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A PROPOSITO DI AUTO BLU
di Alfio Caruso

Milano- Al semaforo di Melchiorre Gioia in prossimità dell'incrocio con Monte Grappa le due berline ministeriali munite di lampeggiante bruciano il rosso dentro un ruggito da formula 1. Nella paciosa mattinata milanese afflitta dall'afa regalano un brivido e l'ennesimo sopruso di quelle che comunemente sono chiamate le auto blu, ma in realtà sono le auto dell'impunità. E ieri con l'ultima relazione del presidente della Consob, Lamberto Cardia, in piazza Affari, il centro è diventato il terreno di caccia dei soliti scorrazzanti attesi da fotografi, giornalisti e telecamere ai piedi della sede borsistica.

La qualcosa ha significato che da corso Monforte a via Senato, da piazza San Babila a corso Matteotti, da piazza Scala a corso Magenta, da piazza Cordusio a via Spadari è stato tutto uno sgommare di vetture, una sistematica cancellazione delle precedenze, un improvviso balzar fuori dai finestrini di baldi giovanotti per imporre l'alt con le palette. E in fondo bisognava soltanto ascoltare le prevedibili considerazioni di un pacato signore senza un'inderogabile scadenza temporale, che all'ora X avrebbe sigillato le porte di Palazzo Mezzanotte.

Ma quanto accaduto ieri non è diverso da quanto accade ogni giorno sotto gli occhi dei passanti, in special modo dal venerdì pomeriggio al lunedì sera allorché i nostri eroi rientrano da Roma e l'abbondanza di milanesi nel governo si trasforma in un abbondanza di auto di rappresentanza scatenate a infrangere ogni articolo del codice stradale.

Troppo assorbiti ministri, viceministri, sottosegretari dal proprio ego e dalla propria presunta importanza per chiedersi quale esempio forniscono ai cittadini giustamente costretti a osservare regole e leggi. Sono proprio sicuri che i loro impegni, le loro incombenze non consentano di rispettare uno stop, di non sorpassare a destra, di starsene in fila come gli altri ai semafori, di non invadere le corsie preferenziali, di non farsi largo strombazzando a più non posso? Probabilmente nemmeno se ne rendono conto sennò l'onorevole leghista non avrebbe spiegato il suo record di multe per eccesso di velocità come una conseguenza degli oneri istituzionali, mentre qui d'istituzionale c'è soltanto l'inosservanza.

Alfio Caruso

Corriere della Sera- inserto di Milano 29/6/2010