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Legge 21/2/2006 n.102
Disposizioni in materia di conseguenze derivanti da incidenti stradali

LEGGE 21 febbraio 2006, n.102

 

Disposizioni in materia di conseguenze derivanti da incidenti stradali.

(GU n. 64 del 17-3-2006)

testo in vigore dal: 1-4-2006

  La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno

approvato;

 

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

                              Promulga

 

la seguente legge:

 

                               Art. 1.

         (Modifiche all'articolo 222 del decreto legislativo

                       30 aprile 1992, n. 285)

1.  Il  comma  2  dell'articolo 222 del decreto legislativo 30 aprile

1992, n. 285, e' sostituito dai seguenti:

"2.  Quando  dal  fatto  derivi  una  lesione  personale  colposa  la

sospensione  della  patente  e' da quindici giorni a tre mesi. Quando

dal  fatto derivi una lesione personale colposa grave o gravissima la

sospensione  della  patente  e' fino a due anni. Nel caso di omicidio

colposo la sospensione e' fino a quattro anni.

2-bis.  La sanzione amministrativa accessoria della sospensione della

patente  fino a quattro anni e' diminuita fino a un terzo nel caso di

applicazione  della  pena  ai sensi degli articoli 444 e seguenti del

codice di procedura penale".


          Avvertenza:

              Il  testo  delle  note  qui pubblicato e' stato redatto

          dall'amministrazione   competente  per  materia,  ai  sensi

          dell'art.   10,   commi 2   e  3,  del  testo  unico  delle

          disposizioni     sulla     promulgazione    delle    leggi,

          sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica

          e  sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,

          approvato  con  D.P.R.  28 dicembre  1985, n. 1092, al solo

          fine  di  facilitare la lettura delle disposizioni di legge

          modificate  o  alle  quali  e'  operato  il rinvio. Restano

          invariati  il  valore  e l'efficacia degli atti legislativi

          qui trascritti.

          Note all'art. 1:

              Si   riporta   il   testo  dell'art.  222  del  decreto

          legislativo  30 aprile  1992,  n.  285  (Nuovo codice della

          strada) come modificato dalla legge qui pubblicata:

              «Art.    222    (Sanzioni   amministrative   accessorie

          all'accertamento  di reati). - 1. Qualora da una violazione

          delle  norme  di cui al presente codice derivino danni alle

          persone,  il giudice applica con la sentenza di condanna le

          sanzioni  amministrative  pecuniarie  previste,  nonche' le

          sanzioni  amministrative  accessorie  della  sospensione  o

          della revoca della patente.

              2.  Quando  dal  fatto  derivi  una  lesione  personale

          colposa  la sospensione della patente e' da quindici giorni

          a  tre  mesi. Quando dal fatto derivi una lesione personale

          colposa  grave o gravissima la sospensione della patente e'

          fino   a   due  anni.  Nel  caso  di  omicidio  colposo  la

          sospensione e' fino a quattro anni.

              2-bis.  La  sanzione  amministrativa  accessoria  della

          sospensione  della patente fino a quattro anni e' diminuita

          fino  a  un  terzo  nel  caso di applicazione della pena ai

          sensi degli articoli 444 e seguenti del codice di procedura

          penale.

              3. Il giudice puo' applicare la sanzione amministrativa

          accessoria  della  revoca  della  patente  nell'ipotesi  di

          recidiva  reiterata specifica verificatasi entro il periodo

          di  cinque  anni  a  decorrere  dalla  data  della condanna

          definitiva per la prima violazione.».

 

                                  Art. 2.

   (Elevazione delle pene edittali per i reati di omicidio colposo

              e di lesioni colpose gravi e gravissime)

1. Il secondo comma dell'articolo 589 del codice penale e' sostituito

dal seguente:

"Se  il fatto e' commesso con violazione delle norme sulla disciplina

della  circolazione  stradale  o  di  quelle per la prevenzione degli

infortuni  sul  lavoro  la  pena  e' della reclusione da due a cinque

anni".

