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Lombardia- n.701 del 21/8/2001
E' legittima la dotazione alla P.M. del bastone estensibile

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia – Sezione staccata di Brescia – ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso n. 1408/2000 proposto dal

Comune di Cremona, in persona del Sindaco pro-tempore, rappresentato e difeso dagli avv.ti Edoardo Boccalini e Lamberto Ghilardi ed elettivamente domiciliato presso la Segreteria del Tar, in Brescia, via Malta n.12;

contro

la Regione Lombardia, in persona del vice Presidente della Giunta regionale,

costituitasi in giudizio, rappresentata e difesa dagli avv.ti Lucia Tamburino e Donatella Mento ed elettivamente domiciliata presso lo studio di quest’ultima in Brescia, via Gramsci n.28;

PER L’ANNULLAMENTO

dell’ordinanza prot. n.2000/16095 dell’Organo regionale di controllo – Sez. interprovinciale di Milano – assunta nella seduta del 9.10.2000 con cui è stato disposto l’annullamento delle deliberazioni consiliari n. 74 del 29.06.2000 e n.85 del 15.09.2000.
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’amministrazione regionale;
Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle proprie difese;
Visti gli atti tutti della causa;
Data per letta, alla pubblica udienza del 12.06.2001, la relazione del dr.Oreste Mario Caputo;
Uditi: l’avv. Edoardo Boccalini per il Comune ricorrente e l’avv. Donatella Mento per la regione Lombardia;
Ritenuto in fatto e in diritto quanto segue:

FATTO

Con deliberazione del 29 giugno 2000 il Consiglio comunale di Cremona, nell’ambito degli interventi volti alla ristrutturazione dei servizi connessi al progetto “Cremona Sicura”, ha modificato l’art.4 del regolamento speciale recante “Norme concernenti l’armamento degli appartenenti alla Polizia Municipale approvato con deliberazione del 24 luglio 1989, laddove dispone (va) che “l’arma in dotazione agli addetti di cui all’art.1 è la pistola Beretta semiautomatica calibro 7,65”.
Il nuovo testo dell’art.4, secondo la deliberazione richiamata, prevede:
a) “L’arma in dotazione agli addetti di cui all’art. 1 è la pistola a rotazione o la pistola semiautomatica scelta fra i modelli iscritti nel catalogo nazionale delle armi comuni da sparo di cui all’art.7 della legge 18 aprile 1975 n.110 e successive modifiche;
b) “Gli addetti di cui all’art. 1 impegnati in particolari servizi, su disposizione del Comandante, possono essere dotati di presidi tattici difensivi di limitato impatto visivo (bastoni estensibili) che dovranno essere portati in condizioni di riposo assicurati rigidamente alla cintura”;
c) “Gli appartenenti alla Polizia Municipale possono essere dotati di strumenti difensivi di autosoccorso del tipo spray O.C. Capsicum, non classificati come arma comune. Il modello utilizzato deve essere previamente approvato dal Comandante”.

L’Organo regionale di controllo nella seduta del 14.07.2000, in sede di esame di controllo delle deliberazione, ha invitato il Comune di Cremona a fornire chiarimenti ed elementi integrativi di giudizio nella premessa che l’ente locale in ordine alla scelta delle armi di dotazione della polizia municipale, in forza del combinato disposto degli art. 4 e 5 1.3 luglio 1986 n. 65, non ha alcun autonomia sia nella scelta del tipo di arma da sparo che in quella di altri mezzi difensivi o di costrizione.
In risposta alla richiesta di chiarimenti, il Consiglio comunale di Cremona con deliberazione del 15 settembre 2000 ha confermato il provvedimento assunto con la precedente deliberazione già censurata dell’Organo di controllo regionale.
Quest’ultimo, ribadendo i vizi di legittimità riscontrati di cui alla richiesta di chiarimenti, ha annullato entrambe le deliberazioni del Consiglio comunale di Cremona.
Avverso tale annullamento sono state dedotte le seguenti censure:
Violazione dell’art.4 d.m. 4 marzo 1987 n.145;
Violazione dell’art.1 d.m. 4 marzo 1987 n.145.
L’amministrazione regionale si è costituita chiedendo la reiezione del ricorso. Alla pubblica udienza del 12.06.2001 la causa su richiesta delle parti è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

