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Presentata a Roma la ricerca CIVICUM su 23 bilanci comunali
Analisi delle entrate extratributarie e dei costi della Polizia locale

L’analisi comparata dei rendiconti 2007 dei grandi Comuni italiani, realizzata per Civicum da Giovanni Azzone e Marika Arena del Politecnico di Milano, è la più vasta ricerca svolta in Italia nel settore della pubblica amministrazione locale. L’analisi ha interessato 23 Comuni italiani, nei quali complessivamente risiede il 18% della popolazione. Non sono stati esaminati i bilanci dei Comuni di Catania, Messina, Reggio e Catanzaro, perché non pervenuti. La Calabria non era rappresentata. Nessuno dei sette sindaci invitati era presente. Presenti invece il ministro della Funzione Pubblica Brunetta e il ministro-ombra della Funzione pubblica Lanzillotta. Nessuno dei sette sindaci invitati ha potuto partecipare. L’intero studio, completo di dati e tabelle, può essere reperito sul sito di Civicum

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Alla tavola rotonda coordinata dal vicedirettore dell’Espresso, Antonio Ramenghi, hanno partecipato Linda Lanzillotta (rientrata dalla Camera dopo la votazione), il cofondatore di Civicum Mario Camozzi, Teresa Petrangolini segretario generale di Cittadinanzattiva e Giovanni Azzone, prorettore del Politecnico di Milano. Ramenghi ha individuato nella “spesa storica” il male cronico della pubblica amministrazione: “Il nostro assessore – ha detto – non chiede quello che gli serve per realizzare un programma, ma parte dalla conferma della spesa dell’esercizio precedente per ottenere un aumento. Se non si toglie questa abitudine, non si cambierà mai nulla”. “Bisogna riformare la spesa pubblica – ha sostenuto la Lanzillotta – perché sono cambiate regole ed esigenze e bisogna riformarla prima dell’avvento del federalismo”.

Venezia ha l’entrata pro-capite più alta (2.617 euro), di cui la voce maggiore è quella dei tributi. La segue Napoli (2.300 euro), ma in questo caso la voce maggiore è quella dei trasferimenti correnti da parte di Stato e Regione. L’elevato numero di abitanti tiene relativamente bassa l’entrata pro-capite di Roma (1.884 euro) e Milano (1.723 euro). Da segnalare il caso di Brescia: entrata pro-capite di 1.546 euro, per due terzi (1.078 euro) provenienti da dividendi azionari (il Comune di Brescia è socio con il Comune di Milano nel gigante dell’energia A2A). In quasi tutti i comuni le entrate 2007 sono maggiori di quelle dell’anno precedente.

Le entrate tributarie rappresentano mediamente il 39% del totale delle entrate dei Comuni, ma con una forte variabilità: si va dal 57% di L’Aquila al 16% di Trento. I trentini sono i meno tassati dal Comune (353 euro l’anno), i bolognesi versano tributi vari per più del doppio (781 euro l’anno) e ai veneziani tocca il primato dei tributi comunali (1.231 euro l’anno). Se si considerano le sole tasse e imposte comunali, Bologna è la città più impositiva: 519 euro l’anno per cittadino, un valore superiore del 50% alla media. Roma, al quarto posto per entrate tributarie (665 euro per abitante), sale al terzo posto per le sole tasse e imposte comunali (446 euro per abitante).

Non meno interessante è l’analisi delle entrate extra-tributarie. Esse indicano la capacità di un Comune di far “rendere” la propria attività, sotto forma di pagamenti dei servizi, di dividendi di società partecipate, di proventi da beni patrimoniali e di contravvenzioni. Esse sono mediamente pari a 323 euro per abitante, ma anche in questo caso le oscillazioni sono molto forti. Si va dai 1078 euro di Brescia al 100 euro di Palermo. Le entrate extra-tributarie di Firenze, seconda classificata, sono quasi la metà (527 euro) di quelle della capolista Brescia. Il Comune fiorentino resta però leader nella classifica delle risorse extra-tributarie ricavate da pagamento di servizi, proventi di beni patrimoniali e contravvenzioni.

La straordinarietà della natura lagunare rende Venezia la città più costosa. Il suo è il Comune che spende di più per ciascun cittadino: 2.497 euro l’anno, dei quali 2.176 per spese correnti. Costose anche Trento (2.387) e Bolzano (2.051), seconda e quarta forse per il clima e la natura montagnosa del territorio. Ma è il terzo posto di Napoli nella graduatoria della spesa pro-capite (2.294 euro l’anno) a sorprendere, benché buona parte (790 euro l’anno) sia destinata non a spese correnti ma a investimenti. I cittadini più parsimoniosi risultano gli aquilani: per ciascuno di loro il Comune spende solo 995 euro l’anno. Anche l’Abruzzo è montagnoso, ma non gode di statuto speciale.

