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Autogol sulla Polizia Locale
Attacco strumentale e ignoranza diffusa

Autogol sulla Polizia Locale

Il primo giornale d’Italia saluta il nuovo direttore con un clamoroso autogol: pubblica un articolo che accusa esplicitamente le polizie locali d’Italia per smentire se stesso a 36 ore di distanza. Succede in via Solferino con un articolo di fondo pubblicato dal Corriere della Sera il 19 aprile a firma di Ernesto Galli Della Loggia. L’articolo si riprometteva di innescare il dibattito sull’efficacia e l’utilità stessa dei Corpi di polizia municipale. Peccato che le riflessioni sul tema poggiassero tutte su presupposti teorici e privi di qualsiasi conforto statistico o analitico, riducendo l’intervento a un semplice pamphlet d’effetto. Tanto che due giorni dopo, la stessa testata è corsa ai ripari correggendo il tiro, ridimensionando e contraddicendo gli assunti con cui Galli ha dato il “la” all’operazione. La virata è affidata alle mani esperte di Gianni Santucci e Paolo Brogi i quali assemblano minuziosamente le statistiche operative ed i risultati di quattro grandi e medie città (Milano , Roma, Verona e Torino). Le loro conclusioni si rivelano clamorosamente  opposte a quelle del celebre notista dello stesso giornale: dall’articolo emerge chiaramente non solo quanto le polizie municipali d’Italia, nel complesso, si prodighino per prevenire e reprimere le violazioni (in ambito stradale, commerciale, edilizio, sul fronte della sicurezza) ma anche quanto questo sforzo venga sistematicamente mortificato da organici carenti ed equipaggiamenti insufficienti.  

Noi del Si.A.Po.L. aggiungiamo che con l’articolo di domenica si allunga la lista di coloro che  negli ultimi tempi hanno tentato di gettare discredito e disinformazione sulla nostra categoria. In anni recenti, ricordiamo la condanna per diffamazione di Indro Montanelli, le querele nei confronti di Pietro Ichino ed Emilio Fede. 

In qualità di rappresentanti della Categoria, da questa vicenda paradossale che si è consumata sul più accreditato quotidiano nazionale percepiamo il persistere di scarsa chiarezza di idee sul ruolo e sulle funzioni della Polizia municipale. Tale confusione è diffusa in ampi strati degli organi di informazione, della politica e delle Istituzioni nazionali, e che si alimenta purtroppo e sempre grazie a un quadro normativo ormai inadeguato ai giorni nostri. La Legge nazionale n.65/86 presenta ormai criticità evidenti, a partire da quanto previsto dai Contratti nazionali di lavoro che uniformano il personale a tutti i rimanenti lavoratori delle Regioni, delle Province e dei Comuni.

Bene, e quindi? Cogliamo l’occasione di una clamorosa gaffe vergata da una delle più autorevoli penne d’Italia per porre ancora una volta al centro del dibattito (quello vero e serio) il tema della riforma della legge nazionale e delle risorse per i corpi di polizia. Numerosi messaggi, in tal senso, sono stati lanciati al Governo ed ai parlamentari di tutte le forze politiche. Il Si.A.Po.L. vigilerà affinché si concretizzi al più presto questa benedetta riforma che attendiamo ormai da 20 anni.

        Milano 22/4/2009                                            Giuseppe Falanga

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LOTTA ALLA MICROCRIMINALITA’   Corriere della Sera 19 aprile 2009 (articolo di fondo)

LA SICUREZZA DELLE CITTA’


di
ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA

«N
egli ulti­mi mesi stiamo as­sistendo a un crescendo di episodi di criminalità organizzata spesso per mano di extra­comunitari o di rumeni, e non conoscono sosta le tragiche avventure dei battelli che trasportano poveri cristi sulle spiagge di Pantelleria»: così si leg­geva venerdì sul Riformi­sta per la penna dell’ex di­rettore dell’Unità, Peppi­no Caldarola. Tralascian­do il riferimento agli im­migrati clandestini, che costituiscono evidente­mente un capitolo a par­te, non c’è dubbio che la questione sicurezza è or­mai da tempo una que­stione centrale della so­cietà italiana. Lo confer­mano gli ultimi efferati episodi di cronaca nera — da Napoli a Roma, a Torino, a Vicenza — e l’opinione di un esperto riconosciuto come il so­ciologo Marzio Barbagli che, intervistato sempre venerdì dalla Repubblica ha sottolineato soprattut­to «l’inarrestabile cresci­ta » del numero delle rapi­ne (di quelle in banca l’Ita­lia detiene il record euro­peo), solo metà delle qua­li denunciate, ma che in realtà arriverebbero a cir­ca 100 mila l’anno; e che per circa la metà avvengo­no sulla pubblica via sfo­ciando con una certa fre­quenza in altrettanti omi­cidi. È vero che il numero di questi, cioè degli omici­di in quanto tali, diminui­sce da anni, ma dal punto di vista del cittadino non è certo molto consolante sapere di avere assai più probabilità di venire «so­lamente » aggredito, rapi­nato e magari picchiato selvaggiamente pur riu­scendo alla fine a salvare la pelle, piuttosto che di essere mandato diretta­mente al creatore.

