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Per la lotta all'evasione i comuni riceveranno il 50% del riscosso

Fisco e comuni fifty fifty. Nelle casse degli enti locali arriverà il 50% dei tributi riscossi dalla lotta all'evasione. Ma ci finirà anche il gettito derivante dall'accatastamento degli immobili fantasma. Le due indicazioni arrivano con lo schema di decreto legislativo sull'autonomia impositiva approvato ieri dal consiglio dei ministri.

L'innalzamento della quota di compartecipazione all'accertamento fiscale sarebbe il secondo ritocco in pochi mesi: la legge 212/2010 era già intervenuta portando il 30%, quota riconosciuta attualmente agli enti locali, al 33%. Anche se la manovra rinvia a un decreto attuativo l'individuazione dei tributi su cui sarà parametrato il calcolo del bonus per gli interventi nell'ottica dell'emersione a tassazione di fenomeni di evasione locale. È il dl n. 203 del 2005 ad introdurre la compartecipazione dei comuni alla lotta all'evasione. Stabilendo che gli enti locali hanno titolo ad una quota di partecipazione all'accertamento fiscale pari al 30% delle somme riscosse a titolo definitivo relative a tributi statali. Fino ad oggi però non è stata affrontata la questione di quali siano questi tributi su cui calcolare prima il 30%, successivamente elevato a 33%, e con il dlgs di ieri innalzato ulteriormente al 50%, perché non risulta che siano stati ancora corrisposti ai comuni che hanno attivato la procedura gli importi ad essi spettanti.

È la manovra correttiva, come detto, a rinviare a un decreto, sempre del ministero dell'economia, la precisazioni di quali saranno i tributi erariali oggetto di partecipazione all'accertamento dei tributi erariali. Due sembrano innanzitutto i punti fermi: uno attiene ai tributi esclusi dalla procedura, l'altro ai tributi che per forza di cose vi debbono essere ricompresi. Per quanto riguarda l'ambito dei tributi che saranno ragionevolmente esclusi dalla procedura, poiché oggetto della stessa sono, per espressa previsione normativa, i tributi erariali; sembra chiaro che debba essere esclusa sia l'Irap, che è un tributo regionale, e l'addizionale regionale all'Irpef, perché è destinata anch'essa alle regioni. Per quanto riguarda al contrario cosa potrebbe essere dentro, dato l'espresso richiamo all'art. 44 è altrettanto chiaro che oggetto della procedura sia senza dubbio l'Irpef. Si potrebbe poi far riferimento all'Ires, o anche ai tributi legati alle operazioni catastali, visto che è stata mantenuta la sinergia con l'Agenzia del territorio. Ma le novità della partnership fisco-comuni per la lotta all'evasione non si ferma qui. Sempre il decreto legislativo del federalismo municipale riconosce e rafforza l'accesso alla banca dati dell'anagrafe tributaria da parte dei comuni . Gli enti, dunque, oltre a inviare le cosiddette segnalazioni qualificate potranno affacciarsi e verificare direttamente le informazioni su contratti di locazione nonché tutte le informazioni riguardanti possesso o detenzione degli immobili sul territorio. Ma anche tutti i dati sui contratti di somministrazione dell'energia elettrica, dei servizi idrici e del gas relativi sempre agli immobili sul territorio dell'ente locale. I comuni potranno attingere dati anche sui soggetti che hanno il domicilio fiscale e coloro che esercitano attività di lavoro autonomo e impresa. Inoltre il sistema informativo della fiscalità sarà integrato anche per quanto concerne i contenuti della nuova imposta municipale.

Il provvedimento inoltre assicura ai comuni il maggior gettito derivante dall'accatastamento degli immobili finora non dichiarati al catasto. La previsione completa la stretta sugli immobili fantasma prevista sempre dalla manovra correttiva. Secondo le stime fornite dall'Agenzia del territorio risultano presenti sul territorio italiano oltre 2 milioni di case fantasma, gli immobili mai dichiarati al Fisco identificati dall'Agenzia del Territorio attraverso foto aeree. Di queste sono già state accatastate 530 mila unità immobiliari urbane con un amento di rendita catastale pari a circa 257 milioni. I dati sono stati forniti dal direttore dell'Agenzia del territorio, Gabriella Alemanno, nel corso di un'audizione sulla manovra in commissione Finanze del Senato. L'Agenzia ha identificato oltre 2 milioni di particelle di terreno sulle quali insistono immobili non dichiarati a Catasto. Le attività di foto-identificazione sono state svolte nel triennio 2007-2009 analizzando quasi tutto il territorio nazionale a esclusione dei Comuni ubicati nelle province autonome di Trento e Bolzano, il cui catasto non è gestito dall'Agenzia, e di circa 400 comuni per i quali sono tuttora in corso le attività. Fino ad ora dagli 007 dell'Agenzia del territorio sono state comunque svolti oltre il 25% degli accertamenti totali. Pervenendo all'accatastamento di circa 530 mila unità immobiliari urbane cui corrisponde un incremento di rendita pari a circa 257 milioni di euro. (di Domenico Morosini Italia Oggi 5/8/2010)