I 23 Comuni analizzati hanno speso nel 2007 complessivamente 13.569 milioni di euro. Per che cosa? Per un’incidenza media totale dell’86% i Comuni destinano le loro spese al proprio funzionamento (26% medio), al territorio e all’ambiente (20%), al settore sociale (17%), viabilità e trasporti (12%) e all’istruzione pubblica (11%), largamente staccate altre voci come polizia locale, cultura, giustizia, turismo. Il fatto che l’auto-amministrazione dei Comuni sia la loro prima voce di spesa corrente – maggiore dei trasporti, dei servizi sociali, dell’istruzione – costituisce uno dei rilievi maggiormente degni di attenzione ed analisi. Anche perché rispecchia gli orientamenti per gli investimenti: i Comuni riservano l’87% degli investimenti – pari nel 2007 a 4.335 milioni di euro per i 23 bilanci analizzati – a viabilità e trasporti (58%), territorio e ambiente (15%) auto-amministrazione (14%), dedicando quote modeste o addirittura minime a cultura, istruzione pubblica, servizi sociali, sport e ricreazione, sviluppo economico, polizia locale, servizi produttivi, giustizia, turismo.

 


Notevoli le oscillazioni. Per l’istruzione si va dai 215 euro pro-capite di Torino ai 47 di Campobasso. Per i servizi sociali, dai 497 di Bolzano ai 47 di Campobasso e Potenza. Roma è la città che nel 2007 ha speso di più per la polizia locale (126 euro per cittadino), Sassari quella che ha speso di meno: 37 euro. Diverse anche le priorità. Il Nord riconosce alta priorità a istruzione, cultura e servizi sociali, ai quali il Sud concede bassa priorità. Per il Nord hanno bassa priorità territorio-ambiente e viabilità-trasporti. Quest’ultima voce è considerata di alta priorità solo dai Comuni del Centro.

L’auto-amministrazione è la prima voce nella classifica delle spese comunali, con una media intorno al 26%. Il Comune che destina la maggior percentuale di risorse al proprio funzionamento è quello di Palermo (39%), seguito quasi a ruota da quello di Napoli (36%). Il più parco – in percentuale – è quello di Venezia (20%), ma bisogna tener conto la relatività dell’incidenza è ridotta dal livello particolarmente alto delle entrate: resta comunque il fatto che il Comune di Venezia destina solo un quinto delle risorse a sé stesso e quattro quinti ai servizi per i cittadini. Mentre la spesa di auto-amministrazione del Comune di Palermo è aumentata del 17% dal 2006 al 2007, ci sono Comuni che l’hanno diminuita: Perugia –12%, Firenze e Genova –2%, Potenza –1%.

E’ importante la economicità della spesa di auto-amministrazione. Se il Comune di Napoli fosse stato gestito nel 2007 con il miglior criterio individuato dalla ricerca, avrebbe risparmiato 220 milioni di euro da spendere per i cittadini napoletani. Se tutti i 23 Comuni si fossero adeguati, il risparmio complessivo sarebbe stato di 703 milioni di euro, pari a quasi il 20% del totale della spesa corrente per auto-amministrazione. Si può fare qualcosa per non dissipare queste risorse e destinarle al miglioramento dei servizi pubblici nelle nostre città? E’ l’interrogativo che sta alla base della nostra ricerca.

Infine, un occhio al patrimonio e alla finanza. I 23 Comuni analizzati hanno complessivamente un attivo patrimoniale di oltre 74,8 miliardi di euro e mezzi propri per oltre 65,9 miliardi di euro, a fronte di debiti per 28,9 miliardi di euro. I Comuni con il maggiore attivo patrimoniale in termini assoluti sono Roma (16,7 miliardi di euro), Milano (12,5), Napoli (8,6) e Torino (7,3). I Comuni più indebitati sono Roma (8,5 miliardi di euro), Torino (5,7) e Milano (5,2). Il rapporto di indebitamento, calcolato come rapporto tra i mezzi di terzi e i mezzi propri, è superiore a 1 per Torino (2,6) e Roma (1.1). Se si considera il solo indebitamento per finanziamento, l’indicatore resta superiore a 1 soltanto per il Comune di Torino (1,5). E infatti i torinesi risultano i cittadini più indebitati (5.781 euro a testa), calcolando l’indebitamento pro-capite, seguiti a distanza dai milanesi (3.997 euro a testa). I meno indebitati sono i ricchi bresciani: appena 530 euro di euro a testa.

 aggiornamento del 15 gennaio 2009