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Sicilia n.561-2006
Sulla legittimità o meno della revoca della qualifica di agente di P.S. a seguito di una sentenza ex art.444 CPP

REPUBBLICA ITALIANA

N. 561-06 Reg. Sent.       

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

      Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione Prima,  ha pronunciato la seguente

S E N T E N Z A

N.  4655  Reg. Gen.

 ANNO    2004

sul ricorso n. 4655/2004 proposto da: ………,  rappresentato e difeso dall’Avvocato Carmelo La Fauci Belponer, presso il cui studio in Palermo, viale Regina Margherita n. 42 è elettivamente domiciliato;

contro

- l’Ufficio territoriale del Governo di Palermo, in persona del Prefetto pro tempore;

- il Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, entrambi rappresentati e difesi dall’Avvocatura dello Stato, presso il cui Ufficio Distrettuale di Palermo sono domiciliati;

e nei confronti

del Comune di Villabate, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocato Giancarlo Pellegrino, presso il cui studio in Palermo, viale Regione Siciliana n. 7450, è elettivamente domiciliato;

per l'annullamento

del decreto del Prefetto di Palermo prot. n. 0023339- area I/ter del 19/08/2004, notificato il 23/08/2004, con il quale è stata revocata al ricorrente la qualifica di Agente di Pubblica Sicurezza.

Visto il ricorso, notificato in data 22/09/2004 e notificato in data 05/10/2004, con i relativi allegati.

Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Avvocatura dello Stato per l’Amministrazione intimata.

Visti gli atti tutti di causa.

Designato relatore alla pubblica udienza del 27 gennaio 2006, il Referendario Agnese Anna Barone.

Uditi l’Avvocato La Fauci per il ricorrente, l’Avvocato dello Stato G. Pignatone per l’amministrazione resistente e l’Avvocato G. Pellegrino per il Comune di Villabate.

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:

FATTO

Il Signor …………., ispettore della Polizia Municipale del Comune di Villabate, ha impugnato, con il presente ricorso, il decreto prefettizio in epigrafe, con il quale il Prefetto di Palermo - su segnalazione del Comune di Villabate - ha disposto la revoca della qualifica di agente di Pubblica Sicurezza, motivando tale provvedimento sull’esistenza di una condanna a quattro mesi di reclusione per i reati previsti dagli articoli 81,323 comma II e 62 bis cod. pen. inflitta dal Tribunale di Palermo ai sensi degli articoli 444 e seguenti del c.p.p.  con sentenza del 12/01/1999, divenuta esecutiva il 28/02/1999, che avrebbe fatto venire meno il requisito dell’affidabilità, per il mantenimento di detto titolo.

A sostegno del ricorso deduce i seguenti motivi di censura:

1)   Violazione dell’articolo 24 della Costituzione; violazione e falsa applicazione dell’articolo 5 comma II, lett. b) della legge n. 65/1968; violazione dell’articolo 11 delle preleggi; eccesso di potere per difetto di istruttoria.138 R.D. 18/06/1931 n.773.

La condanna emessa a seguito del rito del patteggiamento sarebbe irrilevante ai fini della revoca della qualifica di agente di pubblica sicurezza perché intervenuta precedentemente all’entrata in vigore della legge n. 97/2001 che ha equiparato la sentenza emessa ai sensi dell’articolo 444 c.p.p. alla sentenza di condanna

2)   Violazione dell’articolo 445 comma II c.p.p.: nel caso in esame risulterebbe estinto ogni effetto penale, senza necessità alcuna di un provvedimento di riabilitazione.

Si sono costituiti in giudizio l’amministrazione intimata ed il Comune controinterssato, deducendo l’infondatezza del ricorso e chiedendone il rigetto.

Alla pubblica udienza del 27 gennaio 2006 il ricorso è stato assunto in decisione.

DIRITTO

Il ricorso è infondato.

