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La Polizia Locale e i "Vigili urbani"

Spesso le parole lasciano un segno indelebile molto più delle azioni che possono rivivere solo attraverso i testimoni o i documenti.

Non è difficile constatare quanta contraddizione mista a schizofrenia possa manifestarsi negli atti emanati da un Comune capoluogo di provincia ubicato in Lombardia  che, in uno dei propri regolamenti presenti sul sito web, parla di “agenti, ufficiali e comandante di polizia locale”, cita che è “istituito il corpo di polizia locale”, con la doverosa premessa che “Il presente regolamento disciplina le materie di cui agli artt. 4 e 7 della Legge 7 marzo 1986, n.65 e della Legge Regionale n. 04 del 14 aprile 2003”.

La prima è la  “Legge quadro sull'ordinamento della polizia municipale”, la seconda titola il “RIORDINO E RIFORMA DELLA DISCIPLINA REGIONALE IN MATERIA DI POLIZIA LOCALE E SICUREZZA URBANA”.Tali indizi fanno ben sperare che l’Ente in questione sia pienamente consapevole della materia e dimostri di gestirla al passo coi tempi.

Ma si rimane stupiti quando poi si legge che lo stesso Ente a firma del proprio Direttore del Settore Risorse Umane e Organizzazione, emana un concorso pubblico, per soli esami, per la copertura di 2 posti di “vigile” Area Vigilanza (cat.C, p.e. C1) ( “vigile del fuoco” ? “vigile sanitario” ? “vigile” come contrario di disattento?)  senza altro riferimento normativo e contrattuale, dimostrando miopia e scarsa conoscenza di quanto dovrebbe essere la normativa di riferimento di ogni operatore dei Corpi e Servizi di Polizia municipale dal 1986.

            Ma c’è di più: scorrendo le materie su cui verteranno le prove d’esame, la legge quadro e la legge regionale  nemmeno sono citate e richiamate, con la triste conclusione che sempre più spesso la classe dirigente degli Enti pubblici non si dimostri all’altezza del proprio ruolo.

 

Milano, 24 giugno 2009                                                   

                                                           Giuseppe Falanga