscritto dall’ARAN, si instaura una sorta di sub- procedimento di accertamento pregiudiziale ai sensi dell’art. 64 D.Lgs. 165/2001. Il sub-procedimento si articola in una ordinanza non impugnabile del giudice adito che indica la questione da risolvere e affida l’interpretazione autentica ovvero la modifica della clausola controversa alle stesse parti stipulanti (ossia l’ARAN e tutte le organizzazioni sindacali firmatarie) e queste vi provvedono con un accordo di natura novativa, idoneo ad incidere sulla controversia con efficacia retroattiva. Nel difetto di una soluzione contrattuale, il sub-procedimento si conclude con sentenza non definitiva di accertamento pregiudiziale impugnabile per saltum soltanto con ricorso immediato per Cassazione. Non trova invece soluzione esplicita, nella speciale disciplina del sub-procedimento di accertamento pregiudiziale, se e quale rilievo giuridico abbia l’accordo di interpretazione autentica ovvero di modifica, concernente le stesse clausole contrattuali controverse, che formano oggetto dell’accertamento pregiudiziale, ove si perfezioni dopo la sentenza non definitiva di primo grado, che rechi quell’accertamento.
            Sul punto la Corte ha osservato che l’accordo di interpretazione autentica ovvero di modifica del contratto collettivo sostituisce, sin dall’inizio della vigenza del medesimo, la  clausola – che ne risulta interpretata e modificata – certamente nell’ambito del sub-procedimento di accertamento pregiudiziale (ai sensi del comma 2, dell’art. 64 in relazione all’art. 49 T.U. sul pubblico impiego) ma anche al di fuori dello stesso, quando cioè l’accordo si perfezioni dopo la sentenza non definitiva di primo grado oppure, come nel caso di specie, nel corso del giudizio di cassazione.
            Tale meccanismo – ha evidenziato la Corte – è giustificato dalle peculiarità del contratto collettivo nel pubblico impiego che possiede efficacia erga omnes ed è funzionale all’interesse pubblico di cui all’art. 97 Cost. Sul punto la Cassazione richiama la sentenza della Corte Costituzionale n. 199/2003, secondo cui le peculiarità del contratto collettivo nel pubblico impiego rendono evidente l’esigenza, in presenza di una questione interpretativa, di fare della controversia individuale, sia pure attraverso il sacrificio per il singolo lavoratore, l’occasione per pervenire ad una definitiva, perché potenzialmente generale, soluzione della questione e, quindi, della soluzione erga omnes della situazione di incertezza posta in evidenza dalla controversia.
            Pertanto – ha concluso la Corte – il ricorso per cassazione – che sia stato proposto contro la sentenza di accertamento pregiudiziale – risulta inammissibile per carenza sopravvenuta dell’interesse a ricorrere essendo cessata la materia del contendere, in quanto la clausola contrattuale che forma oggetto della sentenza di accertamento pregiudiziale investita dal ricorso è stata sostituita sin dall’inizio della vigenza dal sopravvenuto accordo di interpretazione autentica; con la materia controversa è venuta meno qualsiasi posizione di contrasto.