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L'efficienza e' ancora una virtu'?
Aumentiamo i controlli, piuttosto che inasprire le sanzioni

Nel nostro Paese, dal centro alla periferia, succedono cose curiose. In una certa parte del territorio, e soprattutto nell'estremo Nordest, le leggi si applicano (mica tutte, intendiamoci, perché nessuno è perfetto: parlo del Codice della strada e della repressione della guida sotto l'effetto dell'alcol); nell'Italia presa nel suo complesso, invece, sono applicate poco e male. Le persone ragionevoli, civili e rispettose della legalità chiedono che le norme in questione, e se possibile le leggi in generale, siano efficaci in tutto il territorio e invidiano chi vive in zone come la nostra piccola regione, in cui le forze dell'ordine ne fanno rispettare almeno alcune.

 

Sul Corriere della Sera di domenica scorsa Beppe Severgnini, scrittore acuto e gran conoscitore dell'Italia e del mondo, a proposito delle norme sempre più restrittive per la «guida in stato di ebbrezza» lamenta l'antica situazione italiana che vede da un lato il varo di leggi spesso ottime, ma dall'altro la gran difficoltà di applicarle per mancanza di controlli attenti e continuati, che rendono inutile ogni tentativo di giusta severità. Che direbbe se venisse a sapere che nella piccola provincia di Bolzano, invece, alcuni politici si lamentano del fatto che nel resto d'Italia (a sentir loro) si può impunemente guidare ubriachi, mentre da noi controlli, multe, sanzioni, ritiro della patente e sequestro del mezzo avvengono con una certa frequenza? Non è giusto. O tutti o nessuno: perché il resto del Paese deve avere il privilegio di controlli rari, disinteresse, lassismo nei confronti del problema? E poi da noi bere fa parte delle tradizioni, e vino e alcolici sono importanti fonti di profitto (e di consenso elettorale, occorre aggiungere).

 

Questi politici fanno capire, in sostanza, che di fronte alle tradizioni, ai posti di lavoro e al profitto qualche morto in più sulle strade è cosa trascurabile. Siccome altrove si lascia andare, lo stesso si faccia da noi. Bel ragionamento: sarebbe come lamentarsi se per caso da noi la polizia riuscisse a sventare i reati e a catturare i malfattori molto più rapidamente che nelle altre regioni, e chiedere a gran voce che l'incapacità di far rispettare la legge fosse esportata in Sudtirolo. Solitamente ci si lamenta dell'inefficienza ma a Bolzano, se torna utile, anche dell'efficienza, al di là di ogni logica. Mah. Cose altoatesine-sudtirolesi. Provate a farle capire a un cittadino di qualunque altro paese.

 Corriere dell'Alto Adige 18/12/2008 Ferruccio Cumer


 

Botta e risposta sul tema tratto dal Blog di Beppe Severgnini

Abbassare i limiti alcolici alla guida: inutile senza seri controlli

Caro Beppe,
dopo il solito bollettino di guerra degli incidenti stradali del fine settimana, leggo sul "Corriere" l'articolo «Alcol alla guida: regole più severe». Si vuole, di nuovo, modificare il codice della strada introducendo norme più severe. A cosa servirà, se come conclude lo stesso articolo «l'automobilista italiano ha una possibilità ogni 74 anni di essere fermato per un controllo»? Non è il caso di farle rispettare, le regole, invece di annunciarne di nuove e più severe ogni volta che succede qualcosa di abbastanza grave da meritare titoloni in prima pagina?


Federico Cappellini, federico.cappellini@gmail.com

Perfettamente d'accordo. Siamo i gran maestri della teoria: la pratica è giudicata un'attività volgare. Nessun Paese d'Europa ha regole minuziose e severe come le nostre; nessuno è tanto svogliato e menefreghista quando si tratta di applicarle. Vale per il fisco, vale per gli appalti, vale per la velocità sulle autostrade. Vale per la guida ubriachi.
Leggo: «Non si potrà più bere alcol se si vorrà guidare: basterà un tasso alcolico dello 0,2% (ora è 0,5%) per vedersi ritirare la patente». Penso: ci risiamo. Davanti a un'emergenza, l'Italia non aumenta i controlli: inasprisce le sanzioni. L'apparenza è salva, e tutto continua come prima. Ogni giorno e ogni notte schianti e sangue e disperazione e famiglie distrutte e funerali in fotocopia e amici che piangono. Le tragedie arrivano nei telegiornali solo se muoiono cinque persone tutte insieme; ma le pagine dei giornali locali sono campisanti disseminati di fotografie. Comitive falciate alla fermata dell'autobus, famiglie annientate da mostri motorizzati. Vogliamo evitarlo? Non servono norme nuove; servono vecchi, banali, pedanti e ripetuti controlli. Senza controlli non c'è norma che tenga. Se è vero - ed è vero - che l'automobilista italiano ha una probabilità ogni 74 anni (!) d'essere fermato e costretto a soffiare nell'etilometro, che senso ha abbassare i limiti del tasso alcolico? L'impressione è che la politica - pigra e pavida per anni, di fronte alla richieste di lobbisti dell'alcol, ristoratori e discotecari - ora voglia mostrare di esserci, di indignarsi, di reagire. Lo faccia: ma non in questo modo ipocrita.
Giuliano Amato, quand'era ministro dell'Interno, mi spiegò perché in Italia i controlli erano pochi: mancavano i soldi (per le pattuglie, gli straordinari, gli etilometri, la benzina extra). Da allora qualcosa è stato fatto, dal governo uscente e da quello entrante. Ma non basta. Non ci sono i soldi per pagare - come sarebbe giusto - quei poliziotti e quei carabinieri il cui compito è impedirci d'ammazzarci in auto. Abbassate il tasso alcolico, oppure lasciate quello attuale. Il problema non è questo. Un automobilista deve sapere che, uscendo da un locale notturno, ha molte probabilità di essere fermato. Fuori dal parcheggio, sulle statali, all'ingresso delle città. Come accade in Nord Europa, dove bevono di più e peggio di noi. Ma non si ammazzano come noi. Se i controlli non ci sono, il resto sono chiacchiere. Risparmiatecele. Siamo di fronte alla strage a puntate di una generazione. Una cosa troppo seria per decorarla di retorica.(Beppe Severgnini) 15/12/2008