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Il sindaco sceriffo scende in strada
Con il Pacchetto Maroni si sono moltiplicate le ordinanze per prevenire comportamenti a rischio

Non sono solo i sindaci della città turistiche ad aver colto la palla al balzo del pacchetto Maroni per emanare specifiche ordinanze. Anche i primi cittadini delle città di medie e grandi dimensioni sono intervenuti massicciamente in materia, mossi soprattutto dalla voglia di innalzare i livelli di sicurezza. Nei mesi scorsi, Cittalia-Fondazione Anci Ricerche ha passato al setaccio i principali provvedimenti adottati dai sindaci in materia di sicurezza urbana, giungendo ad alcune conclusioni: il 66% delle ordinanze è stato emesso nel Nord, l'11,7% nei comuni del Centro, il 14,9% nel Mezzogiorno e il restante 6,7% nelle Isole.

Stop all'alcol. Il tema maggiormente regolato dai primi cittadini è il divieto di prostituzione (16%) in aree pubbliche. Considerato che l'ordinamento italiano non proibisce la contrattazione di prestazioni sessuali a pagamento, le misure dei primi cittadini si rivolgono alle attività connesse: l'intralcio alla circolazione veicolare urbana o comportamenti e/o abbigliamento che manifestano l'intenzione di adescamento. Segue il divieto di consumo e di somministrazione di bevande alcoliche (13,6%) oltre un certo orario o limitatamente all'utilizzo di bottiglie e/o bicchieri di vetro o di metallo che possano essere successivamente abbandonati nelle vie e piazze del comune. Nei giorni scorsi si è parlato molto del divieto di vendita e consumo di alcolici per gli under 16 deciso dal sindaco di Milano Letizia Moratti. Stessa misura adottata a Buccinasco, nell'hinterland del capoluogo lombardo. Un analogo provvedimento è stato adottato anche a Sassuolo, nel Modenese, con una sanzione di 500 euro per gli esercenti che contravvengono al divieto e di 200 euro per i consumatori. A Vercelli le maglie si restringono ulteriormente: il divieto di somministrazione e vendita ai 16enni viene esteso dalle 22 alle 6 anche ai minori di 18 anni. Gli esercenti che non ottemperano all'ordinanza sono soggetti a una sanzione di 500 euro, mentre per i minorenni la multa è di 100 euro. Stesso obiettivo, ma misura differente a Bologna: in via sperimentale, il neosindaco Flavio Delbono ha previsto che fino al 30 novembre i negozi che vendono alcool in bottiglia dovranno chiudere alle 22. Se vogliono continuare a tenere aperto l'esercizio oltre tale orario, dovranno rinunciare stabilmente alla vendita di alcolici in bottiglia. A Torino è da tempo vietato bere alcolici per strada nel quartiere di San Salvario. L'amministrazione municipale sta preparando, inoltre, un giro di vite contro i locali che, in città, vendono alcolici da asporto e, soprattutto, non controllano adeguatamente cosa succede all'esterno. A Roma, fino al 20 agosto, è vietata la vendita di bevande d'asporto nei luoghi della movida presenti nel XX Municipio oltre che nel III, VI, XI e XIII.

Assembramenti vietati da Nord a Sud. Un altro filone molto battuto dalle amministrazioni comunali riguarda il contrasto agli assembramenti che possono provocare situazioni moleste per i residenti. Il 10% dei provvedimenti censiti da Cittalia-Anci riguarda, infatti, contrasto al vandalismo e al danneggiamento del patrimonio pubblico o privato. Così a Novara è stato vietato «lo stazionamento serale di tre o più persone» nei parchi e nei giardini comunali. Si spinge anche oltre il primo cittadino di Pordenone, Sergio Bolzonello, con un'ordinanza approvata qualche giorno fa che impedisce gli assembramenti di due persone nel centro cittadino, in uno spazio di circa 200 metri quadrati, che ostacolano la fruizione degli spazi pubblici da parte di altri cittadini. L'obiettivo è garantire la tranquillità dei residenti dalle soste prolungate di giovani rumorosi (nella zona sostano ogni sera decine di ragazzi ubriachi, che si divertivano a rigare le macchine dei residenti e a parlare a voce alta fino a notte inoltrata). La situazione non cambia nel Mezzogiorno: a Palermo sono stati vietati gli assembramenti che «limitano in modo grave il libero utilizzo degli spazi pubblici in città». A Trento, il sindaco ha vietato di filmare i bambini nelle piscine comunali, anche se si tratta dei propri figli. Si rischia di passare per pedofili.

Contrasto a bivacco e accattonaggio. A Verona, le panchine sono divise a metà da una sbarra che impedisce il pisolino ai vagabondi, ma anche il riposo a chi è di costituzione robusta. Nel capoluogo veneto è anche vietato fumare nei parchi pubblici e chiedere l'elemosina, pena la confisca del denaro proveniente dall'attività illecita e una sanzione di 100 euro. Anche ad Assisi, il sindaco Claudio Ricci vieta l'accattonaggio e il nomadismo con l'obiettivo di «salvaguardare i luoghi di culto e la decenza». A Bergamo si può chiedere l'elemosina, ma a patto che il mendicante non resti più di un'ora nella stessa via e che non mostri un cane più piccolo di sei mesi. Si inserisce sempre nel filone della sicurezza, ma sotto altri punti di vista, la decisione assunta dalla Provincia di Modena, che ha vietato «abbigliamenti e/o calzature che possano agevolare la possibilità di incorrere in infortuni». Il tutto attraverso una circolare che punta a ridurre drasticamente gli incidenti sul posto di lavoro dovute ai tacchi alti. A Trieste e Torino fioccano le multe contro chi fa la pipì per strada, in linea con le ordinanze sindacali emanate in difesa del decoro. Con l'obiettivo di migliorare la vivibilità di parchi e giardini da parte dei cittadini più deboli, a Vicenza sono previste panchine per i più anziani (più di 70 anni) e ai loro accompagnatori. Chi le occupa «abusivamente» può incorrere in una sanzione da 25 a 500 euro. Se, però, il posto è libero può essere occupato, a patto di cederlo immediatamente quando si avvicina un avente diritto. Questi vincoli si aggiungono al divieto di sdraiarsi sulle panchine e di «sedersi in modo disordinato o improprio, appoggiandovi, ad esempio, i piedi». Infine, a Lucca il nemico è il piccione e chi gli dà da mangiare: la multa può andare da 25 a 500 euro. E lo stesso vale a Venezia, con Piazza San Marco invasa di questi animali. A Bologna si preoccupano anche della localizzazione dei piercing: una scheda tecnica predisposta dall'Ausl e recepita dalla Giunta comunale li vieta ai genitali, ai capezzoli e alle palpebre, oltre ai tatuaggi estesi a tutto il corpo.

Duilio Lui - Italia Oggi 3 agosto 2009