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Sindaci forti, vigili in allarme
Crescono oneri e competenze, urge la riforma della Legge Quadro

giovedì 7/8/2008  di Marco Ludovico

Scatta la corsa dei sindaci all'ordinanza, ma la polizia locale non ci sta. E per i primi di settembre le principali sigle autonome (Siapol, Snavu, Siulpl e Ospol), riunitesi ieri a Roma, hanno deciso una mobilitazione nazionale e una manifestazione nella capitale.

I vigili di tutta Italia sono in attesa di una riforma del settore, disciplinato da una legge quadro vecchia di vent'anni (n. 65/1986) e ormai inadeguata. Ma intanto l'impegno richiesto diventa maggiore, dopo il decreto Maroni che sulla carta regola e in sostanza incentiva il ricorso dei primi cittadini alle ordinanze per la sicurezza urbana. Un potere, in realtà, sempre esistito: solo per fare un esempio, fin dal 1994 il sindaco leghista di Treviso, Giancarlo Gentilini (ora vicesindaco), emanava ordinanze anti-immigrati, lavavetri, writers e mendicanti. Gentilini provò pure a impedire l'accesso dei cani al centro storico, ma il provvedimento fu sospeso dal Tar e annullato dal Consiglio di Stato.
Sul territorio, però, è la situazione dei corpi di polizia municipale, il braccio operativo dei sindaci, a essere piena di luci e ombre. A Milano, per esempio, i vigili fanno i corsi di aggiornamento alla Bocconi, a Roma ogni anno sono più i pensionamenti che le assunzioni. Non c'è uniformità di armamenti, né nel modello e neanche nell'uso. La legge però prevede competenze innumerevoli e qualcuno le ha perfino contate: 110.

Al ministero dell'Interno si parla di una riforma del settore, ma toccherà aspettare dopo l'estate. La Casa delle libertà nella campagna elettorale del 2001 lanciò il vigile di quartiere, superato dal progetto del poliziotto e carabiniere di quartiere; sospeso, quest'ultimo, dal governo di centro-sinistra, attende adesso un rilancio che non si vede. Nell'immediato, anche i sindaci – chi più chi meno – hanno apprezzato l'invio dei militari.
I vigili invece dovranno prepararsi subito a lavorare di più: tra attività anti-prostituzione, controlli dei vu cumprà e altre iniziative dettate dalla «sicurezza creativa» evocata proprio dal ministro Maroni.
Ieri era pronto a partire il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, con un'ordinanza «antirovistaggio» per sanzionare i disperati che – in questi giorni nella capitale se ne vedono molti – frugano nei cassonetti alla ricerca di qualcosa. Per la cronaca, nel regolamento dell'Ama (l'azienda municipale romana di nettezza urbana) sono già previste multe per situazioni del genere.
Dopo le critiche della Comunità di Sant'Egidio, Alemanno ha fatto dietro-front: «Ci siamo fermati per fare ulteriori verifiche. Avvieremo un confronto con le organizzazioni dei volontari». In programma, in Campidoglio, ci sono anche altre ordinanze, previste in settimana: una contro «la mendicità molesta» che dovrebbe colpire anche i lavavetri, e un'altra contro il commercio abusivo.

Finisce in discussione, nel dibattito ormai scatenatosi, anche il rapporto tra sindaco e prefetto: le norme non modificano né ruoli né assetti ma si è ormai diffusa l'idea, errata, che il primo cittadino abbia maggiori poteri del rappresentante dello Stato. «La sicurezza va garantita al plurale e non declinata al singolare» ammonisce eloquente il prefetto di Roma, Carlo Mosca. Lo stesso Alemanno precisa che «le ordinanze del sindaco verranno comunicate al prefetto prima di essere emanate e in ogni caso saranno promulgate solo per alcuni interventi specifici».
Non manca un rischio di scarso coordinamento con le forze di polizia: «Non si può escludere il pericolo che qualche sindaco si attribuisca poteri che la legge non gli dà – sostiene Claudio Giardullo (Silp-Cgil) – e possono sorgere anche problemi con il lavoro delle forze dell'ordine». Resta poi il tema delle risorse economiche , come ricordano i sindaci di Torino, Sergio Chiamparino, e di Venezia, Massimo Cacciari. Ma a settembre Maroni si è impegnato in un protocollo con l'Anci per stanziare 100 milioni in attuazione del progetto.