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MaternitÓ, riposi al padre
Una circolare dell'Inps fa suo il principio espresso dal Consiglio di stato

Se la madre è casalinga, i riposi giornalieri per «maternità» spettano al padre in ogni caso, e non solo quando la mamma è impossibilitata ad accudire il bambino. Lo precisa l'Inps nella circolare n. 112/2009, con la quale l'ente si adegua al principio espresso in una sentenza (n. 4293/2008) del Consiglio di Stato, recentemente interpretata più estensivamente dal Ministero del lavoro.

Cosa dice il Tu. L'art. 40, lett. c, del d.lgs. 151/2001 (Tu maternità/paternità) prevede che il padre lavoratore dipendente possa fruire dei riposi giornalieri «nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente». L'Inps in varie circolari aveva ritenuto che per madre «lavoratrice non dipendente» dovesse intendersi la madre lavoratrice autonoma e non anche la madre casalinga, con conseguente esclusione del diritto del padre a fruire dei riposi giornalieri salvi, ovviamente, i casi di morte o grave infermità della madre.

Consiglio di Stato. Con sentenza n. 4293/2008, il Consiglio di Stato (Sez. VI), ha dedotto in via estensiva che la ratio della norma, «volta a beneficiare il padre di permessi per la cura del figlio», induca a ritenere ammissibile la fruizione dei riposi giornalieri da parte del padre anche nel caso in cui la madre casalinga, considerata alla stregua della «lavoratrice non dipendente», possa essere tuttavia «impegnata in attività che la distolgano dalla cura del neonato». Principio peraltro condiviso peraltro dal ministero del Lavoro. Il nuovo indirizzo maturato nell'ambito della giurisprudenza amministrativa, dice la circolare, va letto anche alla luce di quanto previsto dalla lett. d, del citato art. 40, ai sensi del quale il padre lavoratore dipendente fruisce dei riposi giornalieri nel caso in cui la madre, anche se casalinga, sia oggettivamente impossibilitata ad accudire il neonato perché morta o gravemente inferma. L'interpretazione estensiva operata dal Consiglio di Stato consente di riconoscere al padre lavoratore dipendente il diritto a fruire dei riposi giornalieri, oltre che nell'ipotesi già prevista dalle norme vigenti, anche in altri casi di oggettiva impossibilità da parte della madre casalinga di dedicarsi alla cura del neonato, perché impegnata in altre attività (per esempio accertamenti sanitari, cure mediche e altre simili).

Nuovo parere del Welfare. In sostanza, il padre dipendente coniuge della casalinga può fruire dei riposi giornalieri, nei limiti di due ore o di un'ora al giorno a seconda dell'orario giornaliero di lavoro, entro il primo anno di vita del bambino o entro il primo anno dall'ingresso in famiglia del minore adottato o affidato (artt. 39 e 45 del d.lgs. 151/2001). Analogamente a quanto avviene in caso di madre lavoratrice autonoma, anche nell'ipotesi di madre casalinga, aveva quindi indicato l'Inps (con la circolare n.112/2009), il padre dipendente può utilizzare i riposi a partire dal giorno successivo ai tre mesi dopo il parto (ossia a partire dal giorno successivo alla fine del periodo di maternità riconosciuto per legge). Recentemente però lo stesso ministero del Lavoro, (lettera circolare C/2009 del 16 novembre) ha interpretato l'indirizzo del Consiglio di Stato nel senso del maggior favor del ruolo genitoriale, e ha pertanto riconosciuto il diritto del padre a fruire dei riposi giornalieri, ex art. 40 del Tu 151/2001, sempre nel caso di madre casalinga, senza eccezioni e indipendentemente dalla sussistenza di comprovate situazioni che determinano l'oggettiva impossibilità della madre stessa di accudire il bambino. (riproduzione riservata , si ringrazia l'Ediotore per la gentile concessione)   Italia Oggi 26/11/2009