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P.a., donne graziate dall'anzianita'
Sfugge alla finestra mobile chi matura quota 95 nel 2010

Daniele Cirioli-Italia Oggi 5/8/2010-Riproduzione riservata (Si ringrazia l'Editore per la gentile concessione)

Misura extralarge alla clausola di salvaguardia sulle pensioni di vecchiaia per le donne del pubblico impiego. Sfugge alla nuova finestra mobile (che prevede lo slittamento di 12 mesi della decorrenza del primo assegno di pensione) la lavoratrice che chieda il pensionamento di vecchiaia ma che abbia maturato, entro il 31 dicembre 2010, il diritto alla pensione di anzianità.

Esempio: se l'età di 61 anni è maturata entro il 31 marzo 2011, la pensione di vecchiaia dovrebbe decorrere dal 1° aprile 2012; invece, qualora risulti maturata al 31 dicembre 2010 quota 95 utile alla pensione di anzianità (60 anni di età e 35 di contribuzione), la decorrenza della pensione di vecchiaia sarà dal 1° luglio 2011. Lo precisa, tra l'altro, l'Inpdap nella nota protocollo n. 10560/2010 con cui illustra alcune novità del dl n. 78/2010, convertito in legge n. 122/2010, in vigore dal 31 luglio.

Donne del pubblico impiego. In tema di pensioni rappresenta probabilmente la novità di maggiore impatto sulle donne del pubblico impiego: l'adeguamento del requisito di età per il pensionamento di vecchiaia a quella degli uomini, come richiesto dalla Ue. La legge di conversione, in particolare, ha dato una forte accelerazione ai tempi fissati dal dl n. 78/2010: a partire dal 1° gennaio 2012 il requisito anagrafico delle lavoratrici (soltanto quelle appartenenti al settore del pubblico impiego) è elevato a 65 anni, come i colleghi uomini. Per quest'anno e per il prossimo, invece, il requisito resta fermo a 61 anni. La manovra ha previsto anche una clausola di salvaguardia, stabilendo tra l'altro che restano ferme la disciplina vigente in materia di decorrenza del trattamento pensionistico e le disposizioni vigenti relative a specifici ordinamenti che prevedono requisiti anagrafici più elevati. Pertanto, spiega l'Inpdap, nel caso in cui le lavoratrici abbiano maturato i prescritti requisiti contributi e anagrafici anteriormente al 1° gennaio 2012, fermo restando il diritto acquisito, è necessario distinguere, ai fini della «decorrenza» del pensionamento di vecchiaia, le diverse fattispecie in relazione alla normativa vigente alla data di maturazione degli stessi requisiti. In altre parole, occorre vedere se e in quale misura incidono le «finestre» di pensionamento. L'Inpdap distingue le tre possibili ipotesi, che sono specificate in tabella, in relazione alle tre diverse date del 31 dicembre degli anni 2009, 2010 e 2011.

Oltre questo, l'Inpdap evidenzia che, nei casi in cui il diritto al pensionamento sia stato acquisito anteriormente ancorché a titolo di pensione di anzianità, la pensione di vecchiaia in base ai requisiti della normativa vigente ha decorrenza correlata alla data di maturazione dei requisiti contributivi e anagrafici minimi prescritti per la pensione di anzianità. Ciò significa, per esempio, che una lavoratrice con 61 anni di età maturati al 31 marzo 2011, qualora abbia già maturato al 31 dicembre 2010 quota 95 prevista per la pensione di anzianità (cioè 60 anni di età e 35 di contribuzione), avrà la decorrenza della pensione di vecchiaia dal 1° luglio 2011 (come previsto per la pensione di anzianità) e non dal 1° aprile 2012 (recupera, dunque, ben nove mesi).

Buonuscita rateale. Tra le altre novità, l'Inpdap evidenza la modifica introdotta dalla legge di conversione all'originario testo della norma che prevede il pagamento in forma rateale dei trattamenti di fine servizio e di ogni altra indennità equipollente corrisposta una tantum. In particolare, dalla norma è stata eliminata la parola «accolte» per cui, precisa l'Inpdap, chi ha presentato la domanda di dimissioni dal servizio entro il 30 maggio 2010 avrà diritto a ricevere il pagamento della buonuscita in un'unica soluzione, nei termini e secondo le consuete modalità, sempreché la cessazione dall'impiego avvenga entro il prossimo 30 novembre.

Inoltre, aggiunge infine l'Inpdap, è stato specificato che la domanda di cessazione deve considerarsi irrevocabile non solo in caso di accoglimento della stessa ma anche nell'ipotesi di semplice presa d'atto da parte dell'amministrazione/ente datore di lavoro.