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Soccorsi, fugge chi non è assicurato
Ogni anno si contano più di mille omissioni d’aiuto e 500 sequestri di tagliandi scaduti o finti

Lotta al contrasto dei documenti falsi

A Milano è boom di contrassegni falsi. Ormai si comprano al bar per 200 euro da una rete criminale

Incidente, fuga e omissione di soccorso, ieri addirittura due episodi in un solo giorno con protagonisti proprio due milanesi. Ultimi casi in un’escalation di fughe: le violazioni all’articolo 189 del Codice della strada sono ormai mille l’anno. Nel 2004 sono state 1065, nei primi tre mesi del 2007 sono già 217. E allora il dubbio: vuoi vedere che dietro ai comportamenti bestiali di chi passa sopra le proprie vittime non c’è solo l’assenza di senso civico? Spulciando dati e parlando con i professionisti della sicurezza emerge una realtà sorprendente: sempre più persone scappano dal luogo dell’incidente perché viaggiano senza essere assicurate. E lo fa il criminale incallito, l’immigrato irregolare ma anche l’impiegato sprovveduto che pensa di risparmiare sottraendosi alla tagliola dei premi assicurativi e finisce invece per mettersi in guai più grandi di lui, che rischia di pagare carissimo. A corrispondere questa domanda, c’è l’offerta organizzata in un complesso circuito criminale che sa sfruttare il business del falso. Un dato su tutti: ogni anno in città vengono pizzicati circa 500 false certificazioni. Carte che vengono individuate dal reparto falsi documentali del nucleo radiomobile e che sono frutto di falsificazioni o riciclaggio di tagliandi rubati e rivenduti. Un affare che chiama in causa organizzazioni criminali, compagnie di assicurazione e polizie.

IL TRAFFICO DEI TAGLIANDI - Tagliandi contraffatti o scaduti comprati per duecento euro nei bar di Milano, da viale Padova a piazzale Corvetto. «E’ una pratica diffusissima ormai che ha come motore la criminalità spregiudicata ma trova terreno fertile anche altrove, nella normativa sui falsi, negli alti costi delle polizze e perfino nelle pieghe degli uffici assicurativi che per inefficienza, disattenzione e a volte per dolo finiscono per contribuire indirettamente al fenomeno». Così parla Antonello Di Mauro, 25 anni di servizio oggi in forze al laboratorio Falsi documentali della Polizia Locale di Milano. «Ogni anno e da qualche anno a questa parte stiliamo circa 1300 relazioni su documenti falsi di ogni genere ma i casi di falso sono molti di più perché la relazione di sequestro può riguardare più di un documento e magari centinaia tutti insieme». Tre le tipologie di falso che riguardano il falso assicurativo: la parte del leone la fanno i moduli che, non più in uso per vari motivi, restano in circolazione, poi le contraffazioni integrali e terzo l’alterazione parziale di moduli esistenti con il cambio di data di scadenza o targa. «Negli anni ne abbiamo viste di tutti i colori – racconta Di Mauro - . Compagnie che avviano al macero partite di documenti sostituiti da moduli con nuove vesti grafiche e che sono prontamente intercettate da criminali. Broker che li vendono sottobanco per poi attivare la polizza retroattivamente e solo in caso di bisogno». E ancora: i rom, sono tra i più straordinari e prolifici produttori di documenti falsi di ogni tipo assicurativi compresi.

LO ZAMPINO DELLO STATO - Lo Stato ci mette del suo in varie forme. «I contrassegni si falsificano come niente visto che la normativa impone solo un requisito di riconoscibilità, ovvero la stampa litografica» spiega Di Mauro. Ma c’è di più: il falso documentale è regolato da una normativa che impone all’autorità giudiziaria di procedere d’ufficio. A regolare le violazioni in materia di assicurazione invece è l’articolo 485 del Codice Penale che regola la falsità in scrittura privata. In pratica davanti a un falso contrassegno scatta il sequestro, chi commette la violazione viene indagato e l’Autorità Giudiziaria viene avvisata entro le canoniche 48 ore, ma se si arriverà davvero ad un processo penale dipende solo dal fatto che la compagnia assicurativa danneggiata quereli il truffatore, sempre che preferisca perseguire chi delinque e perdere un cliente». Un altro aspetto delicato della questione è legato alle dotazioni tecniche e alla formazione degli agenti. «Lavorando in un laboratorio attrezzato, con il tempo e la calma diventa semplice scoprire il falso ma per chi è in strada non è così. Ha bisogno di essere istruito e aggiornato e per noi farlo è importante quanto periziare i documenti». Anche il fermento nel mondo della finanza assicurativa contribuisce a fare l’uomo ladro: «Dopo ogni fusione, ogni cambio di ragione sociale, sul mercato arriva un’ondata di documenti vecchi spacciati come validi. Semplice, non vengono ritirati».

Thomas MacKinson

CronacaQui 16/8/2007