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Sicurezza, Milano corre da sola. E spesso inciampa

Settembre, ormai alle porte, fa da spartiacque a una stagione scandita dai temi della legalità, della certezza delle pena, della lotta senza quartiere alle “zone franche” di Milano. Il primo anno di giunta Moratti è stato fortemente improntato a contrastare il diffuso senso di insicurezza percepita dai cittadini. Ma molti strumenti annunciati nei primi dodici mesi di governo sono ancora al palo. E il senso di sicurezza non è affatto cresciuto, nonostante la coazione a ripetere che Chinatown, Quarto Oggiaro, le Colonne di San Lorenzo, la Stazione centrale, Chiaravalle non sono "zone franche". Il PATTO Più polizia, più telecamere, pattuglie di ronda nei quartieri contro la prostituzione e lo spaccio di droga. Due milioni di euro per allontanare i campi nomadi dalle aree cittadine, trasferire la Chinatown milanese e le attività all’ingrosso dei negozianti in un mega capannone ad Arese, aumentare i controlli contro il caos notturno, le occupazioni abusive, i venditori ambulanti. Sono i punti principali e gli obiettivi del patto firmato ormai tre mesi fa dal sindaco Letizia Moratti con il ministero dell’Interno per la Milano sicura.

MISURE AL PALO - Molte le misure ancora al palo. In alto mare la nomina del Commissario straordinario per l’emergenza rom che era il pezzo forte del Patto sulla sicurezza siglato con il governo insieme all’arrivo di nuovi agenti che da Roma arrivano alla spicciolata e soprattutto per numero insufficienti a segnare una svolta contro la “criminalità predatoria” che affligge la città. E ancora: la stazione Centrale resta la zona franca di sempre mentre nelle periferie si riaffacciano vecchie abitudini criminali come la recente faida familiare a Quarto Oggiaro. Capitolo Chinatown ancora tutto da scrivere. I cinesi, oggi sono lì dov’erano quando hanno ingaggiato la rivolta delle multe. In barba agli annunci e ai comunicati di Palazzo Marino su l’imminente accordo per il trasloco, il triangolo Sarpi-Bramante-Canonica parla ancora mandarino mentre ad Arese non si vede un cinese che sia uno. Sullo sfondo restano poi le grandi ombre del passato, l’integralismo islamico e i suoi luoghi di proselitismo (9 arresti lo scorso giugno), la recente riemersione del brigatismo rosso. E allora, che succede? Che dopo gli exploit iniziali dell’era Moratti si apre una fase nuova, quella di una sicurezza non solo esibita a parole che non sarebbe più compresa dai cittadini. Ma per cambiare marcia occorre anche superare la tentazione populistica che non sempre paga e che alla prova del tempo è destinata a infrangersi, superato l’angolo delle celebrazioni, sul terreno delle limitate dotazioni tecniche, organizzative, finanziarie che ancora dominano il complesso delle azioni di governo del territorio milanese.

LA SICUREZZA A TERRA - La città oggi offre diversi emblemi di questa propensione. Uno dei più recenti è quello delle telecamere-elicottero telecomandate che sono state illustrate alla stampa in pompa magna. Dovevano sorvegliare dall’alto i cantieri, fare opera di prevenzione sorvolando le zone critiche, ingaggiare con i criminali cinematografici inseguimenti. Dove sono oggi? Chiuse a chiave in una valigetta hi-tech al secondo piano del Comando centrale di Piazzale Beccaria. Non volano affatto. Quei prodigi hanno volato solo una volta per una parata dimostrativa e secondo i ben informati si sarebbero anche schiantati a terra durante il collaudo. Insomma, valevano le prime pagine delle cronache locali ma quanto a lotta al crimine, le telecamere ronzanti non sono state proprio un affare. Eppure Milano era già la città più videosorvegliata d’Europa. Solo il Comune, con un investimento di 60 milioni di euro negli ultimi anni, ha installato e gestisce 700 telecamere. Poi ci sono altri 1.300 occhi elettronici nelle 3 linee della metropolitana. Ma i reati non sono diminuiti ma aumentati. Così, Milano sembra correre ancora da sola. E corre verso un’agognata sicurezza come sa fare, con il suo pragmatismo un po’ tecnocratico che a volte ricade nel vezzo. La Prefettura ha aggiornato la mappa del rischio che comprende duecento aree tra campi rom e quartieri degradati Mentre da Roma si aspettano i rinforzi, Milano si attrezza come può con 2mila telecamere. Quelle volanti però hanno fatto crash.

AFFANNI TECNOLOGICI - Soldi e tecnologia sembrano non bastare mai quando si tratta di investire in sicurezza. Non solo perché il crimine si alimenta al banchetto di Milano sempre più volentieri. Ma anche perché spesso capita che mentre si inietta denaro fresco, quanto di buono c’era finisce per andare alla malora. Ecco una serie di esempi recentissimi di spreco in fatto di investimenti e poca lungimiranza nell’uso delle eccellenze storiche vantate dalla città sul piano della sicurezza. LE CONTRADDIZIONI A meno di un anno, le Motoguzzi “Norge” della Municipale saranno cambiate per tornare in sella alle Bmw. «Non vanno bene» fa sapere chi le usa tutti i giorni. E ancora. Milano brilla da sempre per le capacità tecnico-professionali del reparto radiomobile, fiore all’occhiello della polizia municipale che ci viene invidiato da altre città. Ma guardando da vicino le cose oggi non vanno come prima. Da una parte ci sono scelte tecniche azzardate e dispendiose, dall’altra le toppe messe qua e là da un personale che non si arrende al declino del suo nome. Il reparto, ad esempio, vanta una macchina per l’identificazione delle impronte digitali talmente avanzata sotto il profilo tecnologico che manco i Ris di Parma ce l’hanno. Si chiama “fotodattilo digitale” e consente di prendere, riconoscere, confrontare e trasmettere le impronte e la voce del fermato di turno in formato elettronico, mentre carta e inchiostro sarebbero pensionati. Peccato che questo prodigio arrivato due mesi fa sia spento. Perché la Questura non è in linea. Risultato: decine di migliaia di euro sono immobilizzati al primo piano di via Pietro Custodi.

DAI LA CERA E TOGLI LA CERA - C’è poi la barzelletta sulla quale il personale di polizia ha rischiato di piangere anziché ridere. L’antefatto: 5 anni fa il Comune ha deciso di dotarsi della più avanzata rete di telecomunicazioni con un sistema radio Gps da 28milioni di euro composto da rete e 400 radio. Si mette così alla testa dell’Europa in fatto di comunicazioni. Peccato che una volta ordinate, le apparecchiature siano state montate a tempi record anche dal personale di polizia a tempo perso e a costo zero. Ma avvita, collega ed è giugno. Ed è già ora di smontare tutto. Chi ha fatto l’ordine non ha pensato che le vetture erano tutte in leasing e che di lì a un mese, sarebbero state restituite ai concessionari. Risultato: avanzano 200 radio da 6mila euro ciascuna che saranno usate come ricambio o buttate perché obsolete. Uno spreco da 1 milione e duecentomila euro. «Purtroppo anche questa volta i diretti interessati non hanno potuto scegliere i propri strumenti di lavoro e nell’uso di tutti i giorni si trovino davanti alle stesse problematiche» .

 Thomas MacKinson  CronacaQui 17 agosto 2007

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