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La malattia non passa in rete, ritardi sui PIN e rimpalli sui costi

 

Visite fiscali a tappeto, certificati di malattia online, assenteismo a zero. Gli ingredienti delle ricette per la pubblica amministrazione 2.0 sono noti, ma spesso qualcosa s'inceppa. I certificati online, finora, sono rari come Gronchi rosa, e i controlli su chi marca visita rischiano d'ingolfarsi di nuovo. Perché? Quando si tratta d'innovare, la pubblica amministrazione non sembra una squadra ma un gruppo disordinato di solisti, ognuno dei quali gioca una partita personale.

Sui certificati online il governo ha scritto le regole, la Sogei ha preparato i programmi, ma le regioni non hanno distribuito le password ai medici. Ora è scesa in campo la Funzione pubblica, che assicura tempi brevi. Bene, ma bisognerà trovare argomenti per convincere i medici. Sulle visite fiscali,la lotta fra solisti è a suon di carte bollate. Prima un'Asl fa causa a una scuola, a cui la Cassazione impone di pagare i costi del controllo. Governo e parlamento decidono che no, i costi sono a carico delle Asl, ma una regione non ci sta, fa ricorso, e la Corte costituzionale le dà ragione. Uno a uno, palla al centro: ma la partita non è entusiasmante.

(Il Sole 24 ore  22 giugno 2010)

CONTI CONTROVERSI

Le tappe della disciplina sui pagamenti delle visite fiscali

2001

Il ministero dell'Economia sostiene che le visite fiscali non vanno rimborsate dalle Pa

Maggio 2008

La Cassazione impone alle Pa di rimborsare le Asl

Giugno 2008

La manovra obbliga le visite fiscali anche per assenze di un solo giorno

Luglio 2009

Il decreto anti-crisi inserisce le visite fiscali fra i livelli di assistenza che le Asl devono garantire

Giugno 2010

La Corte costituzionale annulla le norme del decreto anticrisi

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Immaginate un sistema comodo e semplice di invio telematico dei certificati di malattia, che lasci al medico il compito di trasmetterli all'Inps, al datore di lavoro quello di consultarli su internet, e vi liberi da ogni obbligo. Poi continuate a immaginarlo, perché potreste non vederlo mai.

 

Da lunedì 21 giugno 2010 (anche per i medici di famiglia), la riforma Brunetta lo imporrebbe per certificare le assenze dei dipendenti pubblici, per quelli privati è previsto dal 2007, ma tra decreti attuativi, periodi transitori, proroghe e collaudi ci si è dimenticati di far partire davvero il sistema.

 

Manca il software, mancano i codici di accesso, e i medici non sanno che pesci pigliare: «Continueremo come prima – dicono – perché nessuno ci ha detto come fare». Ci sarà una pioggia di licenziamenti, e di annullamenti delle convenzioni con il servizio sanitario, come prevede la legge per i medici che non si adeguano? Naturalmente no, perché le sanzioni sono draconiane, ma le «fattispecie derogatorie a carattere eccezionale» intervengono puntuali: più puntuali, a quanto pare, dei certificati medici online. (Il Sole 24 ore 19/6/2010)

 

Come dovrebbe essere organizzato il servizio  >> leggi qui