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Sicurezza, dai Comuni 95 euro a persona
A Milano boom per gli impianti di videosorveglianza ma i record britannici sono ancora lontani

Andrea Maria Candidi
Gianni Trovati  (Il Sole 24 ore 15/10/2007)

La sicurezza dei cittadini passa innanzitutto per l’impegno delle forze dell’ordine, a tutti i livelli. Senza dimenticare la tecnologia che negli ultimi anni ha moltiplicato le telecamere piazzate dai sindaci per controllare il proprio territorio. Un diluvio di occhi elettronici ha inondato soprattutto Milano (700) e Bologna (290), mentre l’immenso territorio della Capitale è "sorvegliato" solo in 70 punti.
La sicurezza nasce dunque in Comune. Il ruolo dei sindaci nella lotta alla microcriminalità e più in generale nel presidio del territorio è uno dei temi caldi del dibattito nato attorno al pacchetto sicurezza. Ma diventa evidente quando si guarda ai bilanci dei Comuni, e all’impegno che dedicano al tema.
I conti parlano chiaro. E mostrano che, nei capoluoghi di provincia, il Comune dedica al tema in media 95 euro per abitante. Ma il calcolo è sicuramente per difetto, perché riguarda un concetto estremamente restrittivo di politica per la sicurezza, cioè la sola polizia municipale, ed è limitato alle spese correnti. Quelle che servono per pagare il personale e il normale funzionamento delle strutture.
Già così, comunque, l’impegno comunale emerge con chiarezza. Alla polizia municipale è destinato in media l’8% delle spese correnti dei Comuni, e il peso specifico dei vigili sui conti municipali cresce nelle città maggiori; fino all’11% registrato a Roma e al 9% di Milano, mentre scende attorno al 3-4% in realtà più tranquille come Perugia e Potenza.
La stessa dinamica torna quando si guarda alla spesa per abitante: il Campidoglio impiega per la polizia municipale 130 euro, Palazzo Marino si ferma appena sotto a quota 122 mentre Potenza e Catanzaro se la cavano con poco più di 30 euro.
Nei soli capoluoghi di Regione, comunque, la spesa annuale viaggia intorno al miliardo (i dati sono riferiti al 2005, e sono tratti dagli ultimi consuntivi disponibili): una fetta importante delle spese che i sindaci propongono di escludere dai calcoli per il Patto di stabilità, che regola i conti comunali, ma ancora tratta quelle dedicate alla sicurezza come uscite qualsiasi. Certo, l’equazione fra maggiore spesa per i vigili e maggiore impegno del Comune nella tutela dei cittadini ha bisogno di qualche affinamento: a Potenza, infatti, i vigili urbani appaiono molto «cari» (58.200 euro l’anno di media come oneri complessivi sul bilancio), e superano di poco i colleghi della Capitale (52mila euro); a Palermo, invece, «costano» la metà (23mila), e il conto si ferma piuttosto in basso anche ad Aosta (30mila euro) e Genova (32mila). Differenze che vanno spiegate anche con le diverse modalità di gestione.
Ma la sicurezza non dipende solo dal numero di vigili di cui i sindaci dispongono, peraltro circa la metà delle divise resta al sicuro tra le quattro mura degli uffici comunali (poco più di 10mila nelle città censite). Perché entrano in gioco altri protagonisti, non ultimi i poliziotti di quartiere, o di «prossimità»: quasi quattromila unità al completo (1.827 poliziotti e 1.874 carabinieri), oltre la metà delle quali (2.193) occupate nei capoluoghi di regione. Un esercito il cui organico a pieno regime è previsto in 5.900 agenti, equamente divisi tra Polizia e Arma dei carabinieri. Solo a Roma, si contano oggi quasi 900 agenti che dovrebbero costituire il primo approccio dello Stato centrale nel controllo del territorio.
Mentre a Milano, i circa 350 agenti di prossimità, sono affiancati da 500 vigili di quartiere. Una figura introdotta nel 1998 e che si distingue dai colleghi tradizionali per un maggiore radicamento sul territorio. Il capoluogo lombardo vanta anche l’altro primato di aver dato il via libera all’assegnazione di circa due milioni di euro di contributi ai commercianti intenzionati a installare sistemi di protezione. Quasi a suggerire che se è vero che la sicurezza nasce in Comune, non è male coltivarsela anche un po’ da soli.