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Riceviamo e pubblichiamo

Lettera di un Collega.

Gentili Colleghi, il fatto accaduto a Milano alcuni giorni fa, ha evidenziato rilevanti criticità nel sistema Polizia Locale, che non credo possano essere ancora né giustificate né tollerate.

L’agente intervenuto, dalle informazioni disponibili, ha esploso un colpo d’arma da fuoco che ha causato il decesso di un uomo. Da questo punto in poi, si sarebbe dovuto assistere ad una gestione della situazione ben diversa da quello cui abbiamo assistito. Dopo nemmeno 24 ore il nome e cognome dell’agente è finito sui giornali, contornato da fotografie estrapolate da facebook ove si era fatto immortalare con un’arma da fuoco lunga (Beretta CX4) ove non era riconoscibile immediatamente se fosse o meno una replica per il soft air.

Ma la cosa più inquietante è stato il servizio proposto dal TG3 Lombardia delle ore 14.30 del giorno successivo ove veniva definito “VIGILE RAMBO”, e la Polizia Locale “per troppo tempo portata ad imitare la Polizia di Stato ed i Carabinieri, senza la stessa preparazione” ed altri sproloqui di una giornalista (o pseudo tale, poiché dovendo rappresentare una notizia, si è dimenticata tutta una serie di elementi utili a ricostruire il quadro degli avvenimenti).

Ora, non entro nel merito del fatto in sé verificatosi, non ho elementi oggettivi utili ad inquadrarlo e della stampa sinceramente non mi fido da parecchio tempo, perché spetta agli investigatori ed alla Magistratura fare luce su quanto accaduto, ma quello che non condivido minimamente è l’atteggiamento tenuto dagli organi di stampa ed alcuni comunicati rilasciati nell’immediatezza dei fatti e successivamente. Se il collega ha sbagliato, pagherà ed anche duramente – purtroppo per lui e per la vittima – per aver violato tutte le norme di sicurezza nell’uso delle armi, che sono state insegnate ed incise nell’animo dai vari corsi tenuti dall’IREF (quando era tale) ed ha formato un nucleo di istruttori di tiro – di cui facevo parte – poi abbandonato a se stesso per anni (circa 15), e del quale il Cav. PELETTI Gianfranco (collega a riposo proprio della Polizia Locale di Milano) è stato promotore, ove la prima cosa che ci ha detto è stata “imparare ad usare le armi per non usarle mai!”

Quello che ritengo inaccettabile, ingiusto, insopportabile è l’atteggiamento tenuto da certi organi di stampa, che macellano immediatamente qualunque divisa sbagli; mettono le iniziali del criminale arrestato mentre danno tutti i dati disponibili dell’operatore che commette un reato, non dimentichiamoci PLACANICA (G8 Genova), dove gli organi di stampa si son ben guardati da porsi al suo posto, nel LAND ROVER DEFENDER assaltato a colpi di assi da ponte, bloccato ed impossibilitato a muoversi, in un contesto di delirio collettivo, dove si è legittimato l’assalto ai veicoli delle Forze dell’Ordine e si è intitolato un’ala del Parlamento a chi stava per tirare un estintore (che preso in faccia non è sicuramente un trattamento di bellezza) proprio a quel PLACANICA, spedito li a tutelare la sicurezza di una città indifendibile da tali eventi e che ha sparato tenendo l’arma in una posizione inidonea al tiro (inclinata, con una mano sola, in un DEFENDER che oscillava per i colpi subiti) e si è ritrovato a vivere un incubo successivo di processi, minacce, intimidazioni e commenti di vario genere, sino all’esaurimento nervoso.