Occorre preliminarmente precisare che l’attribuzione e la revoca, da parte del Prefetto, delle funzioni di agente di Pubblica Sicurezza costituiscono atti vincolati alle ipotesi tassativamente indicate dalla legge; in particolare, l'articolo 5, commi 1°, 2° e 3°, della legge n. 65 del 7 marzo 1986, dispone che: "Il personale che svolge servizio di polizia municipale, nell'ambito territoriale dell'ente di appartenenza e nei limiti delle proprie attribuzioni, esercita anche: a) funzioni di polizia giudiziaria, rivestendo a tal fine la qualità di agente di polizia giudiziaria, riferita agli operatori, o di ufficiale di polizia giudiziaria, riferita ai responsabili del servizio o del Corpo e agli addetti al coordinamento e al controllo, ai sensi dell'articolo 221, terzo comma, del codice di procedura penale; b) servizio di polizia stradale, ai sensi dell'articolo 137 del testo unico delle norme sulla circolazione stradale approvato con decreto del Presidente della Repubblica 15 giugno 1959, numero 393; c) funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza ai sensi dell'articolo 3 della presente legge. A tal fine il prefetto conferisce al suddetto personale, previa comunicazione del sindaco, la qualità di agente di pubblica sicurezza, dopo aver accertato il possesso dei seguenti requisiti: a) godimento dei diritti civili e politici; b) non aver subito condanna a pena detentiva per delitto non colposo o non essere stato sottoposto a misura di prevenzione; c) non essere stato espulso dalle Forze armate o dai Corpi militarmente organizzati o destituito dai pubblici uffici. Il prefetto, sentito il sindaco, dichiara la perdita della qualità di agente di pubblica sicurezza qualora accerti il venir meno di alcuno dei suddetti requisiti".

Ciò premesso, occorre adesso verificare se una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti possa essere ricondotta alla nozione di sentenza di condanna tout court, richiamata dalla norma citata e sia, pertanto, idonea a determinare l'obbligo di procedere alla revoca dell’attribuzione della qualifica di agente pubblica sicurezza.

Al riguardo, il Collegio osserva che appaiono irrilevanti alcune peculiarità innegabili della sentenza di patteggiamento, quali la mancanza dell'accertamento effettivo dei fatti e delle responsabilità dell'imputato, atteso che la norma in esame non richiede l'instaurazione di un procedimento disciplinare, come pretenderebbe la difesa del ricorrente (procedimento in cui dovrebbero essere riesaminati e rivalutati tutti i fatti alla base della sentenza penale "patteggiata"), ma si limita a ricollegare all'esistenza di una condanna detentiva per delitto non colposo,  l'effetto automatico della perdita della qualifica di agente di pubblica sicurezza.

In secondo luogo è da ritenere che la sentenza penale "patteggiata" possieda tutti i requisiti per essere equiparata alla sentenza penale di cui parla la norma penale in esame.

Nel caso in esame, infatti, si tratta di applicare un effetto automatico della decisione penale, senza dover accertare la responsabilità o colpevolezza dell'interessato, e senza dover effettuare (a differenza di quanto avviene in sede di irrogazione di sanzione disciplinare) un autonomo riesame della vicenda in sede amministrativa.

Ciò determina, quindi, l’infondatezza del primo motivo di ricorso.

Con riferimento al secondo motivo di ricorso, va osservato che l'estinzione del reato oggetto di patteggiamento, pur producendo gli stessi effetti della riabilitazione (Cass. pen., Sez. IV, 31 gennaio - 3 marzo 2000 n. 584), richiede una formale pronuncia ricognitiva del giudice che, nel caso in esame, non risulta intervenuta. (Cass. pen., Sez. IV, 27 febbraio - 21 marzo 2002 n. 11560, TAR Emilia Romagna, sez. Parma, 26 gennaio 2005, n. 23; TAR Veneto, Sez. III, 2 novembre 2004 n. 3836; TAR Lazio, Sez. III, 24 giugno 2004 n. 6174; TAR Emilia Romagna, Bologna, Sez. I, 7 gennaio 2004 n. 2; TAR Toscana, Sez. I, 17 dicembre 2003 n. 6101);

In conclusione il ricorso in esame deve essere respinto.
Sussistono, tuttavia, giusti motivi per compensare integralmente tra le parti le spese di giudizio.

P.Q.M.

         Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione prima respinge il ricorso indicato in epigrafe---------------

Spese compensate.------------------------------------------------

Ordina che la presente sentenza sia eseguita  dall’Autorità amministrativa.------------------------------------------------------------

Così deciso in Palermo il 27 gennaio 2007, in Camera di Consiglio, con l'intervento dei signori magistrati:--------------------

- Giorgio Giallombardo,    - Presidente;

- Filippo Giamportone,      - Consigliere estensore;

- Agnese Anna Barone,     - Referendario, estensore;     

Angelo Pirrone, Segretario.

Depositata in Segreteria  il 09/03/2006

                                                                 Il Segretario

I.B.