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Gli incidenti stradali, ecco la vera pandemia
Campagna sulla sicurezza stradale lanciata dalla FiA Foundation

Torniamo a parlare di sicurezza. A costo di essere ripetitivi non ci stancheremo di accennare ai problemi della guida, perchè la realtà è impressionante e coinvolge tutto il mondo. Siamo qui terrorizzati per l’influenza che arriva dal Messico e non ci rendiamo conto di quante vittime mietano ogni giorno gli incidenti. Nel 2008, ad esempio, 1,3 milioni di persone hanno perso la vita sulle strade e, tragedia nella tragedia, 260 mila erano bambini.

Qualcosa, però, si sta muovendo e le campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica crescono. Una, a livello mondiale, l’ha lanciata in questi giorni la Commissione per la sicurezza stradale globale creata dalla Fia Foundation. La Commissione, che opera nell’ambito della Federazione Internazione dell’Auto, ritiene che, senza adeguati provvedimenti, nel 2020 i morti sulle strade potrebbero arrivare a quasi due milioni l’anno.

La campagna, presentata a Roma con testimonial d’eccezione come Felipe Massa, il pilota di F1 della Ferrari, e l’attrice Michelle Yeoh, nasce con lo scopo di mobilitare sul problema Onu, G8, Oms e i singoli Governi. Si chiede un piano decennale di interventi per dimezzare le vittime sulle strade, salvare 5 milioni di vite, prevenire il ferimento di 50 milioni di persone e risparmiare oltre 2.300 miliardi di euro in costi sociali. E’ necessario un investimento di 300 milioni di dollari da parte della Comunità internazionale e l’attribuzione alla sicurezza stradale del 10% del budget della Banca Mondiale destinato allo sviluppo della rete infrastrutturale. In Italia, secondo l’ACI, sarebbero necessari 40 miliardi di euro per migliorare la qualità delle strade. Una cifra enorme, soprattutto con i tempi che corrono, ma ogni euro speso consentirebbe un risparmio di 20 euro di costi sociali dovuti ai sinistri.

«Nel mondo ogni 30 secondi - ha detto la Yeoh - un bambino viene ucciso o rimane menomato in un incidente». Secondo le stime, altri 10 milioni rimangono feriti in modo non mortale, mentre un altro milione riporta forme di inabilità permanenti. Gli incidenti stradali diventano quindi la principale causa di morte, tra tutti i tipi di malattie e ferite, per i ragazzi tra i 10 e i 19 anni. Altro che febbre suina. Questa è la vera pandemia.

Da Massa i soliti consigli, se volete, ma nella banalità degli stessi si nasconde il modo più semplice per migliorare la situazione. La velocità è consentita solo in pista, ha ricordato il «ferrarista», sulle strade occorre prudenza. E non solo. «Un contributo fondamentale alla sicurezza - ha affermato - può essere dato anche dai designer delle auto e dai progettisti delle strade». Bisogna inoltre indossare sempre il casco in moto, allacciare la cintura di sicurezza e verificare lo stato dei propri mezzi.

La conclusione a Jean Todt, che, lasciata Maranello, è diventato presidente della Commissione. «Esiste un bisogno enorme - ha spiegato - che i governi si impegnino a migliorare la sicurezza, intervenendo sulle strade e sulle vetture, ma anche sulla mentalità di chi guida». Discorsi al vento? Speriamo di no.

La Stampa - Michele Fenu  9 maggio 2009

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