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Puglia - Sez. Lecce n.3048 del 24/5/2006
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REPUBBLICA ITALIANA

In nome del popolo italiano

 

Registro Decis.:  3048/06

                                                           Registro Gen.:   279/2006

 

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, Seconda Sezione di Lecce, nelle persone dei signori Magistrati:

ANTONIO CAVALLARI, Presidente 

GIULIO CASTRIOTA SCANDERBEG, Primo Referendario

TOMMASO CAPITANIO, Referendario, relatore

ha pronunciato la seguente

 

SENTENZA

 

sul ricorso n. 279/2006, proposto da Lorenzo Gianfreda, rappresentato e difeso dall’avv. Pietro Quinto, con domicilio eletto presso lo studio del medesimo, in Lecce, Via Garibaldi, 43,

contro

Comune di Ceglie Messapica, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dagli avv. Giovanni e Valeria Pellegrino, con domicilio eletto presso lo studio degli stessi, in Lecce, Via Augusto Imperatore, 16,

e nei confronti di

Concetta GALETTA, non costituita,

 

per l'annullamento, previa sospensione dell'esecuzione,

della deliberazione n. 194 del 23.12.2005 della G.M. del Comune di Ceglie Messapica e di ogni atto connesso, presupposto e/o consequenziale, in particolare della delibera G.M. n. 17 del 31.1.2006 e del decreto sindacale n. 22 del 29.12.2005.

 

Visti gli atti e i documenti depositati con il ricorso;

Vista la domanda cautelare proposta unitamente al ricorso;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune intimato;

Uditi nella Camera di Consiglio del 17 maggio 2006 il relatore, Ref. Tommaso Capitanio, e, per le parti, gli avv. Quinto e Valeria Pellegrino.

 

 

Considerato che nel ricorso sono dedotti i seguenti motivi:

-        Eccesso di potere. Violazione del giusto procedimento. Violazione del Regolamento sugli Uffici e sui Servizi;

-        Violazione e falsa applicazione della legge 7.3.1986, n. 65, e della L.R. n. 2/89.

 

 

Considerato in fatto e ritenuto in diritto quanto segue.

 

Con il presente ricorso, il sig. Gianfreda, Comandante della Polizia Municipale di Ceglie Messapica, impugna i provvedimenti con cui l’Amministrazione, nell’ambito di una riorganizzazione dei Settori in cui si articolava in precedenza l’apparato burocratico comunale, ha attribuito al dirigente dell’Area 1 (Affari generali ed istituzionali), nella specie la controinteressata dott.ssa Galetta, la competenza a gestire il P.E.G. della Polizia Municipale; in questo modo, a giudizio del ricorrente, il Corpo di P.M. (e per esso il suo Comandante) viene di fatto spogliato della “leva” più importante ai fini dello svolgimento dei compiti istituzionali, non potendo più gestire in autonomia il Piano Esecutivo di Gestione.

Al riguardo, il sig. Gianfreda sostiene appunto che le decisioni assunte dalla G.C., le quali pure conservano al Corpo di Polizia Municipale una posizione differenziata – seppure un po’ anomala - nell’ambito dell’organigramma burocratico, sono destinate a svuotare di qualsiasi significato pratico tale differenziazione (la quale trova fondamento giuridico nella legge quadro n. 65/1986, nella L.R. n. 2/1989 e perfino nel più recente CCNL comparto Enti Locali – quadriennio normativo 2002/2005 - in cui si ribadisce espressamente la necessità che gli enti locali salvaguardino l’autonomia organizzativa dei Corpi di Polizia Municipale), atteso che il Comandante della P.M. viene privato del potere di spesa, il che non gli consente di perseguire in maniera rapida ed ottimale gli obiettivi assegnati annualmente al Corpo.

 

Costituendosi in giudizio il Comune eccepisce preliminarmente il difetto di giurisdizione del G.A. e ciò in base ad una lettura sostanzialistica del ricorso, il quale sarebbe in realtà diretto a censura il demansionamento subito dal ricorrente per effetto degli atti impugnati, per cui della presente azione dovrebbe conoscere l’A.G.O.

 

Peraltro (a parte il fatto che il sig. Gianfreda non rivendica in questa sede l’attribuzione di mansioni superiori nei riguardi della controinteressata, né censura ex se il demansionamento) l’eccezione è infondata, in quanto l’art. 63 del D.Lgs. n. 165/2001 contempla espressamente la possibilità della doppia tutela in relazione ai provvedimenti cd. di macro-organizzazione (quali sono certamente quelli impugnati in questa sede) adottati dalle pubbliche amministrazioni in materia di organizzazione dei pubblici uffici, i quali possono, a scelta del soggetto che se ne ritenga leso, essere impugnati autonomamente di fronte al giudice “naturale” (ossia il G.A.) oppure essere censurati in sede di contestazione dei provvedimenti applicativi di natura datoriale (in questo caso l’azione va proposta di fronte al G.O., il quale può disapplicare i provvedimenti presupposti). L’art. 63, al riguardo, si limita a stabilire che la proposizione del ricorso in sede giurisdizionale amministrativa non determina la sospensione del coevo giudizio civile.

