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I° Rapporto sulla previdenza complementare nella P.a.
Tutti al palo,solo nella scuola previdenza complementare attiva dal 2003

ItaliaOggi  - Diritto e Fisco
Numero 181, pag. 29 del 1/8/2006
Autore: di Francesco Cerisano

Previdenza complementare nel pubblico impiego ferma al palo. Tra i vari settori del lavoro statale, dalla scuola ai ministeri, dall'università agli enti locali, dalla sanità alle agenzie fiscali i fondi pensione non decollano. Solo i lavoratori della scuola, infatti, hanno a disposizione un fondo attivo (dal 2003), mentre gli altri scontano ritardi dovuti di volta in volta a carenza di risorse e qualche volta a resistenze di carattere politico. E così sono oltre 2 milioni i lavoratori esclusi dai benefici del secondo pilastro previdenziale. È quanto emerge dal primo rapporto sulla previdenza complementare nella p.a. realizzato dall'Osservatorio nazionale bilaterale sui fondi pensione del pubblico impiego, organismo di cui fanno parte rappresentanti dell'Aran e dei sindacati di categoria. L'Osservatorio ha fatto il punto sui problemi e sulle prospettive di un settore che in questi anni ha accumulato ritardi su ritardi. Tanto da spingere il governo a decidere di intervenire già nel Dpef 2007.

Gli interventi auspicati. La linea d'azione dell'Osservatorio si muove lungo un doppio binario. Innanzitutto, l'Osservatorio propone di istituire un'una tantum per finanziare le spese di avvio dei fondi che riguardano le amministrazioni pubbliche autonome. Il ricavato andrebbe poi a integrare le risorse stabilite ogni anno in bilancio per la previdenza complementare. L'impegno di spesa stimato per coprire le sole spese di avvio dei futuri fondi della p.a. si aggira intorno a 8 milioni di euro.

Il secondo input per rilanciare i fondi pensione dovrà arrivare dalla politica. Il consiglio dei ministri dovrà predisporre un Dpcm ad hoc per individuare le autorità che provvederanno alle designazioni degli organi statutari (cda, revisori dei conti, delegati d'assemblea) dei fondi presenti e futuri.

Il fondo della scuola. Come detto, nel pubblico impiego i lavoratori messi meglio dal punto di vista della previdenza complementare sono quelli del comparto scuola. Dove dal novembre 2003 è attivo ´Espero' che, con oltre un milione di potenziali iscritti, potrebbe essere il maggiore fondo pensione del pubblico impiego. Espero si basa su un sistema di finanziamento a contribuzione definita e a capitalizzazione individuale. Gli iscritti aderiscono al fondo per il tramite del loro datore di lavoro che, a seguito di delega, tratterrà dalla busta paga un contributo pari all'1% dello stipendio, dell'indennità integrativa speciale e della tredicesima. Il fondo, si legge nel rapporto, ha superato il numero minimo di iscrizioni previste dallo statuto (30 mila) per avviare la gestione finanziaria della contribuzione ed eleggere l'assemblea. Al 28 giugno 2006, infatti, il fondo conta 51.838 iscritti e il trend delle adesioni lo porta a essere uno dei primi fondi, in valore assoluto, con il maggior numero di iscritti nel primo anno di vita.

Regioni, enti locali e sanità. E qui arrivano le note dolenti. L'ipotesi di accordo istitutiva del fondo è stata sottoscritta nel dicembre 2004 e trasmessa alla funzione pubblica e ai comitati di settore che però, ad oggi, non hanno ancora espresso un parere, ´nonostante reiterate richieste'. Il motivo? Secondo l'Osservatorio vi sarebbero delle resistenze da parte delle regioni preoccupate che la costituzione di un fondo nazionale possa precludere lo sviluppo di una previdenza territoriale su base regionale. In realtà, si legge nel rapporto, questa convinzione si basa su una premessa errata. Perché l'autonomia riconosciuta alle regioni nell'individuare forme di previdenza complementare destinate ai dipendenti residenti od operanti nel territorio di competenza riguarda solo i lavoratori privati e non quelli pubblici contrattualizzati che possono aderire ´esclusivamente ai fondi istituiti tramite la contrattazione collettiva nazionale'.

Ministeri, enti pubblici non economici, agenzie fiscali, presidenza del consiglio, Enac e Cnel. L'accordo non è stato raggiunto, sottolinea l'Osservatorio, per mancanza di copertura delle spese di avvio.

Il Dpef 2007. Dei ritardi della previdenza complementare sembra essersi finalmente accorto il ministro del lavoro, Cesare Damiano, che, nel Documento di programmazione economico finanziaria per il 2007-2011, si è impegnato a ´rimuovere gli specifici ostacoli che hanno finora tardato la costituzione dei fondi in comparti, come quello dei ministeri e degli enti pubblici non economici, nonché quello delle regioni, enti locali e sanità'.

(riproduzione riservata, il SiAPoL ringrazia l'Editore per la cortese concessione).

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