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Tribunale di Monza - Sentenza 24/5/2001 n. 1356
Responsabilità civile - Per insidie o trabocchetti stradali - Ex art. 2051 cod. civ.

TRIBUNALE CIVILE DI MONZA
Sentenza 24 maggio 2001 n. 1356 -
G.U. Lojacono - Mancusi (Avv. F. Basile) c. Comune di Concorezzo e Assitalia s.p.a. (Avv. D. Solzi) e con l’intervento di KSB Italia s.p.a. (Avv. F. Palmisano).

Responsabilità civile - Per insidie o trabocchetti stradali - Ex art. 2051 cod. civ. - Di una amministrazione comunale - Per le pessime condizioni del manto stradale - Sussiste - Circostanza che le cattive condizioni del manto derivino dal ripristino effettuato da una ditta appaltatrice - Non esime da responsabilità il Comune.

Deve affermarsi la responsabilità ex art. 2051 c.c. di una Amministrazione comunale per il sinistro occorso ad un cittadino il quale ha subito un incidente stradale a causa delle pessime condizioni di una strada comunale.
Nè tale responsabilità può essere esclusa dal fatto che le condizioni della strada derivavano dal cattivo ripristino del suo manto da parte della impresa appaltatrice dei lavori, atteso che sussiste l'obbligo dell'ente pubblico di verificare non solo la fase esecutiva dei lavori, ma anche il conveniente ripristino della situazione dei luoghi, una volta terminati gli stessi.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Monza in persona del Giudice istruttore,
dott.ssa Claudia Lojacono, in funzione di Giudice Unico
ha pronunciato la seguente

SENTENZA
nella causa civile di prima istanza iscritta al numero di ruolo 2621/98, promossa con atto di citazione notificato l'8.7.01 a cura di parte attrice
e vertente tra
Mancusi Luigi, rappresentato e difeso dall'avv. Francesco Basile, elettivamente domiciliato presso lo stesso in Monza, via Monte Bianco n. 8, giusta delega a margine dell'atto di citazione
attore
contro
Comune di Concorezzo e Assitalia spa, rappresentati e difesi dall'avv. Dario Solzi, elettivamente domiciliati presso di lui in Monza, via Passerini n. 7 come da delega in atti
convenuti
e con l'intervento di
KSB Italia spa, rappresentata e difesa dall'avv. Fernando Palmisano elettivamente domiciliata presso lo stesso in Mílano, via Leopardi n. 25, come da procura in calce all'atto di citazione per chiamata di terzi
terza chiamata
Oggetto risarcimento danni da sinistro
All'udienza del 2.2.01, avanti il G.I., erano precisate le conclusioni come segue
Per la KSB Italia spa:
in via preliminare : dichiarare la carenza di legittimazione passiva della KSB e per l'effetto estrometterla dal giudizio con condanna del Comune di Concorezzo e dell'Assitalia. spa alle spese di causa.
In via principale: respinge le domande ex adverso svolte e/o estese nel presente giudizio alla KBS perché inammissibili è comunque infondate, con condanna in ogni caso delle altre parti al pagamento delle spese di causa.

FOGLIO DI PRECISAZIONE DELLE CONCLUSIONI
NELL'INTERESSE DELL'ATTORE
Voglia l'Ecc. MO tribunale adito, respinta ogni contraria istanza, eccezione, difesa, così giudicare
In via principale, nel merito
accertare e dichiarare la responsabilità dell'Amministrazione comunale di Concorezzo nella causazione dell'evento dannoso sofferto dal sig. Mancusi;
e per l'effetto condannare in solido fra loro l'Amministrazione comunale di Concorezzo e, in forza della garanzia assicurativa prestata, l'Assitalia S.p.a.:
al pagamento della somma di £. 11.880.000 per le spese a vario titolo sostenute;
al pagamento, a titolo di danno biologico da invalidità temporanea (assoluta e parziale), della somma di £. 6.750.000, ovvero di quella minore o maggiore somma che l'Ecc.mo Tribunale riterrà equa;
al pagamento, a titolo di danno biologico da invalidità permanente, della somma di £. 29.868.000, ovvero di quella minore o maggiore somma che l'Ecc.mo Tribunale riterrà equa;
al pagamento, a titolo di risarcimento dei danno morale, della somma di £. 15.000.000, ovvero di quella minore o maggiore somma che l'Ecc.mo Tribunale riterrà equa;
al pagamento, a titolo di risarcimento dei danno patrimoniale da invalidità permanente per la riduzione della capacità lavorativa, della somma di 37.000.000 (determinata sulla base dei reddito percepito e delle tabelle di capitalizzazione ex r.d. n. 1403/1922), ovvero di quella minore o maggiore somma che l'Ecc. mo Tribunale riterrà equa; oltre la rivalutazione monetaria secondo gli indici ISTAT e gli interessi legali sulla somma dal 31 luglio 1997, giorno dell'incidente, al saldo.
