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Ordinanze anti-lucciole a tempo
L'iniziativa del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, divide giuristi e operatori di polizia locale

Italia Oggi 18/9/2008  di Francesco Cerisano

In un giorno di vita ha mietuto già parecchie vittime. L'ordinanza anti-prostituzione del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, in vigore dalla notte del 16 settembre ha già colpito 136 volte (98 lucciole e 38 clienti). Ma la decisione del Campidoglio fa discutere. Difficoltà applicative e profili di illegittimità rischiano di travolgere il provvedimento. Soprattutto se, come dichiarato dallo stesso Alemanno, terminata la validità dell'ordinanza (il 30 gennaio 2009), questa sarà prorogata. Il primo cittadino è stato chiaro: se per quella data il ddl Carfagna, che considera reato la prostituzione in strada, non sarà già legge, la proroga sarà automatica. Ma proprio in questo caso potrebbero sorgere i primi problemi. Perché a quel punto l'ordinanza anti-lucciole perderebbe il carattere di contingibilità e urgenza, uno status che ne garantisce una tutela rafforzata. Ma andiamo con ordine.
 

Il testo. L'ordinanza (n. 242/2008) colpisce con multe di 200 euro, che a breve saranno elevate a 500 euro (giusto il tempo di adeguare il regolamento comunale), clienti e prostitute. I clienti per il semplice fatto di fermarsi per strada per «contattare soggetti dediti alla prostituzione» o «concordare con gli stessi prestazioni sessuali». Le prostitute per atteggiamenti, comportamenti o abbigliamento da cui si desuma «inequivocabilmente l'intenzione di adescare o esercitare l'attività di meretricio». Uno spettro di divieti assai ampio che lascia largo spazio alla discrezionalità. «Con quali parametri si dovrà decidere se la gonna di una signorina è corta al punto da farne desumere l'intenzione di adescare clienti?», dice a ItaliaOggi Pasquale De Lise, presidente aggiunto del Consiglio di stato. L'ex numero uno del Tar Lazio sull'ordinanza di Alemanno non vuole sbilanciarsi, preferendo attendere l'applicazione pratica del provvedimento, ma già azzarda una previsione: «Sicuramente ci sarà molto lavoro per i Tar e i giudici di pace. I giudici onorari saranno chiamati a decidere sulla legittimità della sanzione pecuniaria, quelli amministrativi sulla bontà giuridica dell'ordinanza, ma basterà che un tribunale amministrativo si pronunci negativamente sul testo per farne caducare gli effetti nei confronti di tutti i destinatari».

Privacy. L'ordinanza anti-lucciole non dovrebbe invece creare problemi di tutela della riservatezza. La p.a. è legittimata a trattare i dati dei cittadini e in caso di contestazione immediata della violazione il trasgressore non dovrà temere per la propria privacy. Se pagherà entro 60 giorni l'importo contenuto nel verbale (200 euro per il pagamento in misura ridotta) tutto finirà lì. A casa non arriverà nulla, perché l'ordinanza di Alemanno non prevede la notifica del verbale al domicilio in caso di avvenuto pagamento. Diversamente, l'ingiunzione andrà notificata aperta solo al trasgressore, mentre se consegnata a persona diversa dovrà viaggiare in busta chiusa. Ma che cosa accade se il cliente scoperto dai vigili fugge via impedendo la contestazione immediata? Se è stato identificato, la multa arriverà a casa, sempre in busta chiusa. Tanto basta a salvare, formalmente, la privacy. Ma non a escludere possibili abusi.

I dubbi dei vigili. Il fronte contro le lucciole in strada ha arruolato ormai molti primi cittadini. A Roma si sono aggiunte Genova, Perugia, Montecatini, Capua, Chiavari e presto sarà il turno di Milano. A Verona, che è stata la capofila, il sindaco, Flavio Tosi, ha rilanciato, proponendo di punire anche la prostituzione nelle case. Una vera e propria corsa all'ordinanza che preoccupa chi questi provvedimenti dovrà applicarli, i vigili urbani.

«Le difficoltà applicative sono sotto gli occhi di tutti», commenta Ernesto Cassinelli, segretario generale del Siapol-CSA, il sindacato autonomo della polizia locale, «non abbiamo organici sufficienti per essere attrezzati a questo nuovo compito». «Sulle sanzioni poi», prosegue, «ogni comune fa da sé e questo genera inaccettabili disparità di trattamento tra cittadini. Meglio sarebbe una legge dello stato che detti regole valide per tutti. E poi come fare a distinguere una prostituta da una rispettabile signora che magari ha solo la colpa di portare una gonna un po' troppo corta? E ancora, come riconoscere il cliente da chi invece si è avvicinato alla lucciola per chiedere informazioni su una strada?».

Chi non sembra preoccuparsi più di tanto è invece il comandante della polizia municipale di Milano, Emiliano Bezzon. «Le ordinanze anti-prostituzione saranno un'opportunità in più per il controllo del territorio. La polizia locale di Milano ha i mezzi e le risorse per far fronte a questa nuova prerogativa». E sulle difficoltà nell'individuare i trasgressori Bezzon non ha dubbi: «Un vigile sa distinguere una prostituta da una signorina perbene con la gonna troppo corta. Giudicare le trasgressioni con discrezionalità fa parte del nostro lavoro quotidiano».