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Il gratta e sosta non è obbligatorio: annullata la multa
Sentenza del GdP di Milano, cittadino avvocato vince contro il Comune

Corriere della Sera 18/2/2006

È servito un ricorso di tredici pagine. Un elenco di punti e sotto-punti, le parole gratta e

sosta ripetute ogni due righe. Fatica premiata: «Per tutto quanto esposto non vi sono prove sufficienti della responsabilità del ricorrente», scrive nella sentenza il giudice di pace Michela Casiraghi. Pertanto, «i verbali opposti devono essere annullati». Sorpresa dal tribunale: l' automobilista può parcheggiare sulle strisce blu senza tagliandi, grattini o schedine varie. Niente multa da 33,70 euro. Il cittadino vince contro il Comune, e toccano a Palazzo Marino anche le spese processuali «liquidate in complessivi 300 euro». Burocratica, ma pur sempre una sentenza che farà letteratura. Un precedente. Eduardo de Sanna, 70 anni, è l' automobilista-avvocato che ha fatto l' impresa. Ha parcheggiato in area blu senza gratta e sosta ed è riuscito a farsi cancellare la multa. Come? Con un ricorso fondato su tre punti: non c' erano rivenditori di tagliandi aperti nella zona del parcheggio, l' assenza dall' auto era stata solo di pochi minuti («non più di sette») e, soprattutto, il sistema di pagamento stabilito dal Comune (gratta e sosta da un' ora o più) «non corrisponde a quanto previsto dal Codice della Strada». Articolo 7, comma 5. In sostanza: a Milano non sono mai stati installati gli «orologi marcatempo», «i dispositivi in grado di erogare tagliandi con indicata l' ora d' inizio e fine sosta» e consentire il pagamento «dell' effettiva durata del parcheggio». Risultato: una legge dello Stato viene tradita così dalla direttiva comunale. Quanto basta per motivare e vincere il ricorso. E infatti l' «orologio marcatempo» non c' era alle 12.50 del 10 luglio 2004 in via Cantù, quando de Sanna ha parcheggiato la sua Renault Clio nelle strisce a pagamento. Il tempo di una commissione, l' acquisto di Parmigiano Reggiano dal droghiere di fiducia. Nessun bar aperto (parola dei testimoni), nemmeno un' edicola o un addetto alla sosta in tutta la zona per comprare il tagliando. La «condanna» è arrivata in sette minuti: al ritorno dal negozio, la multa era già stata infilata sotto il tergicristallo. «Ma era una sanzione sbagliata e l' ho dimostrato», esulta de Sanna. È «assurdo», dice, «che solo a Milano non sia possibile pagare il tempo effettivo di sosta dell' auto». Certo, le decisioni del Comune sono legge sul territorio di competenza: «Ma il giudice di pace è stato costretto a disapplicare la norma nel caso specifico. Così come sarebbe costretto a fare lo stesso in tutti i casi analoghi». È un invito agli automobilisti? «A quelli un po' arrabbiati, come me».
Stella Armando

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