Il Comune di Cremona ha impugnato l’ordinanza dell’Organo regionale di controllo-Sezione interprovinciale di Milano- con la quale è stato disposto l’annullamento delle deliberazioni consiliari n.74 del 29.06.2000 e n.85 del 15.09.2000. Con la prima deliberazione il Consiglio comunale di Cremona ha modificato il contenuto dell’art. 4 del Regolamento Speciale recante “Norme concernenti l’armamento degli appartenenti alla Polizia Municipale adottato, in attuazione del d.m. 4 marzo 1987 n. 145, con deliberazione del 24 luglio 1989.
Si prevedono tre diverse disposizioni: in primo luogo, l’arma da sparo in dotazione della Polizia Municipale, al posto della pistola Beretta semiautomatica calibro 7,65, è la pistola a rotazione o la pistola semiautomatica; inoltre, gli agenti di polizia municipale impegnati in particolari servizi, su disposizione del Comandante, possono essere dotati di presidi tattici di limitato impatto visivo quali bastoni estensibili; infine, gli stessi agenti possono essere dotati di strumenti difensivi di autosoccorso del tipo spray O.C. Caspicum non classificati come arma comune.
In risposta alle perplessità espresse in sede di controllo della deliberazione de qua da partedell’organo tutorio con la richiesta di chiarimenti ed integrazioni, il Consiglio comunale con la seconda deliberazione ne ha confermato integralmente il contenuto dispositivo.
La risoluzione della controversia presuppone la specifica individuazione del contenuto prescrittivi della normativa di riferimento.
Si fronteggiano infatti a tale riguardo due antitetici indirizzi ermeneutica.
Secondo l’organo tutorio il combinato disposto desunto degli artt.4 e 5 l.7 marzo 1986 n. 65, recante la legge quadro sull’ordinamento della polizia municipale, oltre ad imporre che ogni amministrazione comunale adotti il regolamento per il porto, l’uso e la conservazione delle armi al personale al quale è conferita la qualifica di pubblica sicurezza, circoscrive le attribuzioni esercitabili dall’amministrazione locale alla sola possibilità di consentire il porto d’armi da parte degli agenti di polizia municipale. Le modalità e i casi della dotazione delle armi sarebbero demandati esclusivamente al Ministero dell’Interno e disciplinati in via generale con regolamento ministeriale. Per l’appunto con il d.m. 4 marzo 1987 n.145, sempre ad avviso dell’amministrazione regionale, si è stabilito all’art. 2 che il Comune nell’adottare il regolamento speciale deve osservare le disposizioni del regolamento ministeriale; mentre all’art. 4 si individuano in modo tassativo la tipologia ed il numero delle armi in dotazione degli agenti della polizia municipale.
La novella recata dall’art. 17, comma 134 l.n.127/97 al comma 5 dell’art.5, l.n.65/86, secondo questa prospettazione, si limiterebbe a consentire che il Comune possa (solo) autonomamente decidere se armare i propri agenti. Una volta deciso di dotare questi ultimi di armi, la tipologia delle armi esorbita da ogni valutazione dell’amministrazione comunale,essendo esclusivamente rimessa alla disciplina “decisa a livello nazionale”. Specularmene opposta è la linea interpretativa seguita dal Comune di Cremona. L’argomento di fondo è che la novità della richiamata novella non si limiterebbe alla libertà dei Comuni di armare i propri agenti, facoltà del resto già in passato riconosciuta ed esercitata, ma nella espressa affermazione dell’obbligo di conformare la tipologia delle armi da sparo, e -va sottolineato- solo di esse, a quella prevista in via generale dal regolamento ministeriale. Aggiungasi che l’art. 5 L.7 marzo 1986 e l’art.4 d.m. 4 marzo 1987 n. 145 avrebbero ad esclusivo riferimento le armi strictu sensu intese: ad esse non sarebbero riconducibili i presidi tattici difensivi di limitato impatto visivo quali i bastoni di gomma estensibili, né tantomeno gli strumenti difensivi di autosoccorso del tipo spray.
Il ricorso così argomentato è fondato.
Va premesso che la previsione sull’estensione della dotazione di quelli che si possono definire genericamente come presidi tattici difensivi, diversi dalle armi da sparo, è stato limitata ai soli agenti della polizia municipale ai quali è conferita la qualità di agenti di pubblica sicurezza.
Il Comune di Cremona, lungi dall’avere omologato indistintamente le funzioni esercitate dalla polizia locale, ha distinto quelle di polizia giudiziaria dalle altre di servizio di polizia stradale, ed infine da quelle ausiliarie di pubblica sicurezza.
Si è pertanto inteso osservare l’art.4 del d.m. 4 marzo 1987 n.145, emanato in attuazione della L. 7 marzo 1986 n.65, che circoscrive la dotazione delle armi agli agenti della polizia municipale ai quali è conferita la qualifica di agenti di pubblica sicurezza.
