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La Cassazione rigetta sentenza del GdP a proposito dei compiti degli ausiliari della sosta
Le attribuzioni conferite sono essenziali per gli accertamenti compiuti

Contro «multa selvaggia» si schiera di nuovo la Cassazione

 Il Tempo 20/8/2006 di FRANCESCA MARIANI

Gli ausiliari del traffico- ha stabilito la Corte senza ombra di dubbio - possono multare un automobilista solo per violazioni in materia di sosta, ed esclusivamente nelle aree di loro competenza, vale a dire le «strisce blu». Tutte le altre violazioni, da quelle relative alla circolazione fino al transito sulle corsie preferenziali, sono al di fuori della loro competenza, e possono essere multate solo da chi ne ha il diritto. Quest’ultima sentenza della Cassazione arriva al termine di una lunga trafila giudiziaria che ha avuto per protagonista un cittadino romano cui gli ausiliari avevano contestato una violazione per aver circolato su una corsia preferenziale destinata ai mezzi pubblici. La multa da pagare? Poco meno di ottantamila vecchie lire. Non un capitale, certo, ma tanto è bastato all’uomo per sollevare una questione di principio. Come dire: multa sì, ma solo se spiccata da chi può farlo. Da altri, è inaccettabile. Il cittadino si è perciò rivolto all’organo competente per questo genere di controversie, che è il giudice di pace. La violazione - ha sottolineato davanti al magistrato - era stata accertata «da un soggetto non legittimato nè competente e sprovvisto di delega». Ma il primo round si è concluso con un nulla di fatto: la sua opposizione è stata infatti rigettata. La decisione tuttavia è stata ribaltata dalla Suprema Corte (per la precisione dalla I sezione civile, con la sentenza n. 18186). I togati hanno osservato infatti che sì, «il legislatore ha stabilito che determinate funzioni, obiettivamente pubbliche, possano essere svolte anche da soggetti privati i quali abbiano una particolare investitura da parte della pubblica amministrazione, in relazione al servizio svolto, in considerazione della progressiva rilevanza dei problemi delle soste e dei parcheggi»; ma ha poi puntualizzato che «le funzioni riguardano soltanto le violazioni in materia di sosta e limitatamente alle aree oggetto di concessione». I paletti sono chiari, hanno stabilito quindi i magistrati: multare si può, certo, ma solo ed esclusivamente dove si è autorizzati a farlo. Nel caso in questione, inoltre, e dunque per la circolazione nelle corsie preferenziali, quello che possono ben fare gli ausiliari della Trambus o della Tevere Tpl non possono farlo invece gli uomini dell’Atac. «L'accertamento può essere compiuto - scrivono infatti nella sentenza i magistrati della Cassazione - dal personale ispettivo delle aziende di trasporto pubblico di persone, ma non anche dagli ausiliari del traffico», in base all'articolo 17, comma 132, della legge 127/1997. Non è questo il primo caso in cui la Corte si esprime per ribadire in che ambito i cosiddetti «vigilini» (come sono confidenzialmente chiamati a Roma gli ausiliari) possano agire: in effetti già nella primavera del 2005 era giunto a piazza Cavour il caso di un cittadino multato per un motorino parcheggiato su un marciapiede. Anche in quel caso, con la sentenza 7336 del 7 aprile, i giudici avevano dato ragione al ricorrente, specificando che sì, gli ausiliari avevano il diritto di spiccare una contravvenzione per divieto di sosta anche nell’area immediatamente al di fuori delle «strisce blu», ma solo nel caso in cui il veicolo in questione «precludesse la funzionalità del parcheggio». Se un’auto o un motorino posteggiati all’esterno delle strisce blu in sostanza impediscono ad altre auto di accedere a un parcheggio a pagamento, allora - e solo in quel caso - il «vigilino» può multarli. La sentenza impugnata dal cittadino, dunque, è stata cassata senza rinvio, e gli ermellini, che in questo caso dunque potevano decidere anche nel merito, hanno accolto l'opposizione e hanno finito inoltre per condannare il Comune di Roma al pagamento delle spese del giudizio di primo grado e di quello di legittimità. Un finale non certo conveniente per il Campidoglio: un totale di 850 euro contro i neanche quaranta della contravvenzione da cui tutto era cominciato.

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