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Lavoro pubblico, bastone e carota
Premi alla produttività. Falsa malattia: è truffa aggravata

Lavoro pubblico, si cambia. Entra in scena la riforma del lavoro pubblico, per effetto dell'approvazione da parte del Consiglio dei ministri, ieri, del testo del decreto legislativo che attua la delega contenuta nella legge 15/2009, la cosiddetta «riforma Brunetta».

Non si tratta di una modifica completa del dlgs 165/2001 conosciuto impropriamente come testo unico sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche. Lo scopo della riforma, che attende ora solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è incidere in particolare su alcune «disfunzioni» del sistema previgente correggendo alcuni fallimenti delle precedenti riforme, puntando sull'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e sull'efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, come rivela il titolo del decreto legislativo.

Produttività e merito. La prima parte del decreto legislativo, che va dagli articoli 4 a 31 è specificamente dedicata al tema centrale della riforma, il rilancio di sistemi di valorizzazione della produttività e del merito.

Le norme prevedono la fissazione di un preciso ciclo della gestione delle performance delle strutture e dei singoli dipendenti, che assicuri la capacità di programmare gli obiettivi da conseguire, fissi i sistemi per misurare la quantità e qualità del lavoro prevista, controlli l'andamento delle attività in corso di svolgimento, rendiconti, alla fine, come e in che misura sono stati conseguiti i risultati. In modo che possa risultare evidente chi è risultato produttivo e chi no. La selettività delle valutazioni, infatti, viene considerata come fondamentale strumento per la meritocrazia.

Una Commissione nazionale fisserà criteri generali cui attenersi per gestire il ciclo della performance, nonché modelli di sistemi di valutazione e indicatori, fornendo supporto alle amministrazioni.

Per lo stato e gli enti nazionali, inoltre, scatta l'obbligo di differenziare le valutazioni dei dipendenti in tre distinte fasce; a quella più alta spetterà il cinquanta per cento delle risorse destinate al trattamento accessorio collegato alla performance individuale; a quella intermedia il restante 50%; per l'ultima fascia non residueranno risorse.

Regioni, enti locali ed enti del sistema sanitario nazionale potranno da subito, invece, prevedere anche più di tre fasce ed un diverso sistema di distribuzione percentuale delle risorse, purché si garantisca che quelle prevalenti siano destinate al finanziamento dei dipendenti più meritevoli.

Si cancellano le progressioni verticali, sostituite da concorsi pubblici con riserva di posti non superiore al 50%, disciplinati direttamente dalla legge, che disapplica, dunque, le norme della contrattazione collettiva sin qui vigenti in materia.

Inoltre, le amministrazioni dovranno rendere visibili e accessibili tutte le informazioni sulla contrattazione e gli investimenti in programmi di incentivazione della produttività dei dipendenti, esponendo l'imputazione del costo del personale a quello dei servizi ed i benefici che ricavano i cittadini dai progetti di miglioramento.

Dirigenza e poteri datoriali. La seconda parte, che comprende gli articoli da 32 a 47, contiene alcune modifiche alle norme del dlgs 165/2001, in merito ai poteri datoriali dei dirigenti ed agli incarichi.

La riforma insiste molto sull'esercizio del potere di conformazione del rapporto di lavoro, gli ordini di servizio, dei dirigenti, che costituiscono una vera e propria fonte, come la legge ed i contratti di lavoro, del rapporto di lavoro pubblico. I dirigenti sono chiamati ad organizzare e gestire al meglio le risorse. A questo scopo, hanno l'onere di definire i profili professionali, specificare la qualità e quantità dei dipendenti necessari allo svolgimento delle attività di competenza delle strutture loro affidate.

Per questo, i dirigenti risponderanno del mancato esercizio dei poteri datoriali, se l'omissione di tali poteri comporti lo scarso rendimento dei propri dipendenti. Accanto all'evidenziazione del ruolo e delle responsabilità del privato datore di lavoro, la dirigenza avrà il compito di valutare direttamente i dipendenti, allo scopo di assegnare gli incentivi. E non potrà sottrarsi al dovere di attivare i procedimenti disciplinari.

La riforma, inoltre, tenta di apportare un correttivo allo spoil system ed agli incarichi solo fiduciari, attuando le indicazioni contenute nelle sentenze 103/2007, 104/2007 e 161/2008, della Corte costituzionale. Occorrerà rispettare una precisa procedura per assegnare gli incarichi, ad evidenza pubblica. Le revoche scatteranno solo a condizione di aver evidenziato valutazioni negative dei dirigenti.

Contrattazione. La terza parte, dall'articolo 48 all'articolo 66, modifica in modo rilevante le relazioni sindacali. La contrattazione collettiva perde notevolmente di importanza: la fonte principale della disciplina del lavoro pubblico torna ad essere la legge. Le modifiche al dlgs 165/2001 restringono moltissimo le materie di competenza della contrattazione, sostanzialmente ridotte alla sola disciplina del rapporto di lavoro e alle regole generali sulla valutazione della produttività. Strettissimi saranno i vincoli ai contratti decentrati, le cui clausole, se in violazione di tali limiti, oltre ad essere nulle ed inapplicabili, saranno automaticamente sostituite con quelle delle norme di legge violate.

In sede di contrattazione decentrata, inoltre, anche in caso di mancato accordo con i sindacati, gli enti potranno egualmente, nelle more della stipulazione dei contratti, dare corso unilateralmente ai rinnovi.

Sanzioni disciplinari. Gli ultimi articoli sottraggono quasi interamente alla contrattazione la materia delle sanzioni. Si introduce una particolare fattispecie di truffa aggravata per l'utilizzo di certificati di falsa malattia, che può dare corso al licenziamento del dipendente infedele, come anche del medico se dipendente pubblico. Si specificano in modo più chiaro i casi di licenziamento disciplinare, che vanno dallo scarso rendimento, all'assenza ingiustificata, all'alterazione dei cartellini presenza. Luigi Olivieri Italia Oggi 10/10/2009