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Riforma delle pansioni, si colma il dislivello tra uomo e donna

Dal 1° gennaio 2010, le lavoratrici del pubblico impiego potranno andare in pensione di vecchiaia all'età minima di 61 anni. Successivamente, l'età minima di pensionamento crescerà di un anno ogni biennio, finché a partire dal 1° gennaio 2018 raggiungerà l'età di 65 anni, come prevista oggi per gli uomini. Non risentiranno delle novità le lavoratrici che entro la fine di quest'anno (entro il 31 dicembre) riusciranno a maturare il diritto a pensione (di vecchiaia) in base alle vigenti regole, cioè con 60 anni di età e 20 anni di contributi. A risentire della riforma saranno principalmente le donne di classe 1950 che potevano andare in pensione l'anno prossimo e che dovranno, invece, aspettare due anni in più: i 62 anni nel 2012.

Toccato solo il settore pubblico e «rosa». L'intervento di riforma interessa soltanto le lavoratrici donne del settore del pubblico impiego (non sono toccate da alcuna riforma le donne impiegate nel settore privato) e la pensione di vecchiaia. È un intervento dettato dall'obbligo di adeguarsi alla sentenza della Corte Ue C-46/07, con cui è stato rifilato all'Italia un cartellino giallo perché non dà garanzie di parità di trattamento tra uomini e donne in materia di pensioni dei dipendenti pubblici (l'alternativa sarebbe stata quella di farsi carico del pagamento di pesanti sanzioni). Due i tipi di pensione di vecchiaia: retributiva e contributiva. La via scelta dal governo è stata quella di elevare gradualmente l'età di pensionamento di vecchiaia per entrambe le tipologie: un anno in più ogni due anni a partire dal 2010, per finire ai 65 anni dal 1° gennaio 2018.

I sistemi di calcolo. La legge 335/95 («riforma Dini») ha cambiato l'intero sistema pensionistico, in particolare quello pubblico, introducendo il sistema di calcolo contributivo delle prestazioni, che sta sostituendo come si diceva gradualmente quello retributivo. Tale passaggio è programmato per fasi, e coinvolge i lavoratori in base agli anni di servizio:

- i lavoratori/trici neoassunti/e al 1° gennaio 1996 (neoassunte sta anche per «privi di anzianità contributiva» a tale data) e quelli che optano per il nuovo sistema sono soggetti all'applicazione integrale delle nuove regole di accesso e del metodo di calcolo contributivo. In questo sistema è prevista soltanto la pensione di vecchiaia;

- i lavoratori/trici con meno di 18 anni di contributi al 31/12/95 sono soggetti al calcolo della pensione con il sistema misto (cioè retributivo per la parte di pensione relativa alle anzianità maturate prima del 1996, e contributivo per quelle maturate dopo tale data) e accedono alle prestazioni secondo le regole del sistema retributivo (a meno che non optino il contributivo integrale). Per loro è prevista sia la pensione di anzianità sia quella di vecchiaia;

- i lavoratori/trici con almeno 18 anni di contributi al 31/12/95 rimangono soggetti all'accesso e al calcolo della pensione secondo il vecchio sistema retributivo. A loro spettano i trattamenti pensionistici di anzianità e di vecchiaia.

La pensione di vecchiaia Inpdap (per il settore pubblico). La pensione di vecchiaia è una prestazione vitalizia di natura economica e previdenziale erogata all'iscritto che raggiunga il limite massimo d'età insieme a una determinata anzianità contributiva. Spetta ai dipendenti iscritti all'Inpdap che hanno raggiunto i limiti di età e che sono cessati dal servizio. I requisiti di accesso variano in base al sistema di calcolo con cui il trattamento verrà liquidato;

- pensioni liquidate secondo il sistema retributivo e il sistema misto: 65 anni per gli uomini o 60 per le donne, insieme a 20 anni di anzianità contributiva o di servizio. Per chi era in servizio alla data del 31/12/92, vale la deroga per cui si può andare in pensione con 15 anni di contributi (articolo 2 del dlgs n. 503/1992);

- pensioni liquidate secondo il sistema contributivo:

a) 65 anni e almeno 5 anni di contributi per gli uomini;

b) 60 anni e almeno 5 anni di contributi per le donne, purché l'importo da liquidare non sia inferiore a 1,2 volte l'importo dell'assegno sociale;

c) 40 anni di contributi, a prescindere dall'età;

d) 35 anni di contributi e un'età pari a quella prevista per la pensione di anzianità.

Mantiene il diritto alla pensione con i precedenti requisiti chi ha maturato entro il 31/12/07 i requisiti di età e di anzianità contributiva previsti dalla normativa precedente: 57 anni di età e 5 anni almeno di contribuzione con un importo di pensione non inferiore a 1,2 l'importo dell'assegno sociale.

In salvo chi raggiunge i vecchi requisiti nel 2009. La via scelta è stata dunque quella di elevare gradualmente l'età di pensionamento di vecchiaia delle donne con un anno in più ogni due anni a partire dal 2010, per raggiungere la meta dei 65 anni dal 1° gennaio 2018. Resteranno esentate le lavoratrici che entro la fine del corrente anno maturano i vigenti requisiti di pensionamento (cioè 60 anni di età): per loro è prevista la salvaguardia del diritto al pensionamento, anche dopo il 1° gennaio 2010, e a tal fine potranno ottenere la certificazione del diritto alla pensione (anche se restano al lavoro, potranno in qualunque momento avvalersi della possibilità di andare in pensione). Restano fuori dalla manovra le discipline che prevedono requisiti anagrafici più elevati, nonché il personale delle forze armate, del corpo della guardia di finanza, delle forze di polizia e del corpo dei vigili del fuoco.

Quattro finestre. La pensione di anzianità si ottiene a domanda, cioè dietro presentazione all'Inpdap o all'Inps di apposita istanza. Gli istituti mettono a disposizione la modulistica. La domanda oggi non è sufficiente a ottenere la liquidazione della pensione, come accadeva fino al 31/12/07 (con un ritardo di un mese massimo rispetto all'epoca di maturazione dei requisiti). La legge 247/07 (attuazione protocollo Welfare) ha introdotto il sistema delle finestre anche per la pensione di vecchiaia (salvo per coloro che ne hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre /2007), per cui dal 2008 si accede alla pensione di vecchiaia secondo lo schema in tabella.  Italia Oggi 31/8/2009