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Sulle ronde la parola passa ai sindaci
Il ministro dell'Interno Maroni si prepara a firmare il decreto che "federalizza" il controllo delle citta'

Ronde per strada solo se lo vuole il sindaco. Sarà ogni primo cittadino, dunque, a decidere se e quante associazioni di volontari per la sicurezza potranno circolare in città. La novità non è da poco: significa che non ci saranno ronde in tutti quei Comuni dove il numero uno della giunta è contrario a un'iniziativa del genere. E ce n'è già più d'uno. Un caso per tutti è quello della capitale: il sindaco Gianni Alemanno dichiara che «le ronde non ci piacciono. Parliamo, piuttosto, di volontariato per la sicurezza territoriale, stretta- mente congiunto a un volontariato sociale: in maniera che si eviti che qualcuno possa pensare di fare delle ronde».

 

Ieri è stato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, in un'intervista alla Padania, a spiegare le ultime novità: in settimana firmerà il decreto e «1'8 agosto si parte». Poi aggiunge: «Le regole ci sono, sono precise e anche molto severe. Innanzitutto si stabilisce il principio - sottolinea il ministro - coerente con l'impostazione della sicurezza federalista e partecipata, che le ronde si fanno se e soltanto se il sindaco valuta che siano necessarie. Sarà il primo cittadino, cioè, a decidere se e dove si faranno». Secondo Maroni viene così legittimato in pieno il «modello Verona». Dopo le proprie valutazioni, in caso positivo il sindaco stipula convenzioni con le associazioni che si propongono di svolgere le attività di controllo. Ai prefetti, invece, toccherà fare le verifiche sulle singole persone che intendono andare per strada: per evitare che dietro una divisa ci siano personaggi poco raccomandabili. Tanto che Maroni sostiene come la norma serva a evitare i rischi del fai-da-te.

 

Gli umori nel Pdl non sono così entusiasti, però. Lo riassumono le parole del ministro della Difesa, Ignazio La Russa: «Male non fanno - dice - non sono risolutive ma aiutano. Contribuiranno a una maggiore sicurezza ma bisogna tenere gli occhi molto aperti - avverte La Russa - per evitare contraccolpi mediatici». Non è entusiasta neanche il vicesindaco Pdl di Milano, Riccardo De Corato: «Difficile che le ronde arrivino prima di settembre, non ci sono i tempi - spiega -quello che ha prodotto finora Maroni è che abbiamo dovuto sospendere i servizi di controllo di City Angels e Blue Berets e con ogni probabilità anche i controlli sui metro». L'opposizione, invece, insorge. «Il governo dovrà fare un passo indietro dopo le prime esperienze che saranno negative», dice Donatella Ferranti, capogruppo del Pd in commissione Giustizia alla Camera. «Maroni fa finta che non sia successo niente una settimana fa a Massa, quando si sono scontrate ronde di estremisti di estrema sinistra e destra» ricorda il senatore del Pd, Roberto Di Giovan Paolo.

 

Ancora più duro Furio Colombo: «È una sorta di volontariato presunto spontaneo - dice il deputato del Pd - In realtà esisteva già, aveva un suo nome e ai tempi del fascismo si chiamava squadra d'azione». Secondo Massimo Donadi, presidente dei deputati dell'Idv, «la sicurezza non si garantisce con le ronde, ma dando più soldi alle forze dell'ordine, mettendole nelle condizioni di lavorare al meglio». Replica il leghista Mario Borghezio: «L'istituzionalizzazione delle ronde realizzata per volontà della Lega è un fatto di democrazia, una vera conquista civica».

Marco Ludovico  Il Sole 24 ore 5/8/2009