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Alcol agli under 16, stop ovunque
Parere del Ministero dell'Interno

Il codice penale punisce colui il quale mette a disposizione di un minore di anni 16 bevande alcoliche in maniera rigorosa, prevedendo anche la sospensione dell'attività. E questa regola vale per tutti, sia bar sia altri tipi di negozi, tra i quali anche i supermercati. Il Ministero dell'interno, con il parere 557 del 24 marzo 2009 diretto alla Prefettura di Milano, affronta in maniera dettagliata una problematica complessa in quanto riferita al diverso significato che il termine «somministrazione» ha acquisito nel tempo. La lettura delle norme contenute nel Testo unico di pubblica sicurezza e nel codice penale, precisa in sostanza il Ministero, non può prescindere da alcuni termini ricorrenti nelle diverse disposizioni, a seguito di una copiosa normativa che ha regolato rispettivamente l'apertura dei locali pubblici e dei negozi di vendita. «Ne è un esempio», precisa il parere, «il termine «vendita al minuto» che nel Tulps è utilizzato nel senso di consumo sul posto, mentre oggi il legislatore lo impiega per indicare la vendita al dettaglio, distinta da quella all'ingrosso e definisce somministrazione il consumo in loco.

 

Nel Tulps, insomma, vendita, consumazione e somministrazione sono utilizzati come sinonimi e non indicano invece categorie distinte sul piano semantico e giuridico, come accade nell'attuale sistema normativo». «Dopotutto», sottolinea il ministero, «interpreti della giurisprudenza di settore, hanno evidenziato che somministrare bevande alcoliche significa fornire tali bevande ad una persona perché questi le consumi bevendole e non occorre che la bevanda sia effettivamente ingerita, bastando che la stessa sia posta a disposizione della persona. Ne consegue che non c'è differenza alcuna tra il mettere a disposizione del cliente minore di sedici anni la bevanda alcolica in bar o nel negozio» perché il divieto posto dall'art. 689 c.p. non è mai stato rimosso dall'ordinamento. Il parere chiarificatore fornito dal Viminale contribuisce anche a risolvere un problema non secondario, connesso alle ordinanze che molti comuni hanno iniziato ad emanare per imporre l'obbligo già previsto dal codice penale ma con tutti altri risultati. Infatti, la violazione alle ordinanze comporta l'irrogazione di una sanzione amministrativa mentre la violazione al codice penale un'ammenda con conseguenze ben più gravi come quella della sospensione dell'attività.

 

Che la questione fosse stata controversa, prima del chiarimento del Mininterno, lo dimostra il fatto che due imprese di distribuzione commerciale stanno operando su fronti diversi. La prima, presente soprattutto al centro Italia, ha esposto alle casse un cartello in cui viene richiamato il divieto alla vendita degli alcolici ai minori di anni 16; l'altra, presente in tutta Italia, ha esposto invece un cartello laddove si precisa che, pur non sussistendo alcun divieto, la vendita non sarebbe stata disposta ai minori di anni 18.

 Italia Oggi 30/6/2009 Marilisa Bombi