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Sez. V Sentenza n.5578 del 10/11/2008
No a consumi in loco dei prodotti artigiani

Agli artigiani non deve essere consentito allestire all'esterno del locale tavolini e sedie per il consumo dei prodotti. È questo che ha affermato il Consiglio di Stato, sezione V, con la sentenza n. 5578 del 10 novembre scorso. La pronuncia ha fatto seguito al ricorso in appello presentato da una impresa artigiana di Gallipoli che si è vista negare dal comune l'autorizzazione all'occupazione del suolo pubblico e imporre la cessazione dell'attività di somministrazione abusivamente esercitata. Con apposita ordinanza, infatti, il comune di Gallipoli ha ordinato all'impresa artigiana, autorizzata alla preparazione artigianale nel proprio locale di cibi da asporto, la cessazione immediata dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande e la rimozione immediata di tavoli e sedie posti all'esterno del proprio locale, in quanto la polizia municipale ha accertato che l'esercizio non era autorizzato all'attività di somministrazione di alimenti e bevande con sistemazione all'esterno del locale di tavoli e sedie. Successivamente, il Comune ha respinto la domanda della ricorrente per la concessione per del suolo pubblico, in quanto «l'attività di preparazione di cibi da asporto non è tra quelle per le quali è prevista l'occupazione temporanea di suolo pubblico». Il Tar al quale l'impresa artigiana si era, inizialmente, rivolta ha respinto il ricorso perché la sistemazione di sedie e tavolini all'esterno del locale snatura la caratteristica dell'esercizio da asporto riconducendolo alla tipologia degli esercizi di somministrazione. Il mutamento tipologico non è di poco conto, in quanto «realizza di fatto un esercizio di somministrazione senza la prescritta autorizzazione e, soprattutto, a prescindere dalla verifica dei limiti numerici previsti dalla disciplina di settore». Secondo la ricorrente, i primi giudici avrebbero errato nella valutazione del caso, facendo riferimento a una situazione che non avrebbe riscontro nella realtà, in quanto l'interessata si sarebbe limitata a richiedere la possibilità di collocare sedie e tavolini in prossimità dell'esercizio soltanto allo scopo di far sedere i clienti in attesa di essere serviti. Il Consiglio di Stato ha, invece, confermato la sentenza di primo grado ritenendo non convincente la tesi dell'appellante affermando che «è privo di validità sul piano logico e pratico l'assunto secondo cui i clienti in attesa di essere serviti abbiano bisogno di sedersi a tavolini all'uopo predisposti, sembrando fondata la tesi del Comune, verificata dall'accertamento compiuto dai vigili urbani, che si intende offrire al pubblico la possibilità di consumare sul posto gli alimenti acquistati». In pratica, secondo il Consiglio di Stato, risulta legittima la posizione dell'Amministrazione comunale che, in presenza di un attività sostanzialmente assimilabile alla somministrazione di cibi e bevande, si attivi per imporre il rispetto della normativa che regola quella specifica attività, impedendone il surrettizio aggiramento.

Italia Oggi 27/11/2008 di Marilisa Bombi