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Dai Tar paletti ai sindaci sceriffi
Lombardia sez. III n.981 6/4/2010

Sindaci sceriffi solo se ricorrano imprevedibili necessità, non rimediabili mediante gli ordinari strumenti assicurati dall'ordinamento. I primi cittadini, nonostante il rafforzamento dei poteri di ordinanza, non possono utilizzare tale atto, che rimane extra ordinem, se non si determina una situazione di attuale pericolo, concretamente in grado di incidere sulla sicurezza pubblica.

La giurisprudenza amministrativa traccia rigorosi confini all'esercizio dei nuovi poteri di ordinanza dei sindaci, introdotti dal dl 92/2008, convertito in legge 125/2008. Il Tar Lombardia - Milano, sezione III, con sentenza 6 aprile 2010, n. 981 considera illegittima un'ordinanza di sgombero di una comunità di sinti, adottata ai sensi dell'articolo 50, comma 5, e 54 del dlgs 267/2000, come modificato dal decreto Maroni, per assenza dei presupposti previsti dalla legge e dal dm attuativo 5 agosto 2008.

In particolare, la sentenza ha basato la valutazione di illegittimità del provvedimento sulla constatazione dell'assenza di un accertamento documentato che comprovasse la sussistenza di una situazione di emergenza. L'ordinanza, in effetti, abbinando i poteri sindacali in tema di sanità pubblica e di sicurezza pubblica ha imposto lo sgombero, sulla base della semplice presupposizione che l'insediamento di per sé determinasse carenze igienico-sanitarie e fenomeni di criminalità. Senza, tuttavia, dimostrare fatti concretamente e specificamente connessi alla situazione.

Secondo il Tar Lombardia, poiché il comune ha rilevato esclusivamente la sussistenza di una situazione di precarietà igienica dei luoghi, il sindaco non avrebbe potuto porvi rimedio con i poteri straordinari di ordinanza, ma fronteggiarla con i mezzi ordinari. Dunque, attivando gli strumenti previsti dal regolamento di igiene comunale e non a alle ordinanze sulla sicurezza.

C'è, per altro, da aggiungere che il richiamo congiunto, nell'ordinanza, alla situazione sanitaria e alla sicurezza è stato certamente strumentale proprio all'inapplicazione dei rimedi previsti dal regolamento di igiene, ammantando la questione di inesistenti caratteri di sicurezza urbana.

La sentenza in commento aggiunge che i sindaci possono legittimamente adottare le ordinanze anche non contingibili e urgenti consentite oggi dall'articolo 54 del dlgs 267/2000 non quando la situazione assuma rilevanza solo in se stessa, come appunto la presenza di un insediamento. Occorre, invece, dimostrare l'insorgenza di fenomeni di criminalità suscettibili di pregiudicare la sicurezza pubblica. Solo in questo caso, emergono interessi che vanno oltre le normali competenze di polizia amministrativa locale, tali da legittimare il sindaco, in qualità di ufficiale di governo, ad assumere il ruolo di garante della sicurezza pubblica, adottando i poteri di ordinanza previsti dalla legge. Poteri, dunque, sempre e comunque connessi alla straordinarietà ed imprevedibilità degli eventi. Se così non fosse, al sindaco sarebbe stato attribuito un potere di innovazione e regolazione ordinario dell'ordinamento, in tutto analogo a quello regolamentare.

Non a caso, la sentenza del Tar Lombardia si sofferma sull'incertezza del fondamento costituzionale alla base del nuovo tipo di ordinanze sindacali non contingibili ed urgenti, ritenendo necessario interpretare la disciplina dell'articolo 54 secondo una lettura aderente al dettato costituzionale. Che impedisce di considerare sussistente un potere atipico di ordinanza, ma sganciato dalla necessità di far fronte a specifiche situazioni contingibili di pericolo. Infatti, se valesse la tesi opposta la legge avrebbe attribuito in via ordinaria ai sindaci la possibilità «di incidere su diritti individuali in modo assolutamente indeterminato ed in base a presupposti molto lati suscettibili di larghissimi margini di apprezzamento».

E sono fondamentalmente questi rilievi di difficoltosa verifica di compatibilità tra il potere di ordinanza attribuito ai sindaci dal decreto-Maroni e la Costituzione che hanno indotto il Tar Veneto, Sezione III, a sollevare la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 54, comma 4, del dlgs 267/2000, con ordinanza 22 marzo 2010 n. 40, segno di un «accerchiamento» della giurisprudenza nei confronti dei poteri sindacali di incidenza nel tema della sicurezza.