2.  Il  terzo comma dell'articolo 590 del codice penale e' sostituito

dal seguente:

"Se  i  fatti  di  cui  al secondo comma sono commessi con violazione

delle  norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle

per  la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena per le lesioni

gravi e' della reclusione da tre mesi a un anno o della multa da euro

500  a  euro  2.000  e  la  pena  per  le lesioni gravissime e' della

reclusione da uno a tre anni".


          Note all'art. 2:

              Si  riporta  il  testo  dell'art. 589 del codice penale

          come modificato dalla legge qui pubblicata:

              «Art.  589  (Omicidio  colposo). - Chiunque cagiona per

          colpa  la  morte di una persona e' punito con la reclusione

          da sei mesi a cinque anni.

              Se  il  fatto  e'  commesso  con violazione delle norme

          sulla  disciplina  della  circolazione stradale o di quelle

          per  la  prevenzione  degli infortuni sul lavoro la pena e'

          della reclusione da due a cinque anni.

              Nel  caso  di morte di piu' persone, ovvero di morte di

          una  o  piu' persone e di lesioni di una o piu' persone, si

          applica  la pena che dovrebbe infliggersi per la piu' grave

          delle  violazioni  commesse aumentata fino al triplo, ma la

          pena non puo' superare gli anni dodici.».

              Si  riporta  il  testo  dell'art. 590 del codice penale

          cosi' come modificato dalla legge qui pubblicata:

          «Art.  590  (Lesioni personali colpose). - Chiunque cagiona

          ad  altri  per colpa una lesione personale e' punito con la

          reclusione  fino  a  tre  mesi  o  con la multa fino a lire

          seicentomila.

              Se  la  lesione e' grave la pena e' della reclusione da

          uno a sei mesi o della multa da lire duecentoquarantamila a

          un   milione   e  duecentomila,  se  e'  gravissima,  della

          reclusione  da  tre  mesi  a due anni o della multa da lire

          seicentomila a due milioni e quattrocentomila.

              Se  i  fatti  di cui al secondo comma sono commessi con

          violazione  delle norme sulla disciplina della circolazione

          stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul

          lavoro  la pena per le lesioni gravi e' della reclusione da

          tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro 2.000 e

          la  pena  per  le lesioni gravissime e' della reclusione da

          uno a tre anni.

              Nel  caso di lesioni di piu' persone si applica la pena

          che dovrebbe infliggersi per la piu' grave delle violazioni

          commesse,  aumentata  fino  al  triplo;  ma  la  pena della

          reclusione non puo' superare gli anni cinque.

              Il  delitto e' punibile a querela della persona offesa,

          salvo  nei  casi  previsti  nel  primo e secondo capoverso,

          limitatamente  ai fatti commessi con violazione delle norme

          per  la  prevenzione  degli infortuni sul lavoro o relative

          all'igiene   del  lavoro  o  che  abbiano  determinato  una

          malattia professionale.».

 

                              Art. 3.

                     (Disposizioni processuali)

 

1. Alle cause relative al risarcimento dei danni per morte o lesioni,

conseguenti  ad incidenti stradali, si applicano le norme processuali

di cui al libro II, titolo IV, capo I del codice di procedura civile.


          Note all'art. 3:

              Il  capo  I  del  titolo  IV del libro II del codice di

          procedura  civile  reca: «Delle controversie individuali di

          lavoro».

 

                                Art. 4.

       (Abbreviazione dei termini per le indagini preliminari

            e per la fissazione della data del giudizio)

 

1.  Dopo  il  comma  2-bis  dell'articolo 406 del codice di procedura

penale e' inserito il seguente:

"2-ter.  Qualora  si  proceda  per  i reati di cui agli articoli 589,

secondo  comma,  e 590, terzo comma, del codice penale, la proroga di

cui al comma 1 puo' essere concessa per non piu' di una volta".

