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Statuto dei lavoratori, bozza di riforma
Anticipazioni sui criteri di innovazione, in attesa delle osservazioni delle OO.SS.

I collaboratori a progetto avranno gli stessi diritti dei lavoratori dipendenti. Diritti indisponibili, che costituiranno un primo nucleo di tutele, immodificabile. Le restanti tutele formeranno un secondo nucleo, con possibilità per la contrattazione collettiva di modularle e promuoverle nei settori, nelle aziende e nei territori.

Lo stabilisce tra l'altro il ddl delega per l'emanazione dello Statuto dei lavori, presentato ieri dal ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, alle parti sociali per acquisirne un avviso comune prima della presentazione del testo al consiglio dei ministri. Un Testo unico con l'obiettivo principale di sfoltire almeno del 50% le oltre 15 mila disposizioni oggi vigenti negli oltre mille provvedimenti legislativi, ma con possibilità di introdurre anche nuove norme a carattere innovativo.

Una riforma al passo coi tempi. Maggiori e migliori posti di lavoro non si creano per decreto. Comincia così la relazione al ddl, come a voler riassumere in un'affermazione l'idea del nuovo progetto legislativo. Il progetto della redazione di un Testo unico nella convinzione che le leggi, se da una parte possono contribuire a creare un contesto favorevole per la competitività delle imprese e quindi per nuova occupazione, da un'altra parte possono anche rappresentare un deterrente comprimendo la potenzialità del sistema produttivo se, in quanto datate, non risultano più capaci di interpretare e governare i cambiamenti sociali ed economici.

Uno Statuto dei lavori. È in questi termini che il progetto legislativo di uno Statuto dei lavori mira a superare lo Statuto dei lavoratori, la legge n. 300/1970. Uno statuto che riassuma in sé, ma certamente in veste più flessibile, tutte le disposizioni vigenti in materia di lavoro e mercato del lavoro. Due gli articoli del ddl, il primo contenente la delega (i principi) e il secondo le modalità per l'esercizio della stessa. Il tempo a disposizione del governo sarà di 12 mesi, dall'approvazione del ddl.

Sanzioni a carattere premiale. Statuto dei lavori, stabilisce l'articolo 1, sarà la denominazione di un testo unico della normativa in materia di lavoro. Un Testo unico redatto, anche con norme di carattere innovativo (quindi, non è esclusa la possibilità di introdurre novità), al fine di incoraggiare «una maggiore propensione ad assumere e un migliore adattamento tra le esigenze del lavoro e quelle dell'impresa». La delega, oltre che alle norme dell'Ue e alle convenzioni internazionali sul lavoro, dovrà rispondere a una serie di principi e criteri direttivi. Prima di tutto dovrà razionalizzare e semplificare la normativa vigente, con l'obiettivo di ridurla almeno del 50% anche mediante abrogazione delle norme risalenti nel tempo. Una prima indicazione di carattere innovativo riguarda il tema delle sanzioni: il nuovo T.u. dovrà prevedere «un nuovo regime di sanzioni, in particolare di tipo premiale, che tengano conto della natura sostanziale o formale della violazione e favoriscano l'immediata eliminazione degli effetti della condotta illecita».

Le tutele sul lavoro. Aspetto centrale del nuovo Statuto dei lavori è quello dei diritti o tutele dei lavoratori. Il ddl, in merito, affida al legislatore il compito di identificare due nuclei di diritti: il primo, applicabile a tutti i rapporti di lavoro dipendente e alle collaborazioni a progetto rese in regime di sostanziale mono committenza, riguarderà i diritti universali e indisponibili (irrinunciabili, cioè, dai lavoratori); il secondo, con tutte le restanti tutele, rimesso alla disciplina della contrattazione collettiva che potrà modularli in funzione di promozione nei settori produttivi, nelle aziende e nei territori, anche in deroga alle norme di legge. Infine, è prevista la possibilità di estendere gli ammortizzatori sociali ai lavoratori oggi privi, mediante introduzione di nuove contribuzioni (senza oneri per lo stato).

Daniele Cirioli- Italia Oggi 12 novembre 2010 (riporduzione riservata-Si ringrazia l'Editore per la gentile concessione)