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Non iscrizione e recesso dai contributi facoltativi all'Inpdap solo per i nuovi iscritti
Il DM 45/2007 sulla gestione del credito dei dipendenti pubblici

Il Sole 24 ore 10 settembre 2007 di Saverio Fossati

«È un affarone e costa solo poche decine di euro». Ma se a me non interessa? «Beh, ci scriva una raccomandata e non pagherà». Un bel sistema, che nel passato veniva adottato da furbi editori che vendevano libri o pentole a domicilio. Ma il metodo non muore. E il ministero dell'Economia ha deciso di applicarlo a milioni di pensionati e dipendenti pubblici. Partirà così, maluccio, la nuova «Gestione credito e attività sociali Inpdap». I vantaggi saranno anche tanti ma a molti pensionati quei 30-40 euro da tirar fuori non vanno proprio giù. Forse più per il modo che per la sostanza del contributo, lo 0,15% della pensione lorda. Per chi è in servizio l'aliquota contributiva è dello 0,35 per cento.


È coinvolta un'armata di pensionati e dipendenti del comparto pubblico, quantificabile in 5,2 milioni di nuovi iscritti, che aggiungendosi agli attuali 3,2 (sono i dipendenti in servizio già obbligati al contributo) arriveranno a 8,4 milioni.
Il contributo scatterà automaticamente dalla pensione o stipendio di novembre, a meno che gli interessati non comunichino la loro «non adesione ». A dirlo è il decreto 45/2007 del ministero dell'Economia, che in adempimento alla legge 266/2005 ha messo in moto la macchina dei contributi. La legge 266/2005, nel ricordare che dal marzo 2005 si sarebbe dovuta estendere la "gestione credito" a tutto il comparto pubblico, delegava completamente l'attuazione della norma a un decreto ministeriale.
L'Economia, pur dopo una digestione piuttosto lunga (16 mesi), ha prodotto un piccolo capolavoro burocratico: e quello che per molti è sicuramente un vantaggio assume un tono di vessazione collettiva.


Su un reddito lordo di 20mila euro il dipendente pagherà 70 euro, il pensionato 30: poca cosa ma per chi ha una pensione così piccola possono significare una rinuncia che deve valere la pena di fare. È giusto dire che i vantaggi ci sono, soprattutto di prestiti pluriennali agevolati ( che difficilmente interessano gli anziani) ma anche case albergo, soggiorni estivi e assistenza per l'Alzheimer (si veda l'articolo nella pagina).
Ma perché costringere chi non vuole aderire a comunicarlo per iscritto? E a un mese e mezzo dal termine, cosa è stato fatto per informare questi cinque milioni di persone?
Arriveranno comunicazioni via postel a tutti, assicurano all'Inpdap (che certo non ha responsabilità per la procedura dettata dal decreto). E sullo stesso sito dell'Istituto ci sono spiegazioni e sono scaricabili i moduli per non adesione e recesso (si veda anche gli articoli nella pagina). Ma resta la sensazione di un sopruso.
Del resto non appena uscito il Dm 47/2007, lo scorso aprile, sono state migliaia i recessi inviati dai dipendenti pubblici iscritti Inpdap (che già pagano da anni). Invano, perché l'Inpdap concede «non adesione» e recesso solo ai nuovi iscritti.