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Fa reato il vigile che non esegue
Sezione VI penale n.38119 del 28/9/2009

Rischia fino a due anni di reclusione il vigile urbano che si rifiuta, contravvenendo all'ordine del comandante, di fare un posto di blocco o di fare dei controlli presso i negozi. Lo ha sancito la Cassazione che, con la sentenza n. 38119 del 28 settembre 2009, ha esteso la linea dura, prevista per i militari, anche ai vigili urbani.

«Si rende colpevole del reato di cui all'art. 329 c.p., ecco il principio affermato dalla sesta sezione penale, il vigile urbano che si rifiuta di obbedire agli ordini impartitigli dal superiore gerarchico, comandante del corpo di appartenenza, di instaurare un posto di controllo della circolazione stradale e di eseguire sopralluoghi per la verifica di regolarità presso centri di attività artigiane».

Sulla base di questo principio la Suprema corte ha confermato la condanna a due mesi e 15 giorni di reclusione nei confronti di una vigilessa di Brescia che si era rifiutata, più volte, di fare dei controlli in alcuni negozi della zona.

Davanti al comandante, che le aveva impartito l'ordine, si era difesa dicendo che era agorafobia e che quindi non voleva fare servizi fuori dall'ufficio. Ad ogni modo, aveva sostenuto la donna, i controlli erano superflui.

A luglio del 2002 il Tribunale di Brescia l'aveva condannata e cinque anni più tardi la Corte d'appello aveva confermato.

A questo punto lei ha presentato ricorso in Cassazione ma lo ha perso. Con una sentenza molto ben motivata e che presto verrà massimata dai magistrati del Palazzaccio, i vigili sono stati messi sullo stesso piano dei militari. In particolare, ecco un passaggio chiave, «il cosiddetto rifiuto di obbedienza ha come destinatari, i militari e gli agenti della forza pubblica (una nozione, quest'ultima, che coincide con quella di agenti della polizia giudiziaria, perché la qualità di agente della forza pubblica impone che il soggetto sia investito di un potere di coercizione diretta su persone o cose ai fini della tutela dell'ordine pubblico)».

Non solo. «Fra i poteri coercitivi», aggiungono ancora i giudici, «intesi come caratterizzati dal legittimo uso della forza in funzione del conseguimento di finalità di natura pubblica, rientrano quelli connessi con i settori della p.a. riservati alla competenza dei vigili urbani e inerenti alla funzione istituzionale loro propria e, in particolare, quelli relativi alla disciplina della circolazione stradale e al controllo degli esercizi commerciali».

Debora Alberici Italia Oggi 8/10/2009