SPACCAROTELLA (Polizia di Stato – Stradale) che, violando qualsiasi regola di buon senso, di legittimità, di professionalità nell’uso delle armi, ha esploso un colpo di pistola che ha attraversato un’intera sede autostradale per andare a conficcarsi nel deflettore posteriore sinistro di una RENAULT MEGANE SCENIC colpendo alla nuca il passeggero centrale posteriore della vettura, ebbene, la stampa l’ha addebitato quale “ASSASSINO DI UN TIFOSO LAZIALE” causando una serie di tumulti in varie città d’Italia, perché effettivamente il poliziotto a distanza di circa 40 metri se non oltre aveva riconosciuto nella nuca del passeggero centrale posteriore di una vettura (dotata tra l’altro di tre poggiatesta) un tifoso laziale ed ha aperto il fuoco con un arma corta per quel motivo! Non una parola è stata spesa per quei mentecatti di giornalisti o pseudo tali che vivono a spalle dei cittadini facendo sceneggiate televisive solo per alimentare situazioni di tensioni legate al football senza nulla dare alla società, nessuno ha contestato loro il comportamento altamente antideontologico con tutti i danni che ha causato. Ancora oggi, alla sentenza di condanna della Cassazione, è stato ribadito l’uccisione del tifoso laziale, come a connotare un omicidio a sfondo calcistico!

Vi ricordate poi quel finanziere aggredito da più persone che cercavano di strappargli via il casco ed aveva in mano la pistola? Nelle prime comunicazioni stampa era “additato d’aver osato estrarre l’arma”, mentre, visto anche come la teneva, successivamente è emerso che stava solo tentando di non farsela portare via! Cari colleghi, ribadisco non voglio entrare nel merito dell’accadimento di due giorni fa, ma facciamo qualcosa affinché questo atteggiamento di giornalisti d’infimo ordine cessi! La Magistratura deve fare il suo lavoro con serenità ed altrettanto chi è coinvolto in fatti del genere deve potersi difendere serenamente e non processato alla pubblica gogna da gente che non sa nulla di nulla ma che si arroga il diritto di condannare in primis, per poi fare rettifiche infinitesime qualora condannati, perché in assenza di ciò nemmeno quello hanno il buon gusto di fare davanti ad errori lapalissiani!

Essere coinvolto in un conflitto a fuoco di per sé è un evento altamente traumatico, vedersi sbattere in prima pagina nome cognome (se possibile anche l’indirizzo) rende la vita famigliare un inferno, con gravissime ripercussioni nell’ambito privato. Se poi si è riconosciuti innocenti, oppure per aver agito nel rispetto delle leggi, nessuno ti chiederà scusa, nessuno di potrà ridare la serenità che ti hanno tolto, nessuno pagherà per averti danneggiato un periodo della tua vita che potrebbe avere conseguenze permanenti (divorzio, esaurimento nervoso, etc etc).

Chiediamo tutti insieme – possibilmente coinvolgendo anche le altre FF.OO - il rispetto dei ruoli e del lavoro di tutti e la dignità da difendere di chi ogni giorno, come giustamente ha ricordato un esponente politico, rischia quotidianamente la propria incolumità e la propria vita per difendere la collettività. In caso contrario, domandiamoci seriamente se è possibile continuare a lavorare in queste condizioni, oppure valga la pena di restituire le armi ai comandi e tornare a fare le soste e solo quelle, lasciando tutto il resto nelle mani di altri, dal recupero delle autovetture rubate agli interventi in ausilio o sostituzione delle altre FF.OO. (riconosciute come tali dal legislatore che ancora oggi ci considera “le guardie delle province e dei comuni”), come ad esempio le partite di calcio (certamente qualcuno avrà da ridire per il mancato introito dello straordinario…) di tutto quel supporto dato alle stesse FF.OO. nelle indagini anche di grande e grandissima rilevanza per le quali noi, in silenzio, ci spendiamo anche al di fuori dell’orario di servizio, e per le quali a noi non viene riconosciuto nulla e di tutti quei settori di cui ci occupiamo quotidianamente in sostituzione di esse (cantieri, esercizi commerciali e pubblici (si anche quelli visto che spesso rientrano nel TULPS e noi di PS abbiamo solo una qualifica ausiliaria).

Certo se tutti insieme, e siamo tanti, andassimo in questa direzione, ovviamente chi pagherà in primis è il cittadino, pertanto è una situazione estrema quella che s’ipotizza, ma che dovrà essere valutata se le cose continueranno ad andare in questa direzione. Mi auguro che questo possa essere un contributo a porre le basi per ripristinare una situazione che sta raggiungendo limiti decisamente pericolosi per chi svolge il nostro lavoro ed una riapertura della legge quadro che ci dia realmente – e non per gentile concessione – compiti, qualifiche, diritti e non solo doveri. Cordiali saluti

Un Collega

(21 febbraio 2012)