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Ronde in parte bocciate
Sentenza n.224 del 24/6/2010

Via libera alle 'rondè solo sul fronte della «sicurezza urbana» ma non per un loro intervento in situazioni di «disagio sociale». La Corte Costituzionale boccia in parte uno dei cardini del pacchetto sicurezza varato dal governo Berlusconi tra il 2008 e il 2009, vale a dire la possibilità che i sindaci si avvalgano di cittadini non armati per segnalare alle forze dell'ordine situazioni critiche. Una pronuncia che fa intervenite più lucidamente il ministro dell'Interno Roberto Maroni, il quale si dice «molto soddisfatto» perchè viene confermata la legittimità della legge istitutiva delle ronde.

Quanto alla parte bocciata, il titolate del Viminale la considera «assolutamente ininfluente», salvo poi aggiungere che «è comunque una follia» : «non vedo perchè - sostiene Maroni - se uno vede qualcuno che sta male non possa segnalarlo alle forze dell'ordine o al 118» Dalla lettura delle motivazioni della sentenza (la n.226, scritta dal giudice costituzionale Giuseppe Frigo) si comprende che, seppure sia caduta la possibilità di impiegare le 'rondè per far fronte a situazioni di degrado sociale come ad esempio in luoghi dove si trovano tossicodipendeti o 'clochard', la Consulta abbia salvato l'impianto complessivo della norma. I volontari potranno continuare ad operare per la «sicurezza urbana» perchè - scrive la Corte - sotto tale profilo la norma è «coerente» con un concetto «evocativo della sola attività di prevenzione e repressione dei reati».

Senza contare poi - viene aggiunto - che «le associazioni di volontari svolgono una attività di mera osservazione e segnalazione e che qualsiasi privato cittadino può denunciare i reati, perseguibili d'ufficio, di cui venga a conoscenza», e che tra i compiti istituzionali della Polizia di Stato vi sia l'esercizio delle funzioni «al servizio delle istituzioni democratiche e dei cittadini,'sollecitandone la collaborazionè».

Sotto questo profilo, dunque, i ricorsi presentati da Toscana, Umbria ed Emilia Romagna sono stati respinti dalla Consulta. Di tutt'altro parere la Corte per quanto riguarda l'impiego delle 'rondè per segnalare situazioni di «disagio sociale». Formula, questa, che «nella sua genericita» si presta ad abbracciare una vasta platea di ipotesi di emarginazione o di difficoltà di inserimento dell'individuo nel tessuto sociale, derivanti dalle più varie cause (condizioni economiche, di salute, etc, rapporti familiari e altre)«. Si tratta pertanto di »situazioni, che reclamano interventi ispirati a finalità di politica sociale, di competenza legislativa regionale residuale e non dello Stato.

(ANSA)24/6/2010