In ogni caso
Con vittoria delle spese diritti ed onorari dei presente giudizio e con riserva di ogni ulteriore produzione, istanza istruttoria e domanda anche ai sensi dell'art. 184 c.p.c..

FOGLIO DI PRECISAZIONE DELLE CONCLUSIONI
Darsi atto che il COMUNE di CONCOREZZO e 1'ASSITALIA hanno rinunciato alla domanda proposta nei confronti della K.S.B. ITALIA sin dall'udienza del 29/04/1999.
Dichiararsi pertanto la compensazione delle spese nei confronti della K.S.B. ITALIA.
Dichiararsi la carenza di legittimazione passiva dell'ASSITALIA in quanto 1'evento dannoso di cui è causa non è regolato dalla legge 990/69 con la condanna degli attori alle spese del giudizio in favore dell'ASSITALIA. Respingersi ogni domanda proposta da parte attrice nei confronti del COMUNE di CONCOREZZO in quanto infondata in fatto ed in diritto.
Con vittoria di spese, competenze ed onorari.
Sulle conclusioni su riportate la causa era trattenuta in decisione e decisa in data 24.4.2001.
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SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con atto di citazione regolarmente notificato Luigi Mancusi conveniva in giudizio il Comune di Concorezzo e la Assitalia riferendo che il 31.7.97, alle ore 11.30 circa, mentre a bordo del proprio motorino percorreva la via Massimo D'Azeglio in Concorezzo, era caduto a causa del fondo stradale sconnesso, procurandosi gravi lesioni.
L'attore chiedeva quindi che fosse accertata la responsabilità del Comune ex art. 2051 c.c. in relazione al sinistro occorso e che conseguentemente lo stesso fosse condannato, in solido con l'Assitalia, al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali derivati dall'evento.
Si costituivano i convenuti eccependo preliminarmente la carenza di legittimazione passiva dell'Assitalia e chiedendo quindi che fosse respinta ogni domanda avanzata verso la stessa.
Nel merito gli stessi asserivano che l'eventuale cattivo stato del manto stradale era stato provocato da opere realizzate dalla KSB Italia spa e chiedevano quindi di essere autorizzati a chiamare in causa la stessa.
Inoltre i convenuti contestavano le domande attoree sia sotto il profilo dell'an che del quantum.
A seguito di chiamata della stessa da parte dei convenuti si costituiva la KSB asserendo che i lavori di cui sopra in realtà erano stati eseguiti da altra società, ovverosia la Carmen Prima spa, fatto di cui il Comune era a conoscenza.
A questo punto il Comune chiedeva di essere autorizzato a chiamare in giudizio la Carmen Prima. Il G.U. non autorizzava la chiamata per i motivi espressi nell'ordinanza del 18.2.99.
Il 29.4.99 le convenute dichiaravano di rinunciare alle domande formulate nel confronti della terza chiamata.
Espletata CTU medico- legale sulla persona dell'attore, nonché le prove orali da questo richieste, in data 2.2.01 le parti precisavano le rispettive conclusioni e la causa veniva trattenuta in decisione e decisa in data 24.4.01.