2.  All'articolo  416  del codice di procedura penale e' aggiunto, in

fine, il seguente comma:

"2-bis.  Qualora  si  proceda  per  il reato di cui all'articolo 589,

secondo  comma,  del codice penale, la richiesta di rinvio a giudizio

del  pubblico  ministero  deve  essere depositata entro trenta giorni

dalla chiusura delle indagini preliminari".

3.  Dopo  il comma 3 dell'articolo 429 del codice di procedura penale

e' inserito il seguente:

"3-bis.  Qualora  si  proceda  per  il reato di cui all'articolo 589,

secondo  comma,  del  codice penale, il termine di cui al comma 3 non

puo' essere superiore a sessanta giorni".

4.  Dopo  il comma 1 dell'articolo 552 del codice di procedura penale

sono inseriti i seguenti:

"1-bis.   Qualora   si   proceda   per   taluni  dei  reati  previsti

dall'articolo  590,  terzo  comma,  del  codice penale, il decreto di

citazione  a  giudizio  deve  essere emesso entro trenta giorni dalla

chiusura delle indagini preliminari.

1-ter. Qualora si proceda per taluni dei reati previsti dall'articolo

590,  terzo  comma, del codice penale, la data di comparizione di cui

al  comma  1,  lettera  d), e' fissata non oltre novanta giorni dalla

emissione del decreto".


          Note all'art. 4:

              Si  riporta  il  testo  dell'art.  406  del  codice  di

          procedura   penale   come   modificato   dalla   legge  qui

          pubblicata:

              «Art.  406  (Proroga  del  termine).  -  1. Il pubblico

          ministero,   prima   della  scadenza,  puo'  richiedere  al

          giudice,  per giusta causa, la proroga del termine previsto

          dall'art.  405.  La  richiesta contiene l'indicazione della

          notizia   di  reato  e  l'esposizione  dei  motivi  che  la

          giustificano.

              2.  Ulteriori  proroghe  possono  essere  richieste dal

          pubblico  ministero  nei  casi  di particolare complessita'

          delle   indagini  ovvero  di  oggettiva  impossibilita'  di

          concluderle entro il termine prorogato.

              2-bis.  Ciascuna  proroga  puo'  essere autorizzata dal

          giudice per un tempo non superiore a sei mesi.

              2-ter.  Qualora  si  proceda  per  i  reati di cui agli

          articoli 589, secondo comma, e 590, terzo comma, del codice

          penale,  la  proroga di cui al comma 1 puo' essere concessa

          per non piu' di una volta.

              3.  La  richiesta  di proroga e' notificata, a cura del

          giudice,  con l'avviso della facolta' di presentare memorie

          entro  cinque  giorni  dalla  notificazione,  alla  persona

          sottoposta  alle  indagini  nonche' alla persona offesa dal

          reato  che,  nella  notizia di reato o successivamente alla

          sua  presentazione,  abbia  dichiarato  di  volere  esserne

          informata.  Il  giudice  provvede  entro dieci giorni dalla

          scadenza del termine per la presentazione delle memorie.

              4.  Il  giudice  autorizza  la  proroga del termine con

          ordinanza  emessa  in  camera di consiglio senza intervento

          del pubblico ministero e dei difensori.

              5.  Qualora  ritenga  che  allo stato degli atti non si

          debba  concedere  la  proroga, il giudice, entro il termine

          previsto  dal  comma  3  secondo  periodo,  fissa  la  data

          dell'udienza  in  camera  di  consiglio  e ne fa notificare

          avviso  al pubblico ministero, alla persona sottoposta alle

          indagini  nonche', nella ipotesi prevista dal comma 3, alla

          persona  offesa  dal reato. Il procedimento si svolge nelle

          forme previste dall'art. 127.

