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Pareri sul commercio del Mise

Medie strutture di vendita e liberalizzazione. Dopo la recente sentenza del Consiglio di stato che ha sancito la liberalizzazione di fatto dei pubblici esercizi, ormai sganciati dal mero parametro numerico (ma altre forme di programmazione sono comunque da considerare possibili, ai sensi dell'art. 41 Cost.), ci si interroga sull'estensibilità del principio espresso dall'art. 3, comma 1, lett. d), del dl n. 223/06 anche alle attività commerciali. In proposito, il Mise, con risoluzione n. 22085/09, ha precisato che «la disposizione citata si limita a sancire un principio che, in nome della tutela della concorrenza e ai fini di un corretto ed equilibrato sviluppo del settore, rende inapplicabili meccanismi di programmazione delle rete distributiva basati su quote di mercato in relazione alle diverse tipologie delle strutture di distribuzione». Le disposizioni introdotte dal citato art. 3 «non comportano però modifiche sulle procedure da seguire per il rilascio delle autorizzazioni alle aperture delle medie strutture di vendita di cui all'art. 8 del dlgs 114/1998, essendo finalizzate, in conformità alle norme dell'ordinamento comunitario in materia di tutela della concorrenza, ad assicurare una programmazione nel settore commerciale tale da garantire ai consumatori finali un livello minimo e uniforme di condizioni di accessibilità all'acquisto dei prodotti e servizi sul territorio nazionale».

Distributori automatici di gadget. (leggi qui la risoluzione del Mise) Non è soggetta alla legislazione sul commercio l'installazione di distributori meccanici dispensatori di gadget e piccoli giocattoli per bambini, strutturati in modo che l'acquisizione dell'oggetto avvenga in modo assolutamente casuale e non connesso all'abilità dell'utente che utilizza il distributore, stante la prevalenza dell'aspetto ludico. Nel caso in cui, invece, gli oggetti contenuti nel distributore siano acquistabili con l'inserimento di denaro e automaticamente sia consentita la scelta di un oggetto specifico, il ministero ritiene che l'attività si configuri come un'attività di vendita tramite distributore automatico e, pertanto, soggetta alle disposizioni di cui all'art. 17 del dlgs n. 114.

Vendite sottocosto. Non sussiste alcun obbligo in capo all'esercente dettagliante di allegare al modello di comunicazione per l'effettuazione di vendita sottocosto la documentazione fiscale inerente il prezzo di acquisto dei prodotti oggetto della vendita. È in sede di controllo da parte degli organi di vigilanza preposti, infatti, che eventuali anomalie, se sussistenti, sono individuate e conseguentemente sanzionate. Per ciò che concerne l'indicazione relativa al numero minimo dei pezzi disponibili per ciascuna referenza, questa non va dichiarata nel modello di comunicazione, ma deve essere riportata inequivocabilmente nei messaggi pubblicitari che promuovono la vendita sottocosto, posti sia all'interno che all'esterno dell'esercizio (ris. n. 17475/09).

a cura di Giuseppe Dell'Aquila - Italia Oggi 20/5/2009