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MOTIVI DELLA DECISIONE
Preliminarmente si rileva che non vertendosi in tema di sinistro derivante da circolazione stradale o meglio, non vertendosi in tema di assicurazione obbligatoria, il Mancusi non aveva azione diretta nei confronti della Assitalia, che doveva, al più, essere chiamata in causa dal Comune di Concorezzo. Ciò posto va dichiarata la carenza di legittimazione passiva della Assitalia.
Sussistono giusti motivi per compensare le spese di giudizio tra l'attore e la Compagnia assicuratrice. In particolare considerato che quest'ultima figurò sempre quale controparte nei contatti intercorsi col Mancusi prima del presente giudizio.
Va dato atto, altresì, che il Comune e l'Assitalia, sin dall'udienza del 29.4.99, hanno rinunciato alle proprie domande nei confronti della KSB Italia. Pertanto va dichiarata cessata la materia del contendere tra le convenute e la terza chiamata. Le convenute vanno condannate al pagamento delle spese di giudizio in favore della KSB (liquidate come in dispositivo), considerato che la chiamata della stessa non solo era del tutto immotivata, in quanto i lavori di cui è causa furono svolti da altra società, ma il Comune doveva necessariamente essere a conoscenza di detta situazione, poiché aveva rilasciato concessione per i lavori medesimi.
In ordine al merito si osserva che è pacifico che il manto stradale di via D'Azeglio, all'altezza del civico 32, fosse dissestato. Inoltre nel corso del giudizio è stata raggiunta la prova che l'attore sia caduto con il proprio motorino proprio a causa delle pessime condizioni della strada. Infatti il teste Scaccia da un lato ha confermato che il giorno del sinistro la strada appariva come rappresentato dalle fotografie in atti, d'altro lato ha aggiunto che il Mancusi era caduto proprio dove vi era il dislivello rappresentato da tali fotografie.
D'altra parte il Comune, ha contestato la sussistenza del nesso causale solo in comparsa conclusionale e non ha offerto alcuna spiegazione plausibile (né ha provato la sussistenza delle cause alternative del sinistro genericamente prospettate) del perché l'attore sarebbe caduto.
Ciò posto resta da decidere se il Comune di Concorezzo possa essere ritenuto responsabile dell'evento occorso al Mancusi.
Come è noto l'art. 2051 c.c. dispone che ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito. E' prevista quindi una presunzione di responsabilità a carico del custode e a favore del danneggiato, il quale è tenuto solo a provare il nesso di causalità tra la cosa e il danno.
La giurisprudenza tradizionalmente ha escluso che tale norma sia applicabile nei confronti della Pubblica amministrazione per i danni derivanti dai beni che le appartengono.
In particolare ( per quel che qui interessa) la Cassazione ha sempre affermato che la PA non può essere ritenuta responsabile quale custode ex art. 2051 c.c. per i beni appartenenti al demanio stradale, in quanto su di essi viene esercitato un uso ordinario, generale e diretto da parte dei cittadini e l'estensione del bene stesso rende praticamente impossibile l'esercizio di un continuo ed efficace controllo che valga ad impedire l'insorgenza di cause di pericolo per terzi
La responsabilità dell'amministrazione secondo tale indirizzo, potrebbe invece ravvisarsi in base all'art. 2043 c.c., qualora l'utente della strada subisca un danno per cattiva manutenzione della stessa e dimostri che l'evento dannoso è causalmente ricollegabile ad una insidia (o trabocchetto) , cioè ad una situazione di fatto che rappresentante un pericolo occulto.
La Corte Costituzionale, con sentenza del 10.5.99 n. 156, ha ritenuto che non fosse fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2051 c.c. sotto il profilo della non applicabilità di detta norma alla P.A. per i beni demaniali soggetti ad un uso ordinano, generale e diretto da parte dei cittadini.
In particolare la Corte ha ritenuto corretto l'orientamento della Cassazione secondo cui l'inapplicabilità dell'art. 2051 c.c. deriverebbe dal fatto che per determinati beni (quali il demanio stradale ) la P.A. non ha la possibilità di esercitare un controllo idoneo ad impedire l'insorgenza di situazioni pericolose per i consociati, precisando comunque che tale norma può trovare applicazione allorché un efficace controllo sia concretamente possibile, dovendo il Giudice accertare tale circostanza caso per caso, dato che la notevole estensione e l'uso diretto e generale da parte dei cittadini costituiscono meri indici dell'impossibilità di esercitare il potere di controllo, come ritenuto da alcune recenti sentenze della Cassazione.