              5-bis.  Le  disposizioni  dei  commi  3,  4  e 5 non si

          applicano  se  si  procede  per taluno dei delitti indicati

          nell'art.  51 comma 3-bis e nell'art. 407, comma 2, lettera

          a), numeri 4 e 7-bis. In tali casi, il giudice provvede con

          ordinanza  entro  dieci  giorni  dalla  presentazione della

          richiesta, dandone comunicazione al pubblico ministero.

              6.  Se  non  ritiene  di  respingere  la  richiesta  di

          proroga,  il  giudice  autorizza  con ordinanza il pubblico

          ministero a proseguire le indagini.

              7.   Con  l'ordinanza  che  respinge  la  richiesta  di

          proroga,   il  giudice,  se  il  termine  per  le  indagini

          preliminari e' gia' scaduto, fissa un termine non superiore

          a  dieci  giorni  per  la  formulazione delle richieste del

          pubblico ministero a norma dell'art. 405.

              8.  Gli atti di indagine compiuti dopo la presentazione

          della  richiesta di proroga e prima della comunicazione del

          provvedimento del giudice sono comunque utilizzabili sempre

          che,   nel   caso  di  provvedimento  negativo,  non  siano

          successivi    alla    data    di   scadenza   del   termine

          originariamente previsto per le indagini.».

              Si  riporta  il  testo  dell'art.  416  del  codice  di

          procedura   penale   come   modificato   dalla   legge  qui

          pubblicata:

              «Art.  416  (Presentazione della richiesta del pubblico

          ministero).  -  1.  La  richiesta  di  rinvio a giudizio e'

          depositata  dal  pubblico  ministero  nella cancelleria del

          giudice.

              La  richiesta  di  rinvio a giudizio e' nulla se non e'

          preceduta  dall'avviso  previsto dall'art. 415-bis, nonche'

          dall'invito  a  presentarsi per rendere l'interrogatorio ai

          sensi dell'art. 375, comma 3, qualora la persona sottoposta

          alle   indagini  abbia  chiesto  di  essere  sottoposta  ad

          interrogatorio  entro  il  termine di cui all'art. 415-bis,

          comma 3.

              2.   Con   la   richiesta  e'  trasmesso  il  fascicolo

          contenente  la notizia di reato, la documentazione relativa

          alle  indagini  espletate  e  i verbali degli atti compiuti

          davanti  al  giudice  per le indagini preliminari. Il corpo

          del  reato  e  le cose pertinenti al reato sono allegati al

          fascicolo, qualora non debbano essere custoditi altrove.

              2-bis.  Qualora si proceda per il reato di cui all'art.

          589,  secondo  comma,  del  codice  penale, la richiesta di

          rinvio  a  giudizio  del  pubblico  ministero  deve  essere

          depositata   entro   trenta  giorni  dalla  chiusura  delle

          indagini preliminari.».

              Si  riporta  il  testo  dell'art.  429  del  codice  di

          procedura  penale  cosi'  come  modificato  dalla legge qui

          pubblicata:

              «Art.  429  (Decreto  che dispone il giudizio). - 1. Il

          decreto che dispone il giudizio contiene:

                a) le    generalita'   dell'imputato   e   le   altre

          indicazioni  personali  che valgono a identificarlo nonche'

          le generalita' delle altre parti private, con l'indicazione

          dei difensori;

                b) l'indicazione   della  persona  offesa  dal  reato

          qualora risulti identificata;

                c) l'enunciazione,  in  forma  chiara  e precisa, del

          fatto, delle circostanze aggravanti e di quelle che possono

          comportare  l'applicazione  di  misure  di  sicurezza,  con

          l'indicazione dei relativi articoli di legge;

                d) l'indicazione  sommaria delle fonti di prova e dei

          fatti cui esse si riferiscono;

                e)  il  dispositivo,  con  l'indicazione  del giudice

          competente per il giudizio;

                f) l'indicazione  del  luogo,  del  giorno e dell'ora

          della comparizione, con l'avvertimento all'imputato che non

          comparendo sara' giudicato in contumacia;

                g) la   data   e  la  sottoscrizione  del  giudice  e

          dell'ausiliario che l'assiste.

