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Sicurezza pubblica: quale ruolo per la polizia locale ?
Su Italia Oggi del 14/9/2007 l'intervento di Ernesto Cassinelli

Italia Oggi 14 settembre 2007

Non vogliamo entrare nel merito del problema sicurezza pubblica che ha innumerevoli aspetti e che ci coinvolgerebbe in un ampio dibattito di natura politica, ma vogliamo evidenziare la grande confusione che si è venuta a creare. Confusione che, purtroppo, regna anche nella mente dei sindaci e di altri politici che ignorano, o fingono di ignorare, la normativa attuale sulla pubblica sicurezza e sulla polizia giudiziaria.

Nelle ultime settimane si è aperto un acceso dibattito sulla polizia municipale che, a parere di alcuni «non deve avere i poteri di polizia giudiziaria come le altre forze di polizia».

Ogni cittadino si avvede del controsenso che si esprime: ma allora la polizia municipale che poteri ha o quali dovrebbe avere? Ma come fa a intervenire se non ha poteri di polizia? Perché il lavavetri, gli ambulanti abusivi e gli accattoni dovrebbero «ubbidire» alla polizia municipale?

Chiariamo subito che: la polizia municipale ha già poteri di polizia giudiziaria  e di pubblica sicurezza e già utilizza queste funzioni per operare quotidianamente sul territorio comunale.

Il problema dell'impiego della polizia municipale in queste situazioni  nasce da altre ragioni. L'immensità dei compiti che le varie leggi affidano ai «vigili urbani» li rendono dei veri e propri «factotum». Basti pensare alla circolazione stradale, ai controlli degli esercizi commerciali, degli abusi edilizi, al controllo del commercio ambulante nei mercati, alle varie manifestazioni cittadine.

I vigili soffrono inoltre di perenne carenza di personale  a causa del blocco delle assunzioni negli enti locali operato dalle ultime finanziarie. «Vigili urbani» che effettuano talvolta servizi notturni di controllo del territorio anche affiancando Carabinieri e/o Polizia di stato, per prevenire e reprimere ogni tipo di reato.

«Vigili urbani» che talvolta operano disarmati perché alcuni sindaci pensano che la pistola li renderebbe dei novelli Rambo ignorando che la legge, di fatto, prevede l'uso dell'arma per difesa personale e non per creare un nuovo Far West (sembra che solamente i delinquenti possano girare armati senza destare alcun scalpore).

Tutto ciò nonostante la legge preveda la dotazione delle armi ai «Vigili urbani» per tutti i servizi esterni e nonostante gli episodi quotidiani di ferimenti a loro carico, alcuni sindaci si ostinano a non dotarli dell'arma che è un semplice strumento per tutelare la loro incolumità.

A Roma, infatti, il Campidoglio continua a far versare il corpo della polizia municipale in condizioni tali che non consentirebbero a qualsiasi altra struttura denominata «polizia» di operare. Invece i vigili urbani di Roma continuano a fare il loro dovere in mezzo a mille difficoltà, trovandosi il più delle volte tra l'incudine e il martello. L'incudine dell'assenza di strumenti atti ad assicurare la salvaguardia della loro incolumità – tra cui un armamento adeguato – e il martello di una microcriminalità come ad esempio quella che gestisce il giro della prostituzione minorile oppure la spartizione degli incroci o delle aree del centro storico per l'attività di lavavetri, accattonaggio o commercio di merce contraffatta, sempre più aggressiva e sempre più spavalda perché sa perfettamente che non ha nulla da temere da parte dei vigili disarmati. In altre realtà, invece, sono proprio gli stessi sindaci che vorrebbero poteri di polizia per poi utilizzare i vigili come fossero Carabinieri.

Leggiamo sui quotidiani che molti non vogliono che i vigili urbani diventino un'altra forza di polizia!!! Ma allora cosa debbono essere i vigili?

Essi, di fatto, comunque, sono già una polizia. Esiste infatti una legge del 1986 che titola «Legge quadro sulla polizia municipale»; vero è che ha oltre 20 anni ma è altrettanto vero che non è stata mai completamente applicata dai comuni.

È altrettanto vero che in tutti questi anni le organizzazioni sindacali di categoria come la nostra hanno sempre evidenziato le incongruenze che riguardano l'attuale assetto normativo dei vigili, che pur dovendo operare come forze di polizia hanno un contratto di diritto privato al pari degli altri impiegati dei comuni, che non hanno strumenti per tutelare la loro incolumità; che non hanno i riconoscimenti previdenziali e assistenziali come gli altri poliziotti dello stato; che non possono andare armati per difendersi dai delinquenti (basti pensare che le guardie giurate, che non hanno compiti di polizia, possono portare l'arma su tutto il territorio nazionale); che operano in ogni campo con scarsità di personale e di mezzi; che non possono accedere alla banca dati nazionale per il controllo delle persone e, quindi, corrono il rischio di fare un verbale per semaforo rosso a un pluripregiudicato ricercato dalle polizie di tutto il mondo e poi salutarlo cordialmente augurandogli buon viaggio.

Prima quindi di parlare di «tolleranza zero» contro i lavavetri o ambulanti abusivi, vorremmo che i sindaci si preoccupassero di chiarire il ruolo dei vigili e della regolamentazione del loro impiego.

Chiediamo allora al ministro dell'interno e a tutte le istituzioni. Cosa debbono essere i «vigili urbani»?

Se dobbiamo essere forza di polizia ci vengano riconosciuti i diritti conseguenti e ci vengano forniti i mezzi adeguati, altrimenti, se poliziotti non dobbiamo essere ce lo dicano chiaramente così andremo ad infoltire le fila degli impiegati comunali poiché anche loro lamentano carenza di organici.