La Corte ha precisato. altresì che i privati non vantano un diritto soggettivo alla manutenzione delle strade e che sono gravati di un onere (secondo il principio di autoresponsabilità) di particolare attenzione nell'uso dei beni demaniali per salvaguardare la propria incolumità: in tale quadro la nozione di insidia verrebbe a configurarsi come una figura sintomatica di colpa, elaborata dalla giurisprudenza col fine di distribuire tra le parti l'onere della prova.
Come rilevato anche dalla Corte Costituzionale, negli ultimi anni la Cassazione è giunta in talune sentenze a ritenere ammissibile l'applicabilità dell'art. 2051 c.c. alla P.A. anche con riferimento ai beni demaniali, nei casi in cui il luogo in cui il danno si era verificato fosse di un'estensione tale da rendere possibile un effettivo controllo da parte della stessa (si vedano in particolare le sentenze della Cassazione n. 156 del 1999 e n. 13114 del 1995 che prendono in considerazione quale bene demaniale la rete fognaria comunale) e ciò anche per quanto concerne il demanio stradale. In particolare la Cassazione ha ritenuto che dalla proprietà pubblica del Comune sulle strade poste all'interno dell'abitato discende per l'ente non solo l'obbligo della manutenzione, come stabilito dell'art. 5 r.d. 15.11.1923) n. 2506. ma anche quello della custodia, con conseguente operatività nei confronti dell'ente stesso, della presunzione di responsabilità di cui all'art. 2051 c.c. (Cass. 20.11.1998 n. 11749, Cass. 5.9.1997 n. 8588, Cass. 21.5.96 n. 4673).
Inoltre la Cassazione ha sancito l'operatività dell'art. 2051 c.c. nel confronti del Comune e in relazione alle strade poste all'interno dell'abitato, qualora lo stesso abbia omesso di vigilare al fine di impedire che terzi incaricati dell'esecuzione dei lavori sui beni oggetto della proprietà vi procedessero in guisa tale da recare danno ai fondi limitrofi (Cass. n. 4673 del 1996).
In particolare con la sentenza n. 2963 del 29.3.99 la Cassazione ha ritenuto che il Comune proprietario di una strada, sulla quale siano stati seguiti lavori affidati in appalto ad un'impresa privata, è responsabile per il fatto dannoso accaduto a colui che , transitando sull'arteria con un autocarro, sprofondi con l'automezzo in una buca non segnalata per il cedimento del terreno di riempimento. La Corte infatti ha considerato che il Comune, in quanto proprietario della strada, avrebbe dovuto attivarsi per eliminare ogni situazione di pericolo eventualmente determinata dallo svolgimento dei lavori. Infatti la responsabilità dell'ente proprietario della strada è configurabile ( a prescindere dalla responsabilità dell'appaltatore) anche quando i lavori siano dati in appalto e impone all'ente stesso di curare che l'uso si svolga senza pericolo, se del caso eliminando le situazioni contrarie alla sicurezza. Tali principi, secondo la Corte, sono a maggior ragione applicabili dove non ci siano cartelli o altre idonee segnalazioni idonee a richiamare l'attenzione del cittadino su possibili situazione pericolose.
Tale sentenza è in linea con numerose altre della Cassazione le quali hanno escluso che l'affidamento in appalto di lavori a terzi su strade demaniali possa esimere la PA. da responsabilità (si veda per esempio la n. 4070 del 22.4.1998). In particolare si consideri quella n. 3771 del 16.4.1987, concernente una fattispecie in cui era stato eseguito uno scavo stradale per la posa in opera di. tubature: la Cassazione in questo caso ha richiamato espressamente l'obbligo dell'ente pubblico di verificare non solo la fase esecutiva dei lavori, ma anche il conveniente ripristino della situazione dei luoghi una volta terminati gli stessi.
All'esito della disamina di cui sopra, deve affermarsi la responsabilità ex art. 2051 c.c. del Comune di Concorezzo per il sinistro occorso al Mancusi.