              2.   Il   decreto   e'   nullo  se  l'imputato  non  e'

          identificato   in   modo   certo   ovvero  se  manca  o  e'

          insufficiente  l'indicazione  di uno dei requisiti previsti

          dal comma 1 lettere c) e f).

              3.  Tra  la  data  del decreto e la data fissata per il

          giudizio deve intercorrere un termine non inferiore a venti

          giorni.

              3-bis.  Qualora si proceda per il reato di cui all'art.

          589, secondo comma, del codice penale, il termine di cui al

          comma 3 non puo' essere superiore a sessanta giorni.

              4.  Il  decreto  e'  notificato  all'imputato contumace

          nonche'  all'imputato  e  alla  persona offesa comunque non

          presenti  alla  lettura del provvedimento di cui al comma 1

          dell'art.  424 almeno venti giorni prima della data fissata

          per il giudizio.».

              Si  riporta  il  testo  dell'art.  552  del  codice  di

          procedura  penale  cosi'  come  modificato  dalla legge qui

          pubblicata:

              «Art.  552  (Decreto  di citazione a giudizio). - 1. Il

          decreto di citazione a giudizio contiene:

                a)   le   generalita'   dell'imputato   o   le  altre

          indicazioni  personali  che valgono a identificarlo nonche'

          le generalita' delle altre parti private, con l'indicazione

          dei difensori;

                b) l'indicazione   della   persona   offesa,  qualora

          risulti identificata;

                c) l'enunciazione   del  fatto,  in  forma  chiara  e

          precisa,  delle  circostanze  aggravanti  e  di  quelle che

          possono  comportare  l'applicazione di misure di sicurezza,

          con l'indicazione dei relativi articoli di legge;

                d) l'indicazione   del   giudice  competente  per  il

          giudizio  nonche'  del  luogo,  del giorno e dell'ora della

          comparizione,   con  l'avvertimento  all'imputato  che  non

          comparendo sara' giudicato in contumacia;

                e) l'avviso che l'imputato ha facolta' di nominare un

          difensore  di  fiducia  e che, in mancanza, sara' assistito

          dal difensore di ufficio;

                f) l'avviso  che, qualora ne ricorrano i presupposti,

          l'imputato,  prima  della  dichiarazione  di  apertura  del

          dibattimento  di  primo grado, puo' presentare le richieste

          previste dagli articoli 438 e 444 ovvero presentare domanda

          di oblazione;

                g) l'avviso  che  il fascicolo relativo alle indagini

          preliminari  e'  depositato  nella  segreteria del pubblico

          ministero  e che le parti e i loro difensori hanno facolta'

          di prenderne visione e di estrarne copia;

                h) la data e la sottoscrizione del pubblico ministero

          e dell'ausiliario che lo assiste.

              1-bis. Qualora si proceda per taluni dei reati previsti

          dall'art.  590,  terzo comma, del codice penale, il decreto

          di  citazione  a  giudizio  deve essere emesso entro trenta

          giorni dalla chiusura delle indagini preliminari.

              1-ter. Qualora si proceda per taluni dei reati previsti

          dall'art.  590,  terzo comma, del codice penale, la data di

          comparizione  di cui al comma 1, lettera d), e' fissata non

          oltre novanta giorni dalla emissione del decreto.

              2.   Il   decreto   e'   nullo  se  l'imputato  non  e'

          identificato   in   modo   certo   ovvero  se  manca  o  e'

          insufficiente  l'indicazione  di uno dei requisiti previsti

          dalle  lettere  c), d), e) ed f) del comma 1. Il decreto e'

          altresi'  nullo  se  non  e' preceduto dall'avviso previsto

          dall'art.  415-bis,  nonche'  dall'invito a presentarsi per

          rendere  l'interrogatorio  ai sensi dell'art. 375, comma 3,

          qualora  la  persona  sottoposta  alle  indagini  lo  abbia

          richiesto  entro  il termine di cui al comma 3 del medesimo

          art. 415-bis.