Comunque i dati ora detti sono solo la punta drammatica di un feno­meno di insicurezza assai più vasto che specialmen­te nelle aree urbane, e in particolarissimo modo nelle periferie, deriva ai cittadini soprattutto dalla sensazione di essere la­sciati soli in balia di illega­lità certamente di minore portata, ma non perciò fonte minore di disagi, pa­ure ed esasperazioni spes­so incontrollabili. Lascia­ti soli a cavarsela con an­goli delle strade trasfor­mati in pubblici orinatoi, marciapiedi occupati dal traffico del sesso o ridotti a stretti viottoli per la pre­senza perlopiù abusiva di tavolini di bar e ristoran­ti, con schiamazzanti mo­vide notturne, con pub e discoteche sotto le fine­stre, con piazze adibite a luogo di ritrovo per scia­mi di adolescenti motori­nizzati sgassanti ad ogni ora, con grandi arterie tra­sformate specie di notte in piste omicide per auto­mobilisti folli e spesso ubriachi o drogati e con non so quante altre piace­volezze.

Di fronte a tutto ciò ap­pare evidente la scarsa ef­ficienza dei corpi di poli­zia urbana. Cambiarne il nome in quello un po’ pomposo di «polizia loca­le » non sembra essere servito a molto. Infatti, se Pubblica sicurezza e cara­binieri fanno — general­mente molto bene — quello che devono, è so­prattutto alla polizia urba­na che risale la responsa­bilità per il mancato con­trollo capillare e conti­nuo del territorio, per la mancata opera quotidia­na di prevenzione e di sanzione, unici rimedi idonei nei confronti dei fenomeni di minuta ille­galità cui sopra. Il difetto è nel manico, in chi ha la responsabilità politica della polizia urba­na.

La verità, infatti, è che da parte dei sindaci, sia di destra che di sinistra, non c’è stato finora alcun desiderio reale di impegnarsi davvero sul terreno di questo ordine pubblico. Anche i propositi «rondisti» e le iniziative della Lega, per esempio dei vari Tosi a Verona o Gentilini a Treviso, in ge­nere non sono mai andati (e bisogna dire in questo caso per fortuna) oltre l’esibizione della faccia feroce nei con­fronti di vu’ cumprà e lavavetri. L’esempio del mitico sinda­co di New York Giuliani e del suo popolarissimo program­ma di «tolleranza zero» da noi, insomma, non ha fatto cer­to scuola.

Tutto ciò si spiega, credo, con due motivi. Il primo è la scarsa volontà/capacità da parte dei sindaci di far valere la propria autorità nei confronti in generale delle amministra­zioni di cui sono a capo, ma in modo particolare nei con­fronti della polizia locale o vigili urbani che siano. Questi rappresentano quasi sempre potenti corporazioni, adagiate­si da anni in consuetudini e pratiche di lavoro gestite di fatto da esse stesse, con numerose nicchie di privilegio, di fannullaggine e di scarsa trasparenza, che nessun sindaco osa toccare. Meglio lasciare tutto in mano a un «comandan­te », facile semmai da licenziare per offrirlo in sacrificio al­l’opinione pubblica se scoppia qualche grana. Il secondo motivo sta nel fatto che la repressione del genere di reati «minori» che affliggono la vita quotidiana degli abitanti delle città, soprattutto delle grandi città, comporta un’azio­ne repressiva che andrebbe inevitabilmente a colpire o co­munque a disturbare in vario modo due categorie assoluta­mente minoritarie sul piano numerico ma, sia pure per mo­tivi diversi, entrambe in pratica intoccabili.

Da un lato alcuni titolari di bar, ristoranti, pub, discote­che che (tra la larga maggioranza di commercianti corretti e spesso bersaglio degli episodi di criminalità) rappresenta­no lobby potenti nei confronti di qualunque amministrato­re; e dall’altro lato quella dei «giovani», protetti dal tabù che circonda ogni loro moda, svago, o comportamento col­lettivo, anche quelli più stupidi o riprovevoli.

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