Invero è pacifico che il 17.3.97 il Sindaco diede concessione di variante per realizzazione di opere di urbanizzazione (fognatura pubblica) alla società Carmen Prima, che i lavori furono eseguiti e che furono terminati poco prima che avvenisse il sinistro, vale a dire intorno alla fine di luglio del 1997 (si veda il doc. 3 della KSB). Non solo, ma allegato alla concessione vi era un documento in cui il Comune elencava le disposizioni per i ripristini stradali, precisando che l'esecuzione delle opere era subordinata all'osservanza di tali disposizioni, che erano chiaramente finalizzate ad evitare che a seguito dei lavori il manto stradale presentasse avvallamenti o deformazione
Ciò posto deve ritenersi che il Comune fosse tenuto ad accertare che il ripristino della strada fosse eseguito in maniera corretta dalla Carmen Prima. Del resto non avrebbe avuto senso subordinare l'esecuzione delle opere al rispetto di determinate prescrizioni se poi non si accertava che le stesse fossero state osservate e non vi è dubbio che tale accertamento spettasse a chi la concessione aveva rilasciato, ovverosia al Comune. Lo stesso, infatti, era responsabile come custode dei danni che potessero verificarsi in capo agli utenti a causa di eventuali sconnessioni della sede stradale in corrispondenza del luogo in cui i lavori erano avvenuti.
Tuttavia il Comune ha omesso di effettuare qualsiasi accertamento sull'avvenuto ripristino della strada di cui è causa o, quantomeno, non ha esercitato un controllo adeguato visto, che, come si evince dalle fotografie in atti, il manto stradale era particolarmente sconnesso.
Né può dirsi che nel caso di specie l'art. 2051 c.c. non fosse applicabile data l'estensione del demanio stradale del Comune e l'uso generalizzato di tale bene, visto che l'ente era perfettamente a conoscenza che vi erano in corso lavori proprio su quella strada , per cui aveva la possibilità in concreto di esercitare sulla stessa un controllo adeguato al fine di impedire che si creassero situazioni di pericolo per gli utenti, vuoi per lo svolgimento dei lavori, vuoi per l’inadeguato ripristino una volta terminati gli stessi. Tale controllo era vieppiù dovuto considerato che nel pressi degli avvallamenti e delle buche non vi erano segnalazioni.
Il Comune va quindi condannato a risarcire tutti i danni subiti dal Mancusi.
Venendo alla quantificazione di tali danni, questi si concretano, a detta dell'attore , in danni patrimoniali (danno emergente) e in danni alla persona.
1) Quanto al danni alla persona dell'attore , gli stessi sono stati individuati e quantificati dal CTU medico legale con adeguata e corretta motivazione che questo Giudice fa propria.
Nella quantificazione di tali danni, quanto al danno biologico permanente e temporaneo, si farà ricorso alle nuove tabelle applicate dal Tribunale di Milano. I risultati così ottenuti, essendo basati su parametri ancora attuali, non saranno rivalutati.
Secondo il CTU, nel sinistro di cui è causa, il Mancusi ha riportato trauma cranico, frattura del capitello radiale destro e del psiforme sinistro, lesioni compatibili con l'evento riferito in atto di citazione. Tali lesioni. a giudizio del CTU, hanno comportato un periodo di inabilità totale di giorni 30, una inabilità temporanea parziale al 50 % di giorni 20 ed una inabilità temporanea parziale al 25% di giorni 20.
Residuano postumi di carattere permanente che sono stati quantificati dal CTU nella misura del 8-9 % di danno biologico.
In atti vi sono spese documentate per lire 275.000 e non vi è necessità di spese future essendosi la situazione stabilizzata.