 

Passando quindi all’esame del merito, la difesa comunale ribadisce che:

-        non è sindacabile la scelta della G.C. di ridurre le Aree in cui era suddiviso in precedenza l’apparato burocratico, tenuto anche conto del fatto che tale scelta è stata comunque motivata con esigenze di contenimento delle spese di funzionamento;

-        il vigente T.U.E.L. (art. 169) stabilisce espressamente che la responsabilità della gestione del P.E.G. è attribuita ai responsabili dei Servizi, per cui non potrebbe sostenersi una necessaria attribuzione di tale competenza al Comandante della P.M., nel momento in cui questi non viene più annoverato fra i responsabili dei Servizi;

-        in ogni caso, i provvedimenti impugnati salvaguardano l’autonomia operativa e tecnico-organizzativa del Corpo di P.M. (il cui Comandante continua a rimanere responsabile dell’addestramento e dell’operatività degli agenti, nonché della gestione dei procedimenti amministrativi attribuitigli dalla legge e/o dagli organi elettivi del Comune), visto che, a differenza di quanto sostenuto dal ricorrente, il Corpo di P.M. non è stato incluso in un’altra Area burocratica, essendogli stata conservata una posizione di autonomia.

 

In effetti, bisogna convenire con la difesa dell’Amministrazione sul fatto che, a seguito dell’adozione dei provvedimenti impugnati, il Corpo di P.M. di Ceglie Messapica ha conservato una posizione differenziata nell’ambito dell’apparato burocratico comunale, il che si evince da una semplice lettura dell’organigramma allegato alla nota n. 19179 in data 5.10.2005 (con la quale erano state comunicate alle OO.SS. le linee di azione che la Giunta avrebbe poi tradotto nelle deliberazioni impugnate), per cui la questione centrale che il Collegio deve esaminare è se sia legittima la scelta Comune di attribuire la gestione del P.E.G. del Corpo di P.M. al dirigente di un’altra Area burocratica, nel momento in cui il Corpo rimane pur sempre un’entità autonoma.

 

Il Tribunale ritiene tale scelta illegittima, per le seguenti ragioni:

-        seppure è vero che nella L. n. 65/1986 e nella L.R. n. 2/1989 l’autonomia del Corpo di P.M. riguarda gli aspetti lato sensu militari dell’organizzazione (gerarchia, addestramento, attività di comando, e così via), è altrettanto vero che tali disposizioni risalgono ad un’epoca antecedente alle fondamentali riforme degli anni ’90 (L. n. 142/1990, D.Lgs. n. 29/1993 e s.m.i., L. n. 286/1999, D.Lgs. n. 267/2000). Come è noto, a seguito dell’evoluzione normativa e culturale che ha interessato la complessiva organizzazione della P.A., è emerso in particolare il principio della responsabilità dirigenziale, il quale, per poter operare concretamente, presuppone un rapporto diretto fra disponibilità di risorse umane, strumentali e finanziarie e risultati, nel senso che, in tanto il dirigente pubblico può essere chiamato a rispondere del mancato conseguimento degli obiettivi assegnatigli dagli organi di direzione politica, in quanto egli abbia avuto la possibilità di disporre degli strumenti indispensabili a tal fine;

-        nel sistema del T.U.E.L. lo strumento cardine su cui ruota il meccanismo appena descritto è appunto il P.E.G., ossia il piano esecutivo che racchiude le risorse finanziarie assegnate ogni anno ai responsabili dei Servizi, i quali sono appunto responsabili del corretto e tempestivo utilizzo dei fondi stanziati (combinato disposto degli artt. 107 e 169 del T.U.E.L.);

-        in generale, tenuto conto del fatto che l’art. 169 prevede che il P.E.G. è gestito dai responsabili dei Servizi e che, specie a seguito della riforma costituzionale del 2001, gli enti locali dispongono di un ampio potere di auto-organizzazione, gli organi elettivi possono individuare i responsabili dei Servizi secondo scelte discrezionali (ad esempio, riducendo il loro numero mediante accorpamento di due o più Aree/Settori/Servizi), e ciò soprattutto quando tali determinazioni sono finalizzate al contenimento delle spese di funzionamento o alla razionalizzazione dell’apparato;

-        tuttavia, nel caso del Corpo di P.M. occorre tenere conto della normativa speciale di cui si è dato conto in precedenza. In effetti, alla luce dei compiti lato sensu militari attribuiti alla P.M. (la quale, giusta gli artt. 3 e 5 della L. quadro n. 65/1986, è chiamata a svolgere anche funzioni di polizia giudiziaria e funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza, le quali richiedono un’organizzazione dotata di flessibilità e di alto grado di operatività), si deve ritenere che il Comandante del Corpo (quando naturalmente il Corpo risulti essere stato istituito) deve necessariamente essere annoverato fra i responsabili dei Servizi comunali;

-        nella specie, il Comune intimato - con deliberazione del C.C. n. 39 del 30.11.1999, mai revocata o modificata - ha istituito il Corpo di P.M., approvando il relativo Regolamento, il quale all’art. 16 prevede espressamente la responsabilità del Comandante per quanto riguarda il conseguimento degli obiettivi, la correttezza amministrativa e l’efficienza della gestione, per cui, in ragione di quanto detto in precedenza, non si può che concludere nel senso che tale responsabilità implica necessariamente la gestione del P.E.G.;

 

 Conclusivamente, il ricorso va accolto, con conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati, nei limiti dell’interesse del ricorrente.

 

 Sussistono tuttavia giusti motivi per disporre la compensazione delle spese fra le parti.

 

Sentiti i difensori delle parti costituite in ordine alla possibilità di definire nel merito il presente giudizio con sentenza in forma semplificata, ai sensi degli artt. 3 e 9 della L. 21.7.2000, n. 205.

 

P.Q.M.

 

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia – Seconda Sezione di Lecce – accoglie il ricorso in epigrafe.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità Amministrativa.

Così deciso in Lecce, in Camera di Consiglio, il 17 maggio 2006.

 

Dott. Antonio Cavallari - Presidente 

Dott. Tommaso Capitanio - Estensore

  

Pubblicata il 24 maggio 2006