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I vigili vorrebbero non multare più
Viaggio in una categoria nell'occhio del ciclone

ItaliaOggi  - Enti Locali
Numero 087, pag. 18 del 11/4/2008
Autore: di Stefano Manzelli

I vigili vorrebbero non multare più
Viaggio in una categoria nell'occhio del ciclone. Relegata a fare cassa da una legge vecchia di 20 anni
I sindacati: i comuni premiano chi fa più contravvenzioni

Vigili urbani sempre più impegnati in attività di controllo del territorio ma con compiti limitati agli accertamenti stradali, edilizi e amministrativi e senza possibilità di accesso diretto alle banche dati e alle principali attività di polizia e di ordine pubblico. Ma nonostante le difficoltà operative dei «vigili-similpoliziotti» i sindaci continuano a promuovere pattuglie serali e controlli serrati di polizia stradale che risultano soltanto sistemi repressivi per fare cassa o per raccogliere consensi simulando severità.
In questo scenario si muovono, con molte difficoltà, le polizie municipali e provinciali in attesa di una riforma ormai inevitabile che faccia finalmente chiarezza sulle reali attribuzioni dei vigili del nuovo millennio. E riporti serenità anche con i cittadini che si domandano sempre più ad alta voce a cosa serve oggi la polizia locale. ItaliaOggi lo ha chiesto ai rappresentanti degli agenti e degli utenti stradali. Tutti concordi sul fatto che la legge di riferimento del settore, la n. 65/1986, vada riformata.

E a favore di una riforma urgente di questa legge quadro si è pronunciato espressamente anche il candidato premier del popolo delle libertà, Silvio Berlusconi che in una nota inviata a un coordinamento di sigle sindacali di comparto ha rappresentato il 1° aprile scorso la necessità dell'adozione urgente di una regolamentazione organica e nuova della materia.

«Viviamo in un momento di grandi richieste per la polizia locale», spiega Luigi Altamura, comandante della polizia municipale di Verona. «I cittadini oggi si rivolgono al sindaco per ottenere servizi che vanno verso la vivibilità della città. Ora che lo scenario sociale è notevolmente cambiato le aspettative dei cittadini sono le più svariate e la nostra capacità operativa deve fare i conti con norme datate, che non tengono conto di questa evoluzione. Per fare un esempio concreto noi non accediamo ai precedenti penali di un soggetto fermato. E neppure riceviamo notizie riservate su una rapina appena effettuata in un angolo della città. In questo modo la nostra presenza sul territorio diventa meno efficace perché le informazioni che abbiamo sono poche e quelle che raccogliamo durante un controllo non vanno nelle banche dati del ministero dell'interno».

Ma come la pensano gli automobilisti? Stefano Brunetti di «Nogabelle», il comitato spontaneo dei cittadini multati. «I vigili urbani in certe zone d'Italia hanno esasperato i cittadini che non ne possano più di ricevere bollette, sanzioni e salassi quotidiani. Purtroppo sempre più spesso gli agenti vengono tolti dalle strade, dove la sola presenza era motivo di prevenzione, tant'è che in alcuni comuni per sensibilizzare gli automobilisti vengono ora piazzate delle sagome di vigile in cartone. Nello stesso tempo in questi anni è stato fatto però un vero e proprio abuso degli strumenti di accertamento automatici al solo scopo di fare cassa. Inoltre spesso l'attività di accertamento e notifica delle infrazioni viene affidata all'esterno a ditte private che hanno interesse ad elevare più multe possibili traendo compensi proporzionati agli incassi». E in alcuni casi i proventi destinati ai privati raggiungono anche percentuali del 40%.

«Sarebbe il caso di iniziare a fare i conti in tasca anche ai giudici di pace», aggiunge Mario Assirelli, segretario generale vicario del sindacato Sulpm della polizia locale. «Mai nessuno sui media ha spiegato che per ogni ricorso stradale gestito il magistrato non togato porta a casa un lauto compenso». Assirelli punta il dito contro gli attacchi mediatici, spesso montati ad arte, dice, perché «è certamente più facile fare audience screditando la polizia municipale invece che ricercare i reali responsabili del malcostume italico». «Noi comunque chiediamo solo chiarezza di regole, istituti contrattuali, preparazione, dignità e più indipendenza dal potere locale che attualmente può esercitare troppe pressioni sugli operatori», conclude.

«L'azione di prevenzione garantita dai vigili sembra interessare ben poco ad alcuni sindaci», prosegue il segretario generale del sindacato Siapol, Ernesto Cassinelli. «Complice il fatto che il concetto di produttività introdotto dal nostro contratto nazionale viene applicato a tutti i dipendenti del comune operatori della municipale compresi. Pertanto alcune amministrazioni per calcolare la produttività dei dipendenti contano da un lato, il numero delle pratiche svolte dall'impiegato e dall'altro il numero delle multe fatte dal vigile. Morale: poche multe ergo scarso rendimento. Ecco uno dei tanti motivi per i quali noi chiediamo da anni un contratto specifico per la categoria ma nessuno sembra voglia ascoltarci».

 

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