I danni alla persona dell'attore possono quindi essere determinati in
1) lire 25.000.000 per danno biologico permanente ( 8-9 % in soggetto di anni 48 = lire 18.500.000, aumentata in via equitativa fino alla somma liquidata per i motivi di cui infra);
2) lire 2.400.000 per inabilità temporanea assoluta (lire 80.000 per 30 giorni)
3) lire 800.000 per inabilità parziale al 50 % ( lire 40.000 per 20 giorni)
4) lire 400.000 per inabilità parziale al 25 % (lire 20.000 per 20 giorni)
Nella liquidazione del danno biologico permanente si è tenuto conto che il Mancusi, all'interno del bar ristorante da lui condotto, svolgeva le mansioni di cuoco e di cameriere ( come risulta dalle dichiarazioni della teste Saini) e che, secondo quanto accertato dal CTU, l'ipostenia agli arti superiori potrebbe comportare in futuro difficoltà nell'esecuzione di alcuni movimenti. Ciò posto, pur non potendosi riconoscere all'attore un danno da ridotta capacità lavorativa, tuttavia deve essere elevata (equitativamente) la somma da liquidarsi a titolo di danno biologico.
Nulla va riconosciuto a titolo di danno morale in quanto la responsabilità del custode è stata ritenuta sulla base dell'art. 2051 c.c., senza che vi sia stato un accertamento in concreto della colpa.
La somma dei danni alla persona è quindi quella di lire 28.600.000. su tale somma, già rivalutata vanno corrisposti gli interessi legali dal giorno del sinistro al saldo.
2) Quanto ai danni patrimoniali e, in particolare, al danno emergente, il Mancusi ha sostenuto di avere rotto gli occhiali e di averne comprati di nuovi con un esborso di lire 995.000. Tale danno deve essere risarcito, in quanto è del tutto verosimile che in un evento quale quello di cui è causa gli occhiali dell'attore siano andati rotti e, d'altra parte, l'esborso è stato provato mediante la produzione della fattura di cui al doc. 10).
Il Mancusi ha sostenuto inoltre di avere corrisposto la somma di lire 10.500.000 a tale Principato Rosa, avendo dovuto ricorrere alla collaborazione della stessa, poiché a causa del sinistro non aveva potuto espletare le proprie mansioni in pizzeria. Tale voce di danno, a parere di questo Giudice, va riconosciuta, anche se in misura più limitata rispetto a quanto preteso dall'attore. Invero il CTU ha ritenuto che il Mancusi fosse in una situazione di inabilità totale per i primi 30 giorni, per cui sicuramente in tale periodo egli doveva avvalersi di un aiuto. Tale aiuto poteva anche essere necessario nel mese di ottobre, visto che per venti giorni egli, secondo il CTU era inabile al 50%. Tuttavia si ritiene che successivamente , essendo inabile al 25 % e solo per venti giorni, l'attore non necessitasse di una persona che lo sostituisse in toto.
Pertanto si ritiene di liquidare equitativamente, in ordine a tale voce, la somma di lire 8.000.000.
Su tali somme vanno corrisposti gli interessi legali e la rivalutazione, dal giorno dal sinistro al saldo.
Le spese di giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo
P.Q.M.
Il Giudice Unico, dott. ssa Claudia Lojacono, definitivamente pronunciando sulla causa proposta da Mancusi Luigi contro Comune di Concorezzo e Assitalia spa con atto di citazione notificato l'8.7.98 e con la chiamata di KSB Italia spa 15.10.97, così provvede:
1) dichiara la carenza di legittimazione passiva di Assitalla spa in relazione alle domande proposte dall'attore;
2) compensa le spese di giudizio tra l'attore e la Assitalia spa;
3) dichiara cessata la materia del contendere tra KSB Italia spa e le convenute e condanna queste ultime in solido al pagamento delle spese processuali sostenute dalla terza chiamata;
4) dichiara la responsabilità ex art. 2051 c.c. del Comune di Concorezzo nella causazione del sinistro occorso e, per l'effetto condanna lo stesso a corrispondere all'attore, a titolo di risarcimento danni alla persona, la somma di lire 28.600.000, oltre interessi legali dal giorno del sinistro al saldo, nonché la somma di lire 8.995.000 a titolo di risarcimento del danno emergente oltre interessi e rivalutazione dal giorno del sinistro al saldo;
5) condanna il Comune al pagamento delle spese legali.

Il Giudice Unico
Dott.ssa Claudia Lojacono
Depositata il 24 maggio 2001.