La precisazione consente di compiere un ulteriore passo.
Per gli agenti della polizia municipale che rivestono la qualifica di agenti di pubblica sicurezza, e che possono essere dotati di armi, trovano applicazione anche le altre disposizioni di fonte normativa che governano l’uso delle armi e degli altri mezzi coattivi.
Per quanto concerne la qualifica, l’art.5 della L.n.65 del 1986 espressamente attribuisce agli operatori della polizia municipale le funzioni di pubblica sicurezza di cui all’art. 57, commi 2 e 3, c.p.p.. Inoltre l’art.53 del c.p., sotto la rubrica “uso legittimo delle armi” individua accanto alle armi i mezzi di coazione fisica che possono essere legittimamente usati, in determinate situazioni, solo dagli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza, nell’adempimento del proprio ufficio. Alla stessa stregua, l’art.4, comma 1 L.18 aprile 1975 n.110 dettato in tema di porto d’armi od oggetti aventi l’attitudine ad offendere ne escluda la liceità del porto fatta eccezione ai casi di cui all’art.42 T.U.L.P.S..
Il costrutto giuridico delle norme invocate va nella direzione di consentire che tutti gli agenti di pubblica sicurezza, a prescindere dal corpo di polizia di appartenenza,possono essere dotati, oltre che delle armi, di altri mezzi di coazione fisica che , a determinate condizioni atte a garantirne l’uso appropriato, si rendano necessari per l’adempimento dei doveri d’ufficio.
Né in contrario può invocarsi che l’art.4 del d.m. citato, sarebbe ostativo di per sé alla dotazione di altri mezzi di coazione diversi dalle armi, non espressamente previsti, per gli agenti di polizia municipale.
Va osservato a riguardo che il comma 134 dell’art. 17 L.15 maggio 1987 n.127, novellando il comma 5 dell’art. 5 L.7 marzo 1986 n.65, accanto all’obbligo che le armi in dotazione degli agenti di polizia municipale siano conformi a quelle previste dal regolamento ministeriale, espressamente riconosce in capo all’amministrazione comunale un ambito di valutazione discrezionale desumibile dalla previsione della “ previa deliberazione del consiglio comunale”.
In definitiva, in ossequio ai principi di autonomia e di autogoverno a cui è informata la L.127 del 1997, si riconduce alla potestà consiliare un diverso margine di valutazione sull’opportunità di dotare gli agenti di polizia municipale, ai quali è riconosciuta la qualità di agenti di pubblica sicurezza, di mezzi di coazione diversi dalle armi, che ai sensi dell’art. 1 L.21 febbraio 1990 n. 36 sono tali se non abbiano l’attitudine a recare offesa alla persona.
Ovviamente tale attribuzione è presidiata da rigorose condizioni.
Prime fra tutte, ai sensi dell’art.5, comma 5, come modificato L.n.65 del 1986 l’individuazione del tipo di servizio, i termini e le modalità che ne giustificano il porto.
A tali criteri il Comune di Cremona si è rigidamente attenuto:
l’adozione del bastone estensibile, non assimilabile per il materiale impiegato e per le caratteristiche di costruzione né al manganello né allo sfollagente, è stata deliberata (così si legge nella deliberazione n. 85 del Comune di Cremona) “ per meri fini difensivi, allo scopo di disarmare aggressori; la perizia tecnica riportata per stralcio nella deliberazione esclude l’attitudine del mezzo a recare offesa; la dotazione è circoscritta a determinati servizi espressamente indicati dal Comandante; tale mezzo (secondo la dettagliata descrizione contenuta nella perizia tecnica), ha limitato impatto visivo, e deve essere rigidamente assicurato alla cintura.
Per quanto riguarda invece lo strumento difensivo dello spray O.C. Caspicum, lo stesso Ministero dell’Interno con la risoluzione 14 aprile 1997 ha espressamente riconosciuto che lo strumento definito di autosoccorso non ha attitudine a recare offesa alla persona, e non ha alcun impatto visivo.
Sussistono giustificati motivi per compensare le spese di lite.

P. Q. M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia- sezione staccata di Brescia-
Definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso e , per l’effetto,annulla il provvedimento indicato in epigrafe.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
Così deciso, in Brescia, il 12 giugno 2001, dal Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, in Camera di Consiglio, con l’intervento dei Signori:
Francesco MARIUZZO,Presidente- Oreste Mario CAPUTO, Consigliere, estensore/Giulio BACOSI, Referendario.

F.to Francesco Mariuzzo


Depositato in Segreteria
Il 21 agosto 2001