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Pretura di Monza 3/2/1999
Responsabile del Servizio di P.M. -Usurpazione di funzioni.

SERVIZIO DALL’ACCUSA DI USURPAZIONE DI FUNZIONI PUBBLICHE.

IL RESPONSABILE DEL SERVIZIO DEL COMUNE DI LAZZATE È STATO ASSOLTO DAL PRETORE. IL SINDACO L’HA DENUNCIATO PERCHÉ AVEVA SOTTOSCRITTO ALCUNI ATTI COME COMANDANTE E NON COME RESPONSABILE DEL SERVIZIO.
NON ENTREREMO NEI PARTICOLARI DELLA SITUAZIONE CHE HA PORTATO ALLA DENUNCIA DEL COLLEGA, GIÀ OGGETTO DI ALCUNI INGIUSTIFICATI PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI, LASCIANDOVI IMMAGINARE IL CLIMA IN CUI È NATA LA VICENDA.
CI LIMITEREMO A TRASCRIVERE IL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA.


PRETURA CIRCONDARIALE DI MONZA

Motivazione:

Il Giudice, atteso che:
- ALL’ESITO DEL GIUDIZIO ABBREVIATO EX ART. 560 E 442 C.P.P. NON RISULTA PROVATA LA PENALE RESPONSABILITÀ DELL’IMPUTATO IN ORDINE AL REATO ASCRITTOGLI;
- CIRCA LA SUSSISTENZA DEGLI ELEMENTI OGGETTIVI E SOGGETTIVI DEL REATO DI CUI ALL’ART. 347 C.P. VA OSSERVATO CHE IL DELITTO DI USURPAZIONE DI PUBBLICHE FUNZIONI RICORRE ALL’ORCHÈ PUBBLICA FUNZIONE VENGA ESERCITATA NON SOLO SENZA LEGITTIMA INVESTITURA, MA PER FINI ESCLUSIVAMENTE PROPRI, IN CONTRASTO CON QUELLI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, DANDO LUOGO AD ATTI PRIVI DI QUALSIASI EFFICACIA CHE NON POSSONO ESSERE PRESI IN CONSIDERAZIONE DALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE [CFR. CASS. SEZ. VI N. 1754/68; CASS. SEZ. VI N. 9348/95]; INOLTRE IL REATO DI USURPAZIONE DI PUBBLICHE FUNZIONI SI CONSUMA CON LA MATERIALE USURPAZIONE DI PUBBLICHE FUNZIONI, OSSIA CON L’ARBITRARIO ESERCIZIO DI PUBBLICI POTERI DA PARTE DI CHI NON HA ALCUNA LEGITTIMA INVESTITURA. [CFR. CASS. SEZ. III N. 1295/68];
- IN BUONA SOSTANZA CON LA CONFIGURABILITÀ DEL REATO DI CUI ALL’ART. 347 C.P. OCCORRE CHE TALUNO, USURPANDO PUBBLICHE FUNZIONI, ESERCITI LE STESSE CONCRETAMENTE ED ARBITRARIAMENTE, NON ESSENDO SUFFICIENTE, QUINDI, UN IRREGOLARE ESERCIZIO O UN ABUSO DI POTERE, MA OCCORRENDO CHE LA PUBBLICA FUNZIONE VENGA ESERCITATA NON SOLO SENZA LEGITTIMA INVESTITURA, MA PER FINI PROPRI ED IN CONTRASTO CON QUELLI DELLA P.A., DA AGENTE CONSAPEVOLE DELLA ILLEGITTIMITÀ DEL SUO COMPORTAMENTO [CFR. CASS. SEZ. VI N. 935/69; CASS. SEZ. VI N. 1560/75];
- VA ANCORA CONSIDERATO CHE COMMETTE IL REATO DI USURPAZIONE DI FUNZIONI PUBBLICHE, IL PUBBLICO UFFICIALE CHE PROSEGUA NELLO SVOLGIMENTO DELLE MEDESIME, DOPO CHE ESSE SIANO CESSATE O SOSPESE PER UN PROVVEDIMENTO A LUI NOTIFICATO. IN TAL CASO SONO IRRILEVANTI I MOTIVI PER I QUALI IL FUNZIONARIO RITENGA DI NON DOVERE PRESTARE OSSERVANZA ALL’ATTO AMMINISTRATIVO PORTATO A SUA CONOSCENZA NELLE FORME DI LEGGE. [CFR. CASS. SEZ. VI N. N. 10703/84].
