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La sicurezza stradale sulla buona strada
Ma l'Italia ancora rimandata rispetto al resto d'Europa

Dekra, la prima organizzazione europea specializzata in servizi tecnici per il settore automotive ed industriale, ha presentato alla stampa l'edizione 2008 del ''Rapporto sulla Sicurezza Stradale''. Servendosi dell'enorme quantità di dati in proprio possesso, Dekra ha così redatto un documento che fotografa in modo puntuale luci e ombre sul tema sicurezza, mettendo in evidenza i progressi di questi ultimi anni ed i passi ancora da compiere per giungere ai traguardi stabiliti dalla Carta Europea per la Sicurezza Stradale, che prevede una sensibile riduzione delle vittime di incidenti stradali entro il 2010. Dai dati aggregati risulta evidente lo sforzo compiuto dalle Istituzioni. Negli ultimi tre anni la mortalità negli incidenti stradali è diminuita del 13 % ed il numero delle vittime è sceso per la prima volta sotto quota 40 mila. Gran parte del merito di questo risultato è da attribuire da un lato alla presa di coscienza degli utenti che adottano comportamenti più virtuosi (a questo proposito è importante ricordare che il 94 % degli incidenti è causato da comportamenti umani), dall'altro alle nuove tecnologie messe al servizio dell'automobilista. Il tema dei sistemi di assistenza alla guida è uno dei fattori più importanti su cui si giocherà la sfida negli anni futuri. Si stima che l'obbligatorietà dei sistemi di controllo della stabilità dei veicoli (comunemente chiamati ESP), salverebbe 1.800 persone.

Un'altra direzione verso cui concentrare gli sforzi è la prevenzione nei confronti delle categorie statisticamente più a rischio. Da un lato educare i più giovani all'utilizzo consapevole della vettura combattendo i comportamenti a rischio (consumo di alcool e droghe e sopravvalutazione delle proprie capacità), dall'altro aiutare i più anziani commercializzando vetture progettate ad hoc per renderne più confortevole l'utilizzo e limitare le possibili distrazioni indotte da dotazioni elettroniche troppo sofisticate e di difficile comprensione. Il progressivo innalzamento dell'età media della popolazione europea rende strategico anche per i costruttori progettare veicoli che incontrino i favori degli automobilisti più attempati. Se il trend a livello europeo procede nella direzione corretta verso gli obiettivi preposti, appaiono ben diverse le situazioni nei singoli Paesi. Si possono notare i progressi compiuti dal Portogallo che ha visto diminuire le proprie vittime a quota 30 e, purtroppo, la posizione negativa del nostro Paese che si trova ancora a quota 70 meritandosi la ''maglia nera'' tra i paesi europei. La media dell'Unione Europea si colloca a quota 43.

Le cause di questa anomalia tutta italiana sono molteplici e di non facile risoluzione. Su tutti, un dato appare macroscopico: i controlli effettuati negli altri Paesi si attestano tra 1.500.000 e 2.000.000 all'anno, in Italia si fermano a quota 800.000. Un altro fattore di rischio è rappresentato dall'anzianità del parco circolante. Statisticamente un'auto di età compresa tra i sette e i nove anni ha una quota di rischio incidente tre volte superiore a quella delle vetture con meno di tre anni. Il caso italiano aiuta tuttavia a comprendere che il problema non è tanto nell'anzianità della vettura (in Italia il parco circolante è meno datato di quello, ad esempio, della Germania), ma nella mancata manutenzione e superficialità dei controlli. La ricerca stima in 505 milioni di Euro il risparmio economico che si avrebbe solo in Italia, riducendo di un anno gli interventi di manutenzione delle vetture con più di 8 anni di età. Altri terreni su cui spingersi sono la certificazione della qualità delle strade e quella dei componenti auto.

Leggi il Rapporto completo 2008