              3.  Il decreto di citazione e' notificato all'imputato,

          al suo difensore e alla parte offesa almeno sessanta giorni

          prima della data fissata per l'udienza di comparizione. Nei

          casi  di  urgenza,  di cui deve essere data motivazione, il

          termine e' ridotto a quarantacinque giorni.

              4.  Il  decreto di citazione e' depositato dal pubblico

          ministero   nella   segreteria   unitamente   al  fascicolo

          contenente  la  documentazione, gli atti e le cose indicati

          nell'art. 416, comma 2.».

  
                                 Art. 5.
  (Liquidazione anticipata di somme in caso di incidenti stradali)
 
1. All'articolo 24 della legge 24 dicembre 1969, n. 990, e' aggiunto,
in fine, il seguente comma:
"Qualora  gli aventi diritto non si trovino nello stato di bisogno di
cui  al  primo  comma,  il  giudice civile o penale, su richiesta del
danneggiato,  sentite  le  parti, qualora da un sommario accertamento
risultino  gravi elementi di responsabilita' a carico del conducente,
con  ordinanza  immediatamente esecutiva provvede all'assegnazione, a
carico  di  una  o  piu'  delle parti civilmente responsabili, di una
provvisionale pari ad una percentuale variabile tra il 30 e il 50 per
cento  della presumibile entita' del risarcimento che sara' liquidato
con sentenza".
 
                                  Art. 6.
                      (Obblighi del condannato)
 
1.  Dopo  l'articolo  224  del decreto legislativo 30 aprile 1992, n.
285, e successive modificazioni, e' inserito il seguente:
"Art.  224-bis.  -  (Obblighi  del  condannato). - 1. Nel pronunciare
sentenza  di  condanna  alla  pena  della  reclusione  per un delitto
colposo  commesso  con violazione delle norme del presente codice, il
giudice  puo' disporre altresi' la sanzione amministrativa accessoria
del  lavoro  di  pubblica  utilita'  consistente nella prestazione di
attivita'  non  retribuita  in favore della collettivita' da svolgere
presso  lo  Stato,  le regioni, le province, i comuni o presso enti o
organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato.
2. Il lavoro di pubblica utilita' non puo' essere inferiore a un mese
ne' superiore a sei mesi. In caso di recidiva, ai sensi dell'articolo
99,  secondo comma, del codice penale, il lavoro di pubblica utilita'
non puo' essere inferiore a tre mesi.
3.  Le  modalita' di svolgimento del lavoro di pubblica utilita' sono
determinate dal Ministro della giustizia con proprio decreto d'intesa
con  la  Conferenza  unificata  di  cui  all'articolo  8  del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
4.  L'attivita'  e' svolta nell'ambito della provincia in cui risiede
il  condannato  e  comporta  la prestazione di non piu' di sei ore di
lavoro  settimanale  da  svolgere  con  modalita'  e  tempi  che  non
pregiudichino  le  esigenze  di  lavoro,  di studio, di famiglia e di
salute  del  condannato.  Tuttavia,  se il condannato lo richiede, il
giudice puo' ammetterlo a svolgere il lavoro di pubblica utilita' per
un tempo superiore alle sei ore settimanali.
5.   La  durata  giornaliera  della  prestazione  non  puo'  comunque
oltrepassare le otto ore.
6.  In  caso di violazione degli obblighi di cui al presente articolo
si  applicano  le  disposizioni  di  cui  all'articolo 56 del decreto
legislativo 28 agosto 2000, n. 274".
 
    La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.
 
      Data a Roma, addi' 21 febbraio 2006
 
                               CIAMPI
 
                              Berlusconi,  Presidente  del  Consiglio
                              dei Ministri
Visto, il Guardasigilli: Castelli