- NEL CASO DI SPECIE L’IMPUTATO AL MOMENTO DEI FATTI ERA EFFETTIVAMENTE TITOLARE DELLE FUNZIONI ESERCITATE IN QUANTO LEGITTIMO RESPONSABILE DEL SERVIZIO DI POLIZIA MUNICIPALE. A TAL FINE VA RILEVATO CHE, SECONDO LE VIGENTI DISPOSIZIONI IN MATERIA, LE ATTRIBUZIONI FUNZIONALI DEL COMANDANTE DEL CORPO DI POLIZIA MUNICIPALE E QUELLE DEL RESPONSABILE DEL SERVIZIO DI POLIZIA MUNICIPALE SONO IDENTICHE ED IL DIFFERENTE “NOMEN” DELL’UFFICIALE DI P.G. PREPOSTO A QUELL’UFFICIO DIPENDE ESCLUSIVAMENTE DAL MODULO ORGANIZZATORIO DELL’UFFICIO STESSO. IN SOSTANZA È LA DIMENSIONE DI QUESTO A DETERMINARE L’APPELLATIVO DI COMANDANTE O DI RESPONSABILE, IDENTICHE PERMANENDO LE FUNZIONI.
- VA ANCORA RILEVATO CHE LA STESSA P.A. DENUNCIANTE AVEVA FORNITO ALL’IMPUTATO IL C.D. “TESSERINO DI RICONOSCIMENTO” INDICANDOVI IL TITOLARE QUALE “COMANDANTE”, E TALE DENOMINAZIONE APPARIVA ALTRESÌ SUI MODULI STIPENDIALI RELATIVI ALL’IMPUTATO;
- CIÒ, EVIDENTEMENTE, ESCLUDE ANCHE LA SUSSISTENZA DEL DOLO (AMMESSO CHE SIA UTILE RICERCARE L’ELEMENTO SOGGETTIVO DOPO AVER ACCERTATO L’INSUSSISTENZA DI QUELLO OGGETTIVO);
- NÉ I FATTI POSSONO INTEGRARE FATTISPECIE DIVERSE DA QUELLA DI CUI AL CAPO D’IMPUTAZIONE;
- INVERO I FATTI IN QUESTIONE NEPPURE PRESENTANO I REQUISITI DEL REATO DI CUI ALL’ART. 498 C.P.;
- INNANZITUTTO VA PRECISATO CHE IL DELITTO DI USURPAZIONE DI PUBBLICHE FUNZIONI E QUELLO DI USURPAZIONE DI TITOLI SI INQUADRANO IN DIVERSE CATEGORIE TRATTANDOSI DI DUE IPOTESI CRIMINOSE CHE SI DIFFERENZIANO GIÀ PER IL BENE GIURIDICO ALLA CUI TUTELA SONO RISPETTIVAMENTE DESTINATE (LA P.A. E LA FEDE PUBBLICA [C.F.R. CASS. SEZ. VI N.1282/68]);
- NE DERIVA CHE, ACCLARATA L’INSUSSISTENZA DEL REATO DI CUI ALL’ART.347 C.P., NEPPURE PUÒ DIRSI OFFESO IL BENE GIURIDICO COSTITUITO DALLA PUBBLICA FEDE POICHÉ IN EFFETTI L’IMPUTATO RICOPRIVA LE FUNZIONI GIURIDICAMENTE RICONOSCIUTEGLI ( E, SI RAMMENTA, IDENTICHE SIA PER IL COMANDANTE DI POLIZIA MUNICIPALE SIA PER IL RESPONSABILE DEL SERVIZIO DI P.M.);
- INOLTRE LA “PUBBLICA FEDE” È CONCETTO CHE SI PARAMETRA NON ALLA CONOSCENZA TECNICA DEL PROFESSIONISTA BENSÌ ALLA CONOSCENZA LAICA DEL PROFANO: NEL CASO IN ESAME ERA CORRETTAMENTE ALLA STREGUA DEL PARAMETRO SUDDETTO PUBBLICAMENTE NOTO COME IL PREPOSTO ALLA P.M.;
- IN ORDINE ALLE DIFFIDE PROVENIENTI DA QUELLA P.A. CON LE QUALI SI IMPONEVA ALL’IMPUTATO DI UTILIZZARE LA QUALIFICA DI COMANDANTE VA RILEVATO CHE L’INOSSERVANZA DI ESSE, AL MASSIMO, PUÒ ASSUMERE RILIEVO DISCIPLINARE POICHÉ TALI PROVVEDIMENTI AMMINISTRATIVI NON INTERROMPEVANO O SOSPENDEVANO LE FUNZIONI DELL’IMPUTATO TRATTANDOSI DI MERI INVITI O DIFFIDE NÉ ERANO SEGUITI DA ALTRI ATTI AMMINISTRATIVI QUALI IL RITIRO DEL TESSERINO DI RICONOSCIMENTO O LA SOSTITUZIONE DEI TIMBRI;
- L’IMPUTATO VA QUINDI ASSOLTO PERCHÈ IL FATTO NON SUSSISTE:
P.Q.M.
LETTO ED APPLICATO L’ART.530 C.P.P.

ASSOLVE .... DAL REATO ASCRITTOGLI PERCHÉ IL FATTO NON SUSSISTE:

MONZA 03/02/1999.