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Calabria- n.63/2001
Revoca della qualifica di p.s. ad un agente di p.m

T.A.R. CALABRIA -
CATANZARO, Sentenza del 29 gennaio 2001, n. 63

Revoca della qualifica di p.s. ad un agente di p.m
La revoca della qualifica di agente di pubblica sicurezza ad un vigile urbano da parte del prefetto richiede necessariamente il parere preventivo del sindaco.

(Omissis)

FATTO
L'odierno ricorrente e' vigile urbano, appartenente al corpo di polizia municipale del comune di Curinga. Per la sua qualifica di vigile urbano, con decreto prefettizio del 18 agosto 1973, al Michienzi veniva conferita la qualifica di agente di pubblica sicurezza. Con decreto del 15 ottobre 1992 il prefetto della provincia di Catanzaro, sul presupposto che il ricorrente era stato denunciato a piede libero alla procura della Repubblica di Lamezia Terme, disponeva la revoca del decreto del 1973.
Avverso il decreto di revoca e' dunque proposto il presente ricorso, a sostegno del quale si deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 5 della legge n. 65 del 1986, violazione degli artt. 7, 8 e 10 della legge n. 241 del 1990 ed eccesso di potere sotto pi- profili.
Si sono costituite in giudizio con memoria di stile le intimate amministrazioni chiedendo che il proposto ricorso venga respinto.
Con ordinanza n. 147 del 4 febbraio 1993 questo tribunale ha accolto la domanda del ricorrente di sospensione dell'esecuzione dell'impugnato decreto di revoca.
Alla pubblica udienza del 15 dicembre 2000 il ricorso viene ritenuto per la decisione.

DIRITTO
Con il proposto ricorso e' chiesto l'annullamento del decreto prot. n. 4051/Sett. 2, emesso dal prefetto di Catanzaro il 15 ottobre 1992, avente ad oggetto "revoca del decreto del 18.8.1973 con il quale ad esso Michienzi era stata attribuita la qualifica di agente di p.s.".
Il ricorso e' fondato e va, pertanto, accolto.
Lamenta innanzitutto il ricorrente che l'avversato decreto di revoca e' stato emesso senza che sia stato sentito previamente il sindaco e comunque il difetto dei presupposti di legge che potevano legittimarlo. La censura e' fondata.
Occorre riferirsi alla disposizioni di cui all'art. 5 della legge 7 marzo 1985 n. 65, il quale appunto disciplina il conferimento al personale che svolge servizio di polizia municipale della qualita' di agente di pubblica sicurezza nonche' la decadenza della perdita della detta qualita'. Quest'ultima e' pronunciata dal prefetto, che peraltro opera anche il presupposto conferimento della qualita' di cui trattasi, sentito il sindaco. Pertanto, e' illegittimo il provvedimento di revoca della qualifica gia' attribuita che risulti
adottato, come nel caso di specie, dal competente prefetto senza che sia stato previamente sentito il sindaco (cfr. Tar Sicilia, Palermo, 31 maggio 1997, n. 885). Mentre il conferimento della qualifica, quindi, comporta semplicemente che il conferimento medesimo intervenga "previa comunicazione al sindaco", la dichiarazione di perdita della qualita' di agente di pubblica sicurezza prevede il previo interpello del sindaco. La ratio del coinvolgimento del sindaco nella procedura conducente alla revoca e' di tutta evidenza, ove si consideri che il personale in questione svolge servizio di polizia municipale ed e' messo a disposizione del sindaco affinche'
possa esercitare le funzioni di agente di pubblica sicurezza, per le quali dipende poi operativamente dalla competente autorita' nel rispetto comunque di eventuali intese tra queste e il sindaco.
Quanto alla distinta questione concernente il lamentato difetto dei presupposti di legge perche' potesse nel caso di specie essere legittimamente disposta la impugnata revoca, occorre osservare che, ferma restando la necessita' del possesso dei requisiti in capo al soggetto interessato quali puntualmente indicati dal citato art. 5, non vi e' dubbio che il prefetto possa valutare fatti e circostanze pur non indicati nello stesso articolo al fine di adottare provvedimenti cautelari o comunque negativi in tema di riconoscimento della qualifica di agente di pubblica sicurezza. E pero' nel caso di specie l'avversato decreto di revoca si fonda sulla sola circostanza secondo cui il ricorrente risulta essere stato avviato alcun
procedimento penale. Si tratta di circostanza che appare pi- idonea a sorreggere un provvedimento di sospensione della qualifica piuttosto che di revoca, atteso che si tratta comunque di un fatto non rientrante nella espressa previsione dell'art. 5 citato. Questo, infatti, prescrive il possesso dei soli seguenti requisiti: a) godimento dei diritti civili e politici; b) non aver subito condanna a pena detentiva per delitto non colposo o non essere stato sottoposto a misura di prevenzione; c) non essere stato espulso dalle forze armate o dai corpi militarmente organizzati o destituito dai pubblici uffici.
Conclusivamente, ribadite le svolte considerazioni ed assorbite le ulteriori e distinte censure, il collegio accoglie il ricorso in esame e, per l'effetto, annulla l'impugnato decreto prefettizio recante revoca dell'attribuzione al ricorrente della qualifica di agente di pubblica sicurezza. (Omissis)