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In arrivo una dote da 173 milioni. Ecco l'elenco dei Comuni premiati
Dm interministeriale Economia-Interno 22 dicembre 2009

Il 24 dicembre scorso è stato firmato, dai ministro dell'Economia e dell'Interno, il decreto destinato a formalizzare l'applicazione del meccanismo di premialità previsto, a valere sul 2009, per gli Enti locali che hanno rispettato il patto di stabilità con riferimento all'esercizio 2008. Va subito detto che, alla luce dei risultati finanziari che sono stati realizzati, la premialità per questa volta interessa esclusivamente le amministrazioni comunali soggette al patto di stabilità, non essendo beneficiate dal meccanismo le province.
Si tratta di un provvedimento atteso, anche se i contenuti e gli importi delle premialità attribuite erano già stati diffusi dopo l'intesa del 24 settembre 2009 in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali ed erano già stati considerati, in molti casi, nell'ambito delle proiezioni infrannuali riguardanti il conseguimento degli obiettivi programmatici 2009. Nondimeno, attraverso il decreto si completa, per la prima volta, l'iter legislativamente definito e si formalizza l'attribuzione delle quote di premialità che gli enti virtuosi possono scomputare dal saldo 2009, riportandolo nell'apposito campo in occasione dell'imminente adempimento degli obblighi di monitoraggio semestrale (di fine gennaio).
MECCANISMO
L'articolo 77bis del Dl 112/2008 (convertito nella legge 133/2008), aveva, infatti, introdotto un meccanismo destinato a premiare le amministrazioni virtuose nell'ipotesi di conseguimento dell'obiettivo di finanza pubblica complessivamente attribuito al comparto degli Enti locali. E' stato così consentito di escludere dal patto di stabilità un importo pari al 70% della differenza tra il saldo conseguito dagli enti inadempienti e l'obiettivo programmatico assegnato, in sostanza corrispondente all'ammontare dello «sforamento» in termini di saldo finanziario.
L'individuazione della virtuosità è stata poi basata sulla considerazione di due indicatori, rispettivamente relativi al grado di rigidità strutturale dei bilanci ed al grado di autonomia finanziaria (quest'ultimo, peraltro, non applicato alle province fino alla completa attuazione del federalismo fiscale). Gli stessi indicatori sono anche impiegati per individuare la quota specificamente spettante a ciascun ente locale, attraverso il confronto tra i valori effettivamente conseguiti ed i valori medi definiti per le classi demografiche specificate nella legge. (fonte: Il Sole 24 ore 28/12/2009)

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