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ARMAMENTO della Polizia Locale
Amato dichiara di voler "studiare" il D.M.145/87 su proposta del Presidente Regione Friuli V.G. e del Sindaco di Trieste che non vogliono armare la P.L.

Rassegna stampa 

Mercoledì, 28 marzo 2007

 da: "IL PICCOLO"

 

Il presidente della Regione fa sua la richiesta del sindaco di modificare un vecchio decreto dell’87
«La legge crea un problema per utilizzare i municipali e aiutare polizia e carabinieri. È un problema annoso di centrosinistra e centrodestra che nessuno ha mai risolto»
Armi ai vigili, asse tra Illy e Dipiazza
Entrambi d’accordo sulla vigilanza 24 ore su 24, ma senza pistole

 

TRIESTE Nasce un inedito asse Illy-Dipiazza, col beneplacito del sottosegretario Ettore Rosato, sul fronte dei vigili urbani. Che entrambi sarebbero anche disposti a inviare sulle strade 24 ore su 24, come da richiesta del ministro Amato, ma assolutamente senza pistola. Illy non ne fa mistero, dapprima nell’incontro tecnico con lo stesso ministro e le forze dell’ordine e poi in conferenza stampa, quando fa sua la richiesta del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza che si dice disponibile ad attivare per la giornata intera le pattuglie di polizia municipale, ma non vuole armarle.
Illy spiega: «C’è un decreto ministeriale, il 145 dell’87, che prevede l’obbligo di armare la polizia municipale quando svolge servizio notturno. Questo decreto, assieme alla legge regionale sulla polizia locale che estende il servizio sulle 24 ore, crea un problema che il sindaco di Trieste ha sollevato: l’obbligo di armare la polizia municipale. Dipiazza non lo ritiene opportuno come, del resto, non lo ritenevo opportuno io, quando ero sindaco. Per questo, per poter avere la polizia municipale attiva sulle 24 ore, in grado di collaborare e sollevare da determinati compiti polizia e carabinieri - continua il presidente - chiediamo al ministro Amato di modificare il decreto 145».
Amato, poco dopo, risponde: «Confesso che ignoravo l’esistenza di questo decreto che, pur emesso dal Viminale, risale al 1987. Lo studierò ma la richiesta di Illy mi sembra più che ragionevole. Appartengo a quella parte del genere umano che ritiene che meno si usano le armi e meglio è, pur nella consapevolezza che talvolta, nelle notti italiane, servono».
Illy, in ogni caso, rassicura sin d’ora il sindaco Dipiazza. Spiegando che la sua richiesta, in un modo o nell’altro, verrà accolta: o con la modifica del decreto nazionale o con quella della legge regionale.
Il ringraziamento arriva a stretto giro. «Apprezzo le parole di Illy – sottolinea – che mi confermano come nessuno di noi voglia la polizia armata. Detto questo, non posso non annotare la singolarità di questa situazione. È un problema annoso che, sia che governi la destra sia che governi la sinistra, non è stato mai risolto. In Italia abbimo 350 mila tra poliziotti, carabinieri e finanzieri e 60 mila vigili municipali. Mi chiedo: basta sostituire i primi con i secondi, di notte, per risolvere il problema? Non credo, anche perchè, legge alla mano, sarei costretto ad armare i miei vigili, ed è una scelta che com’è noto, mi trova contrario. Come sempre, chiunque governi, c’è la tendenza a spostare il problema. Adesso sembra che basti liberare carabinieri e polizia da certe incombenze per risolvere il problema della sicurezza nel paese...»
«L’assessore regionare Iacop ha detto che le città con più di 150 mila abitanti, e Trieste è l’unica in Friuli Venezia Giulia, dovranno disporre di squadre operative 24 su 24? Bene, ma questo comporta corsi, sedute al poligono, armerie. Un’ipotesi che mi rifiuto di prendere in considerazione. Basta dare le armi ai vigili urbani e risolvi il problema? Non credo, e non intendo farlo».
La posizione di Dipiazza sembra tutt’altro che isolata, se anche il sottosegretario agli Interni, il triestino Ettore Rosato si mostra in quasi totale sintonia. «A questo punto – dice – valuteremo gli aspetti tecnici per modificare il decreto del 1987. Condivido naturalmente l’idea che il servizio 24 ore su 24 sia utile ma anche la scelta di non armare la polizia municipale. Obiettivamente hanno competenze diverse e non si avverte la necessità del loro armamento. Non è solo una questione politica, è anche economica, perchè bisognerebbe armarli tutti, mentre invece è preferibile investire sul potenziamento del servizio».
E i diretti interessati? Se ne fa portavoce il maresciallo Fulvio Sluga, già assessore comunale ed esponente di An. «Oltre alla legge – racconta – esiste un parere di ottobre
2006 in cui il ministero ribadisce che i servizi notturni devono essere svolti armati. Intendiamoci, ci deve essere sinergia tra le varie forze con pari dignità, non è che dobbiamo fare i servizi che gli altri non vogliono fare. I vigili ritengo siano favorevoli all’arma: credo che i più esposti all’attività esterna lo siano. Può succedere come ad Azzano Decimo, dove due vigili si sono trovati coinvolti in una rapina e si sono salvati perchè armati».
Ha un altro concetto da spiegare, Sluga, e riguarda una certa, ritrovata «pericolosità» del territorio. «Trieste era un’isola felice, oggi come oggi, dopo l’apertura delle frontiere la permeabilità del territorio è diversa da 30 anni fa, gira qualche arma eccetera, è un segnale. Ci sono mille viottoli e strade verso
la Slovenia, non controllabili. Già adesso i confini di secondo livello la Slovenia li presidia solo a campione. Tolto il cul de sac, perchè uno non deve venire a fare una rapina a Trieste?
f.b.

 

 

Comunicato del SIAPOL